Come va?


Giornate di posture sbagliate e pagine sparpagliate.

Passi le ore seduta a gambe incrociate, abbarbicata su una sedia traballante, in bilico e continuo dondolamento proprio come nella vita (specialmente quella universitaria) : scomposta – come sempre, è attitudine, – e disordinata perché quando sei in ansia non hai tempo per l’ordine mentale figurarsi per quello esteriore.

Sei lì ce fissi pesanti volumi aperti sulla scrivania,ti circondano silenziosi e ti ritrovi a pensare che forse somigliano alle dune di sabbia di fronte al mare… Con meno poesia e tanta, tanta immaginazione in più!35922378_10212299658072875_9087904172723929088_n

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Caramelle al bacio!


Aula universitaria. Poche sedie vuote, una sessantina di ragazzi e ragazze pigramente prendono appunti. Una sola voce profonda e impostata riempie l’ambiente: il professore spiega la sua lezione. Le enormi finestre affacciano su un cielo grigiastro, si intravedono le prime gocce d’acqua scendere senza convinzione.

Mi brontola lo stomaco e mi ricordo il perché ho sempre odiato le lezioni pericolosamente vicine all’ora di pranzo, quando son ormai passate ben troppe ore dalla colazione! Frugo nella borsa e trovo le mie immancabili caramelle di salvataggio: ne scarto una e l’odore del caffè è subito inconfondibile. La assaporo con trasporto: creano dipendenza queste caramelle alla caffeina, inutile dirlo! Resisto all’impeto di morderla e inizio a gustarla lentamente, per non far rumore.

Ad un certo punto si sente una specie di Smack che vibra nella stanza, un bacio lanciato al vuoto. Taglia l’aria, lo sentono tutti, si sarà sentito fino all’aula XII.

Ebbene sì: mi ci è voluta una frazione di secondo ma poi mi son resa conto che sono stata io! Mi è partito un bacio mentre mi gustavo la miglior caramella della mattinata. D’istinto ho portato la mano alla bocca, volevo ridere ma non potevo. Il prof fa finta di nulla, anche se per un attimo si è distratto guardandosi intorno confuso; qualcuno si volta, io mi sento osservata, mi hanno beccata… Ma faccio la vaga. Rido solo con gli occhi, per non aggiungere altro rumore al frastuono dello schiocco delle mie labbra. La mia amica alza gli occhi al cielo e scuote la testa, leggo il suo labiale “sei peggio di una bambina!”

Ci pensate quanto possa essere rumoroso lo schiocco di un bacio involontario?

Chissà chi ha raggiunto poi; potendo scegliere vi direi anche che a qualcuno lo avrei indirizzato dato che c’ero… Ma questa forse è un’altra storia che vi racconterò poi, forse, chissà.

Direi che, al secondo giorno dalla riapertura del semestre, il mio tentativo di passare inosservata non ha propriamente funzionato. Sentirete ancora parlare di me come quella che di caramelle al caffè ne fece una tecnica di autosabotaggio.

|| Pausa


Ultimo esame della sessione alle ore 17 del 21 luglio. Il Termometro segna i 40 gradi. L’aria condizionata della macchina è così forte che sei disposta a farti cadere le orecchie pur di trovare refrigerio. Perché sì, ti accompagnano in macchina (anime buone!!!)

Cosa non si fa per l’università eh? Son andata a prendermi la mia estate… E me stessa. Non ho ancora programmato nulla, davanti a me ho almeno quattro settimane da riempire ma voglio decidere strada facendo cosa fare, come e quando. Avere del tempo a disposizione adesso è strano, sembra infinito, quasi rubato, non mio. Ho da recuperare molto, tutto ciò che nell’ultimo periodo è stato accantonato.
Oggi ovviamente primo giorno senza sveglie impostate e mi son comunque svegliata alle 7:00 perché la tensione è ancora in circolo; ma almeno la mia ruga sulla fronte da tipa sempre corruciata e preoccupata sta scomparendo per cui non mi lamento, la ripresa passa anche da queste piccole cose. 🙂

  

Parole vive!


22 giorni fa postavo il mio ultimo articolo. Poi silenzio.

Non sono più entrata su WordPress, non ho letto i vostri articoli né lasciato commenti qua e là come mio solito. Non ho più scritto e questo mi è dispiaciuto. E’ stato un po’ come se in queste settimane la mia parte creativa si fosse assentata, messa in un angolo per far spazio ad altro. Accade che la vita al di qua dello schermo ti catturi all’improvviso senza darti tempo di fare altro e quindi la mia vita al di là dello schermo finisce nuovamente in stand by.

Non ho scritto nulla, non avevo tempo; non ho letto libri, ne ho iniziati almeno sei tutti lasciati al secondo o massimo terzo capitolo. La mia mente non elaborava concetti. Gli esami universitari hanno avuto la meglio fino ad oggi. Ora però sono qui per riprendermi quella parte di me a cui tengo tanto, quella creativa-ma-non-troppo, quella che ha sempre qualcosa da dire o comunque qualcosa da scoprire!

E mentre cercavo di levare la polvere dal mio blog, cacciando via l’accumulo di pesante silenzio che questi 22 giorni avevano creato mi son accorta di una cosa davvero bellissima: malgrado io non fossi presente il mio blog non è rimasto vuoto, non era un angolo buio ma vivo! Ho accumulato un discreto numero di notifiche, qualche commento e molti nuovi iscritti(siamo ormai più di 600, ma ci credete?) e questa cosa mi piace. Mi piace perché vuol dire che le mie parole sono vive, che lasciano un’impronta in questo caotico spazio virtuale in cui si rincorrono notizie, novità, pensieri e avatar. Ecco, le mie parole erano lì pronte a raccontare una storia e sapere che hanno tenuto compagnia a qualche viandante solitario o che hanno convinto qualcuno di voi a volerne sapere di più iscrivendosi al sito beh, è una gran notizia!

Ho avuto la conferma che scrivere equivale a lasciare un segno indelebile, in qualche modo le parole arriveranno a chi avrà tempo da dedicargli.

Ora so per certo che ,se anche in queste prossime settimane dovessi sparire fino a nuovo ordine, voi sarete in buona compagnia, qualcosa da leggere lo troverete!

Le parole non hanno scadenza.19415701_10209657325136203_1933152461_n

P.S. La sessione estiva non è ancora terminata per me ma mi posso concedere finalmente qualche giorno di tregua e avevo voglia di fare due chiacchiere in compagnia a mente libera. Passerò a leggervi, statene certi.

Ciao!

 

Pioggia di parole


“Non sono mai d’accordo con le scelte del Rettorato ma tanto voi dovete solo fare più esami possibili, mica siete qui per capire il mondo, giusto?”

Questa affermazione polemica e velatamente ironica della mia nuova professoressa di corso esprime sinteticamente una delle mie riflessioni più ricorrenti.

Da quando sono iscritta all’università è tutto un continuo correre contro il tempo, si programmano esami cercando di non sceglierli tutti nella stessa settimana, si incastrano tra di loro più lezioni possibili, ore di studio che si alternano al conteggio del numero di pagine, una media a cui badare che oscilla senza sosta… Poi c’è la competizione tra studenti che è insidiosa e non l’avevo presa in considerazione perché io in realtà non sono un tipo che bada a queste cose; c’è inoltre qualche delusione di troppo, stress, attimi di panico e te che finisci per chiederti come ci sei finita in questo caos e se il tuo futuro riuscirà mai a prendere forma.

Ma per fortuna ti ricordi cosa ti era piaciuto della facoltà, l’opportunità che ci avevi visto per te e ti ritorna in mente proprio quando inizi i nuovi corsi di lezione e trovi al di là della cattedra professori arguti, che staresti ore ad ascoltare perché loro non sciorinano nozioni polverose che si trovano anche sui libri, no, loro tengono lezioni di teoria,tecnica,politica,economia. Riescono a inglobarti nella loro personale vita lavorativa e nel contesto mondiale, organizzano seminari,approfondimenti, e per quelle due ore di lezione le parole dei libri si animano e tutto quello studiare ed affannarsi assume un significato, ha un obbiettivo.

Peccato che non sempre ci sia tempo per tutto. Gli eventi, i convegni a cui partecipare, gli incontri di discussione sono interessanti ma richiedono giornate extra o una laurea già in tasca. Allora sei come su una bilancia, da una parte l’approfondimento, dall’altro lo studio, e se non studi non formi il tuo futuro, non esci mai dall’università, non inizi mai a mettere in pratica ciò che sai. Allo stesso tempo se non ti incuriosisci  adesso del mondo che ti circonda una volta che uscirai sarà tutto fin troppo nuovo per te. E i due piatti pesano,ondeggi tra l’una e l’altra opzione.

Personalmente penso che la mia Professoressa abbia ragione, noi non siamo lì solo per gli esami ma è pur vero che senza quelli non si va da nessuna parte.

Ed io sto cercando di bilanciare le due cose, schizzo da un’aula all’altra, tra un seminario e una lezione, un professore noioso e uno piacevole, in modo che possa tenere un occhio sui libri d’esami e un’occhio sempre vigile sul mondo. Però molte cose me le perdo perché è inevitabile,non sono pensate per agevolarci ed io più di questo non posso fare. Ma vorrei comunque tenermi qualche porta aperta, curiosando qua e là so che posso farmi un’idea su cosa vorrò fare da grande.

In tutto ciò le mie occhiaie da stanchezza sono tornate all’attacco ma ormai ho deciso che va bene così, fanno vissuto, e poi cammino troppo velocemente perché qualcuno incontrandomi possa fare in tempo a notarle!

Una bimba cresciuta


La sveglia impostata alle 6 e 45. Presto ma non prestissimo. Poi la colazione veloce, sta volta senza perdere tempo a fare zapping tra serie tv sulla Swat Americana e le news di SkyTg24. Una passata leggera di mascara e niente capelli accroccati alla meno peggio. Lenti a contatto e via gli occhiali. Raccogli libri penne e quaderni ma non per metterti a studiare in terrazzo al sole, no, devi correre al prendere il treno e poi l’autobus e poi percorrere l’ormai abituale strada che ti porterà là dove tutto ha sempre inizio: la tua facoltà universitaria. I corsi sono ricominciati e sei di nuovo studente h24 che si divide tra lezioni, chiacchierate, nuove conoscenze e vecchi incontri, sorrisi finti e risate vere, momenti di noia,panico e poi euforia! È un mix indescrivibile di sensazioni. E stamattina eri in ansia, un po’ come quando tornavi a scuola dopo le vacanze, lo sai cosa ti aspetta, non vai in un posto nuovo, ma tu non ti senti mai abbastanza pronta, abbastanza preparata, abbastanza all’altezza. Ed era quel tipo di ansia che provavi da bambina, niente di improponibile ma un leggero fastidio che ti pesava sul cuore e nella pancia. Mi son ricordata di quanto mi spaventasse il rientro a scuola dopo settimane di pausa, mi sembrava che non fossi più capace a scrivere o studiare, a stare attenta o magari che potessi non ritrovare più gli amici di sempre.Sicuramente allora non avrei mai pensato possibile ricordare certi momenti con un sorriso appena accennato e invece eccomi qua a ripensare con divertimento e un pizzico di nostalgia alla me piccina,imbronciata e quasi spaventata di anni fa. E la me imbronciata,quasi spaventata e cresciuta(ma non troppo) di oggi fa un occhiolino a quella di ieri perché le situazioni son cambiate ma certe attitudini rimangono immutate e tra bimbe preoccupate bisogna farsi forza. ❤  

Cuore❤


Ci vuole passione in quello che si fa. Bisogna metterci cuore, sempre, anche quando sembra non essere abbastanza… Altrimenti diventa tutto meccanico, privo di senso, si rimane solo svuotati e travolti dalla routine.

 

Ok, il periodo mi mette a dura prova ma penso che se non avessi passione per ciò che faccio beh, avrei gettato la spugna anni fa, agitando bandiera bianca in segno di resa. Invece ci si rimbocca sempre le maniche e si prosegue per la propria strada cercando di schivare gli schiamazzi di chi ti osserva da fuori e ti giudica costantemente senza sapere, cercando di rialzarsi dopo ogni caduta, provando a raggiungere gli obbiettivi come piace a te, senza scorciatoie.

wp-image-738691436jpgCi vuole cuore, anche quando non basta.

Metti insieme un cuore, prova a sentire e poi credi, credici un po’ di più, di più davvero” ❤ 

Ascoltando Ho perso le parole mi son ricordata anche come si disegnano i cuori a penna. Scarabocchiare è ciò che da sempre mi salva da un turbine di pensieri che rischiavano di intrappolarmi per ore!