Piccolo appunto


                                     1 Settembre

Nel dubbio, penso. 

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E non è ancora settembre


Calma apparente. Tutto fermo, nessun particolar sentimento che accompagna queste attese silenziose.

Poi eccola, la novità che smuove la staticità dell’inizio settimana. 

Novità e cambiamenti. Indecisione e tormento. Pensieri che si rincorrono;  tu chiudi gli occhi e salti nel vuoto. Non sai dove atterrerai ma hai decisamente voglia di scoprirlo. Qualcosa accadrà e non potrà essere peggio del nulla che improgionava le giornate precedenti. 

Che poi le grandi decisioni solitamente si rimandano a settembre. Questa volta non è ancora finito Agosto e abbiamo già di che occuparci. Una sorta di cambiamento nel cambiamento. 

Dita incrociate. 

Nati sotto il segno del Cancro


I compleanni estivi sono quelli in cui accendi le candeline sul gelato anzichè sulla torta e non sai se si scioglierà prima il cioccolato o la cera colorata, ma le foto riescono a catturare l’attimo in cui con 40 gradi serali tu sei tutta convinta di fronte a quella fiammata multicolore, pronta a soffiare ed esprimere il tuo desiderio (prima che avvenga l’inevitabile).

I compleanni estivi sono quelli in cui fa caldissimo anche stando fermi ma per abbracci e baci con annesse tirate d’orecchie si fa deve fare per forza eccezione. 

I compleanni estivi sono strani, li festeggi anche per più giorni consecutivi perché crescendo le vacanze programmate, le sessioni d’esami e gli impegni vari ci rendono tutti irreperibili a fasi alterne. 

I compleanni estivi sono pur sempre un compleanno e ci sono le chiamate lunghissime, gli sms di chi non senti da un po’ e gli auguri di chi malgrado tutto sa che ci sei anche tu e si ricorda sempre di te. Per fortuna.

24 ore in cui si passa una linea di confine, ma si sa, i cambiamenti non avvengono da un giorno all’altro, si cresce passo passo.

Ed insomma, i compleanni estivi son così: imprevedibili e poco raccomandabili. Proprio come me 😎😂

Scompigliata(anche dentro)


22 aprile. Cielo azzurrissimo, alberi in fiore, polline che svolazza come se fosse neve, sole pieno… Eppure a stento arriviamo ai 10 gradi. C’è un vento gelido che prepotentemente ci spinge dove vuole lui, sbuffa e soffia senza sosta. Andiamo avanti così da giorni. Eppure non mi dispiace. Ci voleva un po’ di disordine, qualcuno che mi scompigliasse senza chiedere scusa o che mi trascinasse in giro dandomi l’illusione di poter essere sinuosa e leggera come una foglia che ondeggia nell’aria( dopo Pasqua sentirsi portar via dal vento è quasi rassicurante, ci si sente precari e per niente ciccioni).

In realtà la Pasqua non mi ha lasciato solo qualche fetta di casatiello ,briciole di cioccolata e qualche chilo di troppo(ero già partita bella piazzata, diciamolo) … Mi ha lasciata anche malaticcia. Son onesta, I miei anticorpi hanno fatto il loro dovere quindi niente febbre, tosse o raffreddore ma in compenso ero deboluccia, stanca, col mal di testa perenne e poi il mal di ossa. Non ho nemmeno raggiunto il quarto di secolo e ho mal di ossa. Che finaccia gente.

Comunque questo non mi ha impedito di fare ciò che dovevo: mettevo come al solito il naso fuori casa la mattina prestissimo per tornare la sera tardi con la sola voglia di mettermi comoda, nel mentre possiamo metterci tutto ciò che è quotidianità senza che stia qui a elencarvi cose noiose che si sanno.

Il vento come dicevo non ci ha abbandonata mai, fedelissimo, un compagno di viaggio dispettoso e forse burbero ma con cui ormai ,avevo capito, era meglio non discutere. Aggrappata al mio giacchetto passeggiavo a passo incerto, con vento a favore oppure contro (cit.); l’aria era fredda di quella che secca la pelle e raggrinzisce le labbra, arrossa le guance e fa sentire piccoli i brividi lungo il corpo. Portava con sé storie, voci lontane,rumori rubati chissà dove, profumi intensi… E me. Ogni tanto mi piace farmi trascinare come se non fossi io a decidere a che passo andare ma adeguandomi a quello che sembra più opportuno. Si portava via i miei pensieri, il mio profumo, le mie incertezze,il mio malessere passeggero come a volermi spezzettare e dissolvere in giro, pezzo pezzo. Non ho opposto resistenza, mi andava bene così. Sorridevo al vento perché invece questo mi andava. E quando tutto si fermerà, il sole tornerà a far sentire il suo calore e l’aria sarà immobile mi ricorderò di quando tutto era agitazione e movimento e un po’ di questo essere scombussolata lo porterò con me; mi ricomporrò e sarà tutto diverso ma uguale.

Freddi lunedì mattina


Ci sono mattine in cui ti svegli prima del sole. Esci di casa con gli occhi stanchi, che vorrebbero dormire ancora un po’ ma il caffè per fortuna tiene sveglio il resto del corpo, fa il suo dovere. Istintivanente ti stringi il giacchetto addosso, come a voler avvolgerti meglio. Il freddo della mattina è inaspettato ma già sai che lo rimpiangerai nelle ore più calde, quelle in cui sei costretta a sventolarti con un foglio di appunti e sogni di stare al mare… (Come al solito divaghi.)

Sei ferma ad una stazione del treno desolata, silenziosa, spettrale eppure ti piace così, la preferisci in versione fantasma piuttosto che caotica. Le nuvole pesanti fluttuoano nel cielo e assumono un colore dorato malgrado minaccino pioggia. Il treno è vuoto o quasi, si sente solo il chiacchiericcio di qualche amico, parole leggere che si perdono nella pacatezza generale. Ti metti a leggere e perdi il conto delle fermate, si arriva al capolinea e non sai se dire finalmente o di già… Come sempre sei l’ultima a scendere dal vagone, non ti piace accalcarti con gli altri, preferisci osservarli sbruffare da lontano e avere i tuoi spazi. Scendi e a passo svelto e distratto raggiungi la fermata del bus. Il freddo è ancora più pungente. 


Tiri le maniche del giacchetto fino a coprirti le mani, sono ghiacciate anche se qui il sole inizia a fare capolino, raggi pallidi che non scaldano ancora  ma son sufficienti a dar l’idea della giornata che inizia. È lunedì e sembra banale da dire ma che palle! Ad ogni modo passate le prime ore tutto il resto è routine, così dicono… Io saprò dirvelo stasera se è stato o no un buon giorno. Teniamo le dita incrociate per la buon riuscita della giornata – quando mi si scongeleranno le mani, ovvio 😉 

Un punto ma non troppo definitivo.


Riflettevo sul fatto che questa sarà l’ultima sera in cui potrò stare in compagnia dei giochi di luce del nostro albero di Natale. L’ultimo giorno in cui il sole si rifletterà nei vetri della mia lanterna appesa in balcone, creando quel riflesso di luce particolare che danza per la stanza. È l’ultimo giorno in cui mi scontrerò con qualche decorazione appesa qua e là e sbufferò.

Insomma è tutto immobile eppure in movimento. Le feste sono arrivate in fretta e con la stessa velocità si apprestano a salutare. Io i bilanci li faccio sempre il giorno della Befana. Il 6 gennaio è il giorno in cui ufficialmente mi scrollo di dosso il torpore delle pause Natalizie,la gioiosità tipica dei nuovi inizi che infonde il Capodanno,abbandono la titubanza con cui compi i primi passi dopo ore di cibi calorici e bivacco, accartoccio le amarezze e mi costringo a dire “alla prossima!“.

Domani sera sarà tutto a suo posto, incartato e siggillato, ricordi materiali e non.

Ma Pensavo anche che io non vedo una linea netta che mi separa  dall’anno precedente, anzi c’è una continuità, non volto pagina, vado solo a capo. Per cui quell’intimo Rosso del Capodanno mi sa che non lo ripongo in fondo a un cassetto in attesa di un nuovo anno: ci sarà sicuramente bisogno di lui nei prossimi mesi, la fortuna non è mai abbastanza! Chissà che non sia rimasto un po’ di luccichio anche per i giorni a venire.

D’altronde se ci credevi il primo dell’anno… Ci crederai tutto l’anno. 😜

Sa di buono, sa di ricordi


Orecchio destro. Orecchio sinistro. Al centro del collo,dietro il collo all’attaccatura dei capelli. Il profumo è una passione. Bisogna saperlo dosare. Un rito ormai meccanico ma a cui non si rinuncia.

La stanza è piena del nuovo aroma: un profumo fresco, estivo,delicato ma non dolce. Sa di limone,citronella. Sa d’estate. Sa di buono

È consapevole del fatto che le ricorderà sempre un luogo,una persona, un momento. E probabilmente, a boccetta finita, continuerà a comprarlo non solo perché le piace ma soprattutto per non dimenticare.