Cose che succedono


Un periodo complesso. Una brutta notizia se ne tira appresso un’altra, senza sosta. Cerco di non pensare a un problema e nel mentre me se ne presenta un altro. Anche la mente non collabora, perdo il contatto con me stessa, con il mio corpo. Trasfigurare dentro e fuori. Poi quando si è sotto pressione si tende a vedere sempre tutto un po’ più tetro del dovuto…

Ieri mentre guardavo video random su youtube, nel disperato tentativo ti intrattenermi senza dover pensare, mi son imbattuta in questa frase:

“Non ti preoccupare, d’altronde son cose che succedono. E succedono solo ai vivi!”

Ad un primo ascolto mi è sembrata una cosa banale da dire o da sentirsi dire eppure, riflettendo, ha un suo significato niente male.

Succede solo ai vivi! Se non accadesse più nulla, se non ci fosse più alcun squilibrio su cui barcollare, beh, significherebbe che non si è più vivi. (Ehiii, Non vi toccate!!!! Era solo per spiegare il concetto, non siate scaramantici)

Dunque: Barcolliamo ma non molliamo. E’ così che deve essere, anche questa volta.

 

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Pulizie di fine anno


Me ne sto seduta a terra, scompigliata di fronte a un cestino pieno di cartacce; circondata da fogli, penne, cassetti rovesciati, agende. E’ fine anno ed io mi dedico alle pulizie. Riordino per paura di star ferma; in realtà ho anche paura di dimenticare, da sempre. Allora per esorcizzarla me ne sto qui seduta a ripercorrere il mio anno, fatto di appunti, date, scontrini, libri e incontri-scontri. O semplicemente Vita. Ci lamentiamo sempre del negativo, viviamo nel maiunagioia, eppure, quando arriva il momento dei bilanci a me vengono sempre in mente le cose belle per prime. Le foto migliori, gli istanti più divertenti; sarà che le cose negative pesano e restano ancorate sul fondo mentre la felicità è briosa, leggera, impalpabile e si diffonde volando.

A Capodanno si volta pagina e si riparte da capo, sempre noi ma con annualità differente. Per alcuni è solo questione di numeri, io con quei segni non son mai andata d’accordo, quindi non può essere solo contabilità, non mi va di ridurre tutto a lista sterile di avvenimenti. A me piace pensare che le mie giornate non siano schematizzabili: il mio anno non è facilmente etichettabile, è un fitto intreccio di emozioni e avvenimenti che non possono essere decontestualizzati, hanno senso solo se rimangono uniti tra loro; un intreccio di bellezza e tristezza, delusioni e conquiste. Non vorrei che per la foga di voltar pagina buttassimo via ciò che ancora serve; io ad esempio so che anche i ricordi più pesanti (quelli incastrati sul fondo) vanno custoditi. 

Il Capodanno è cambiamento rimanendo immutati, è volersi dare una possibilità; sfruttiamo l’occasione per fare progetti senza sembrare dei sognatori mai cresciuti. In questo periodo dell’anno tutto è concesso o così pare. Non so cosa aspettarmi, non dall’anno 2018 di per sè ma dalla me del 2018; so per certo che avrà bisogno di ciò che ho imparato fino a qui, da qualcosa bisognerà pur partire, per il resto chissà…

Dunque, che sia fatto di festeggiamenti o vissuto in solitaria, io vi auguro una buona fine e miglior inizio!

Grazie per questo anno di parole, risate, confessioni e chiacchiere.

Sussurrando parole altrui


Voi leggete mai ad alta voce? Sussurrando le parole, non necessariamente urlandole ad una platea immaginaria.

Io no. Leggo a mente, come si suol dire: gli occhi vispi che accarezzano silenziosamente le parole, sfiorandole ed assaporandole al giusto ritmo, intonandole solo nella mia testa., sentendole così solamente mie. Oggi però mi sono imbattuta in un passaggio del libro di Alessandro D’avenia, Ogni storia è una storia d’amore, in cui si parlava di Guido Gozzano e Amalia Guglielminetti ed ho sentito la necessità di dare voce alle loro parole: non mi è bastato assaporarle con la mente, le volevo soppesare una a una, sentirne il sapore e l’effetto che facevano una volta uscite dal libro e arrivate all’orecchio. Ho scoperto che il loro non era un amore convenzionale ma un unicum creato appositamente per far coincidere i cuori di due poeti in maniera più o meno corretta. L’amore si sa non è perfezione e questo libro me lo sta insegnando pagina dopo pagina: si può amare in modi diversi, ogni storia è a sé ma non per questo l’amore vale meno. Non conoscevo questi due autori prima di incontrarli nel libro di D’avenia e come loro ignoravo molti altri che nello stesso vengono citati, è il bello della lettura conoscere qualcosa di nuovo e curioso; devo dire però solo con questa coppia ho sentito la necessità di parlare, di dare voce alle lettere che si scambiavano, forse per dare una forma a questo flebile e strano amore; o semplicemente perché non riuscivo a tenere solo per me quello che stavo apprendendo, andava assimilato diversamente. Un corpo è troppo poco per contenere i sentimenti di due amanti.

imagesComunque ne ho preso nota, approfondirò la conoscenza di questi due innamorati stravaganti, così abili nello scrivere e nel rincorrersi. Per adesso li ho cercati su Google, dopo esser entrata con invadenza nella loro corrispondenza d’epoca mi sembrava il minimo riuscire a dar loro un volto.

 

Peccato non aver trovato foto di qualità migliore ma da quel poco che si vede non erano male: le parole con cui li ho conosciuti gli calzano a pennello, secondo me 🙂

Pagina 12


Nuova lettura, scelta per caso; il titolo non conta, lo hai sbirciato di sfuggita. Hai fin troppi libri in sospeso per poter pensare che questo sia quello decisivo. È un periodo di irrequietezza intellettiva… 

Leggi la dedica e la citazione di apertura. Carina, ti è familiare. Leggi L’introduzione. Capisci di chi si parla.  Prosegui, capitolo uno. Arrivi a pagina dodici e lì accade l’impensabile: senti una lacrima solitaria inumidirti il viso. Senza preavviso, non ha fatto clamore.

A volte non conta quanto sei avanti con la storia ma quando vi sei immerso

L’emozione scalfisce anche le menti più assopite, le parole si fanno spazio nella nebulosa di pensieri che fagocitano il lettore.

Storia di una penna


Ad inizio anno, 1 Gennaio 2017, ho inaugurato la mia nuova agenda. Mi si presentavano davanti molti fogli bianchi, con sottili righe grigie a segnare il percorso da seguire, decorate solo da il susseguirsi di numeri e nomi della settimana, dei mesi. Si prestava a diventare la mia compagna di viaggio: pian piano le pagine son diventate stropicciate a furia di reggere il peso delle mie parole, scrivo con mano pesante tanto che le mie frasi lasciano un segno anche sulle altre pagine , dove non arriva l’inchiostro ma solo il segno.

Ogni mese è stato diverso dall’altro fino ad ora e ogni appunto simile al precedente. Unica costante era la mia penna blu, inchiostro gel, tratto spesso e rapido allo stesso tempo. Con la punta a sfera che rincorreva la mia mano e seguiva la pioggia delle mie parole senza titubare mai. Oggi mentre scrivevo ha pian piano smesso di sputare inchiostro e da blu intenso il tratto si è fatto pian piano più sbiadito fino a scomparire e lasciare la mia parola a metà, incompleta e silenziosa. Fine della penna. Quante ne ha raccontate? L’avevo acquistata proprio la prima settimana del nuovo anno e da allora era sempre lei la mia prescelta, la compagna a cui affidare i miei pensieri da fissare su carta, anche nelle occasioni in cui di scrivere non avevo voglia e allora sintetizzavo il tutto in una parola o due, per lasciare un segno anche di quelle giornate un po’ vuote ma allo stesso tempo vissute. E’ stata la penna di quasi sei mesi interi con cui ho raccontato alla me del futuro cosa accadeva nel mio 2017, con grafia composta ed elegante o con tratti veloci e sconclusionati,quasi illeggibili (tranne per me ovvio, perché chi non sa leggere la sua scrittura è un asino di natura, questo è assodato dai tempi che furono!!) La stessa penna con cui ho confidato ciò che mi tormentava senza dover aprire bocca, senza dover essere costretta di dirlo ad alta voce che ero felice o terrorizzata, lo strumento con cui ho scritto strafalcioni e tracciato linee nette per rimediare all’errore pur tenendolo sempre sott’occhio. La mia compagna di scarabocchi e stelline disegnate nei momenti di noia, frecce e biglietti di auguri.

Oh, se ne fanno di cose in sei mesi con una penna. 

Ma oggi l’ho dovuta buttare… Mentre scrivevo Impro.. vv… i… s… ha smesso di fare da tramite tra me e l’agenda. Ed allora ho scartato una nuova penna, diversa ma uguale, dal tratto ancora più intenso e deciso, la punta più spessa. E’ stata questa nuova penna che ha preso in mano la situazione ed ha abbracciato le lettere scolorite  per riallacciarci al filo del discorso e così… Impro.. vv… i… sazione! Improvvisazione ,la parola è ora completa. Opaca all’inizio, sbiadita nel centro, decisa sul finale. E fa sorridere pensare che la prima scritta con la mia nuova penna sia stata proprio AZIONE.

Dunque, si parte: azione!

once-upon-a-time-719174_1920Nuova penna, vecchia agenda, altri racconti. Durerà fino a dicembre? Lo scopriremo solo… scrivendo 😉 Ma quella sarà sicuramente un’altra storia.

 

Parole vive!


22 giorni fa postavo il mio ultimo articolo. Poi silenzio.

Non sono più entrata su WordPress, non ho letto i vostri articoli né lasciato commenti qua e là come mio solito. Non ho più scritto e questo mi è dispiaciuto. E’ stato un po’ come se in queste settimane la mia parte creativa si fosse assentata, messa in un angolo per far spazio ad altro. Accade che la vita al di qua dello schermo ti catturi all’improvviso senza darti tempo di fare altro e quindi la mia vita al di là dello schermo finisce nuovamente in stand by.

Non ho scritto nulla, non avevo tempo; non ho letto libri, ne ho iniziati almeno sei tutti lasciati al secondo o massimo terzo capitolo. La mia mente non elaborava concetti. Gli esami universitari hanno avuto la meglio fino ad oggi. Ora però sono qui per riprendermi quella parte di me a cui tengo tanto, quella creativa-ma-non-troppo, quella che ha sempre qualcosa da dire o comunque qualcosa da scoprire!

E mentre cercavo di levare la polvere dal mio blog, cacciando via l’accumulo di pesante silenzio che questi 22 giorni avevano creato mi son accorta di una cosa davvero bellissima: malgrado io non fossi presente il mio blog non è rimasto vuoto, non era un angolo buio ma vivo! Ho accumulato un discreto numero di notifiche, qualche commento e molti nuovi iscritti(siamo ormai più di 600, ma ci credete?) e questa cosa mi piace. Mi piace perché vuol dire che le mie parole sono vive, che lasciano un’impronta in questo caotico spazio virtuale in cui si rincorrono notizie, novità, pensieri e avatar. Ecco, le mie parole erano lì pronte a raccontare una storia e sapere che hanno tenuto compagnia a qualche viandante solitario o che hanno convinto qualcuno di voi a volerne sapere di più iscrivendosi al sito beh, è una gran notizia!

Ho avuto la conferma che scrivere equivale a lasciare un segno indelebile, in qualche modo le parole arriveranno a chi avrà tempo da dedicargli.

Ora so per certo che ,se anche in queste prossime settimane dovessi sparire fino a nuovo ordine, voi sarete in buona compagnia, qualcosa da leggere lo troverete!

Le parole non hanno scadenza.19415701_10209657325136203_1933152461_n

P.S. La sessione estiva non è ancora terminata per me ma mi posso concedere finalmente qualche giorno di tregua e avevo voglia di fare due chiacchiere in compagnia a mente libera. Passerò a leggervi, statene certi.

Ciao!

 

Se la domanda è amore la risposta qual è?


Lunedì sera che arriva tempestivo, senza troppi ripensamenti. Un po’ di stanchezza, un leggero mal di tutto tipico delle giornate impegnative… Però stasera non mi va di sommergervi di parole e non lo faccio spesso ma per questa volta vi lascio alle parole di un altro. Io sono una di quelle a cui lui fa riferimento a inizio video: non ero nemmeno in programma quando è uscita questa canzone ma la adoro e vale sempre la pena ascoltarla. Ovviamente. E oggi si ricollega alle mie riflessioni serali, quelle che fai con te stessa e condividi con l’amica di una vita e magari rimangono sommerse tra le varie chat giornaliere ma sono roba seria non notifiche di passaggio. 

La musica parte, la testa ondeggia a ritmo, le dita tamburellano, le gambe non stanno ferme. Stasera condivido questo con voi. Buon ascolto. E ricordiamoci che “C’è qualcuno anche per te in questo vecchio girotondo” e se me lo dice Luciano io un po’ ci credo, perché a lui credo sempre, da sempre. 

[…] In mezzo a tutto questo perdersi c’è un uscio chiuso nell’anima, chissà se ti ricordi la tua chiave dov’è […]

Chissà…