Storia di una penna


Ad inizio anno, 1 Gennaio 2017, ho inaugurato la mia nuova agenda. Mi si presentavano davanti molti fogli bianchi, con sottili righe grigie a segnare il percorso da seguire, decorate solo da il susseguirsi di numeri e nomi della settimana, dei mesi. Si prestava a diventare la mia compagna di viaggio: pian piano le pagine son diventate stropicciate a furia di reggere il peso delle mie parole, scrivo con mano pesante tanto che le mie frasi lasciano un segno anche sulle altre pagine , dove non arriva l’inchiostro ma solo il segno.

Ogni mese è stato diverso dall’altro fino ad ora e ogni appunto simile al precedente. Unica costante era la mia penna blu, inchiostro gel, tratto spesso e rapido allo stesso tempo. Con la punta a sfera che rincorreva la mia mano e seguiva la pioggia delle mie parole senza titubare mai. Oggi mentre scrivevo ha pian piano smesso di sputare inchiostro e da blu intenso il tratto si è fatto pian piano più sbiadito fino a scomparire e lasciare la mia parola a metà, incompleta e silenziosa. Fine della penna. Quante ne ha raccontate? L’avevo acquistata proprio la prima settimana del nuovo anno e da allora era sempre lei la mia prescelta, la compagna a cui affidare i miei pensieri da fissare su carta, anche nelle occasioni in cui di scrivere non avevo voglia e allora sintetizzavo il tutto in una parola o due, per lasciare un segno anche di quelle giornate un po’ vuote ma allo stesso tempo vissute. E’ stata la penna di quasi sei mesi interi con cui ho raccontato alla me del futuro cosa accadeva nel mio 2017, con grafia composta ed elegante o con tratti veloci e sconclusionati,quasi illeggibili (tranne per me ovvio, perché chi non sa leggere la sua scrittura è un asino di natura, questo è assodato dai tempi che furono!!) La stessa penna con cui ho confidato ciò che mi tormentava senza dover aprire bocca, senza dover essere costretta di dirlo ad alta voce che ero felice o terrorizzata, lo strumento con cui ho scritto strafalcioni e tracciato linee nette per rimediare all’errore pur tenendolo sempre sott’occhio. La mia compagna di scarabocchi e stelline disegnate nei momenti di noia, frecce e biglietti di auguri.

Oh, se ne fanno di cose in sei mesi con una penna. 

Ma oggi l’ho dovuta buttare… Mentre scrivevo Impro.. vv… i… s… ha smesso di fare da tramite tra me e l’agenda. Ed allora ho scartato una nuova penna, diversa ma uguale, dal tratto ancora più intenso e deciso, la punta più spessa. E’ stata questa nuova penna che ha preso in mano la situazione ed ha abbracciato le lettere scolorite  per riallacciarci al filo del discorso e così… Impro.. vv… i… sazione! Improvvisazione ,la parola è ora completa. Opaca all’inizio, sbiadita nel centro, decisa sul finale. E fa sorridere pensare che la prima scritta con la mia nuova penna sia stata proprio AZIONE.

Dunque, si parte: azione!

once-upon-a-time-719174_1920Nuova penna, vecchia agenda, altri racconti. Durerà fino a dicembre? Lo scopriremo solo… scrivendo 😉 Ma quella sarà sicuramente un’altra storia.

 

Parole vive!


22 giorni fa postavo il mio ultimo articolo. Poi silenzio.

Non sono più entrata su WordPress, non ho letto i vostri articoli né lasciato commenti qua e là come mio solito. Non ho più scritto e questo mi è dispiaciuto. E’ stato un po’ come se in queste settimane la mia parte creativa si fosse assentata, messa in un angolo per far spazio ad altro. Accade che la vita al di qua dello schermo ti catturi all’improvviso senza darti tempo di fare altro e quindi la mia vita al di là dello schermo finisce nuovamente in stand by.

Non ho scritto nulla, non avevo tempo; non ho letto libri, ne ho iniziati almeno sei tutti lasciati al secondo o massimo terzo capitolo. La mia mente non elaborava concetti. Gli esami universitari hanno avuto la meglio fino ad oggi. Ora però sono qui per riprendermi quella parte di me a cui tengo tanto, quella creativa-ma-non-troppo, quella che ha sempre qualcosa da dire o comunque qualcosa da scoprire!

E mentre cercavo di levare la polvere dal mio blog, cacciando via l’accumulo di pesante silenzio che questi 22 giorni avevano creato mi son accorta di una cosa davvero bellissima: malgrado io non fossi presente il mio blog non è rimasto vuoto, non era un angolo buio ma vivo! Ho accumulato un discreto numero di notifiche, qualche commento e molti nuovi iscritti(siamo ormai più di 600, ma ci credete?) e questa cosa mi piace. Mi piace perché vuol dire che le mie parole sono vive, che lasciano un’impronta in questo caotico spazio virtuale in cui si rincorrono notizie, novità, pensieri e avatar. Ecco, le mie parole erano lì pronte a raccontare una storia e sapere che hanno tenuto compagnia a qualche viandante solitario o che hanno convinto qualcuno di voi a volerne sapere di più iscrivendosi al sito beh, è una gran notizia!

Ho avuto la conferma che scrivere equivale a lasciare un segno indelebile, in qualche modo le parole arriveranno a chi avrà tempo da dedicargli.

Ora so per certo che ,se anche in queste prossime settimane dovessi sparire fino a nuovo ordine, voi sarete in buona compagnia, qualcosa da leggere lo troverete!

Le parole non hanno scadenza.19415701_10209657325136203_1933152461_n

P.S. La sessione estiva non è ancora terminata per me ma mi posso concedere finalmente qualche giorno di tregua e avevo voglia di fare due chiacchiere in compagnia a mente libera. Passerò a leggervi, statene certi.

Ciao!

 

Se la domanda è amore la risposta qual è?


Lunedì sera che arriva tempestivo, senza troppi ripensamenti. Un po’ di stanchezza, un leggero mal di tutto tipico delle giornate impegnative… Però stasera non mi va di sommergervi di parole e non lo faccio spesso ma per questa volta vi lascio alle parole di un altro. Io sono una di quelle a cui lui fa riferimento a inizio video: non ero nemmeno in programma quando è uscita questa canzone ma la adoro e vale sempre la pena ascoltarla. Ovviamente. E oggi si ricollega alle mie riflessioni serali, quelle che fai con te stessa e condividi con l’amica di una vita e magari rimangono sommerse tra le varie chat giornaliere ma sono roba seria non notifiche di passaggio. 

La musica parte, la testa ondeggia a ritmo, le dita tamburellano, le gambe non stanno ferme. Stasera condivido questo con voi. Buon ascolto. E ricordiamoci che “C’è qualcuno anche per te in questo vecchio girotondo” e se me lo dice Luciano io un po’ ci credo, perché a lui credo sempre, da sempre. 

[…] In mezzo a tutto questo perdersi c’è un uscio chiuso nell’anima, chissà se ti ricordi la tua chiave dov’è […]

Chissà… 

Linee storte


wp-1489091135419.gifSiamo le linee storte che tracciamo sui libri…

Righe nette ed imperfette allo stesso tempo, che sottolineano e abbracciano le parole di cui diventeremo custodi.
Libri di scuola, tomi universitari, letture di piacere, fogli stampati, in ognuno di loro lasciamo un segno del nostro passaggio e loro ci restituiscono un pezzo di noi.

Vena artistica non pervenuta


Quando ero a scuola, ai tempi delle medie, la mia professoressa di arte disse che noi ragazze eravamo avvantaggiate dal punto di vista creativo, perché sapevamo truccarci e giocavamo con i colori,sperimentavamo da sempre… Inutile dire che a Arte ero una chiavica e che mai come allora mi son sentita solidale con gli uomini, perché oh, niente,con i trucchi non avevo dimestichezza. E in questi due lustri e mezzo davvero poco è cambiato.

1Non so se usate Instagram, io abbastanza e in certi periodi perdo ore del mio tempo a guardare video dalla durata di un minuto scarso in cui gente cambia letteralmente faccia con il solo ausilio del giusto make up e della vena artistica. Io li guardo come se fosse magia. Da quando poi è partita la moda del contouring applicato ad ogni sporgenza del corpo, che ve lo dico a fare, meglio degli effetti speciali del cinema.

Trovo sorprendente come con gesti semplici, veloci, decisi loro riescano a creare cose così belle, sentendosi a loro agio.

Io dalle medie mi sento risuonare in testa la frase della prof e mi rammarico di non avere la vena artistica. Sono così, una tipa acqua e sapone ma non per scelta,perbacco!!

Non so nulla di pennelli da mille nomi e forme, spugnette, terre; mi trucco con le dita come si faceva da bambine,un ombrettino neutro,linea di matita, mascara e ciao. Fine dei giochi. I miei trucchi stanno tutti in una mano,volendo…

Forzatamente semplice. Però son affascinata dal mondo del trucco, da tutto quel brillare, l’abilità dello sfumare più colori insieme per rendere lo sguardo interessante, il viso luminoso, le labbra più importanti con il rossetto abbinato ad altri di diversi colori,formule,densità…

3.gifIo nemmeno mi ci so vedere con il rossetto. Ho trovato solo di recente un colore che mi sembra portabile, piacevole, con cui esco di casa volentieri senza sentirmi appariscente. Ed è diventato il mio miglior amico, vero. Però per il resto, boh, non son capace a far nulla.

In quegli anni una tipa di classe mi disse che secondo lei sarei potuta migliorare tanto ma non mi applicavo abbastanza, somigliavo a Ugly Betty secondo lei, “Bada bene,lei è carinissima se vogliamo dirla tutta ma non lo scopri da subito perché si concia male,molto male”. E può anche darsi che sia vero eh, però non fa mai piacere sentirselo dire a quell’età,soprattutto quando usi la parola carinissima pronunciata con quel suono stridulo e falso. Ora potrei anche riderci su perché in fondo ho una consapevolezza diversa di me stessa, ma in quegli anni… mmmm…

Ovviamente ha continuato a stuzzicarmi finché non mi son presa la mia rivincita, facendola piangere davanti a tutti in una giornata qualunque quando ha tentato di trattarmi male per l’ennesima volta, mi son bastate due paroline dette bene senza nemmeno alzare la voce,perché “Bada bene, sono simpaticissima e carinissima eh, ma non lo scopri finché non mi fai arrabbiare” 😁

Ora ho divagato… E quindi niente, in conclusione che dico? La tipa si era sbagliata, non son migliorata abbastanza nel trucco, ho da sempre saputo abbinare meglio le parole tra loro che i colori dell’ombretto,perché ho sempre sostenuto che le parole fossero importanti, un’arma validissima che forse non giova all’estetica come un trucco ben fatto ma sicuramente utilissima per far piangere le bimbe cattive e strappare qualche sorriso ogni tanto, e per oggi rigorosamente senza rossetto, nature!!!! giphy (1).gif

 

Esercizi creativi


Scorsa settimana ,o giù di lì, ho partecipato a uno dei miniesercizi proposti dal blog wordpress Scrittura creativa. 

Guardando questa immagine Si doveva scrivere un racconto di 100 parole. C’ho provato di getto senza pensarci troppo ed è stato un buon esercizio. Condivido con voi il risultato.

“Improvvisamente capii che era inutile litigare. Mi voltai smettendo di scappare e iniziammo a ridere, lui a pochi passi da me. Ridevamo davvero, non con la bocca ma con gli occhi. Una folata di vento improvvisa scosse le nostre figure , il cappello quasi mi volò dalla testa, gli ombrelli si impennarono e tra di noi comparve una coppia in cui riconoscemmo la nostra giovinezza: eravamo noi quando spensierati ed eleganti ci promettemmo che avremmo ballato sempre dopo un litigio. E così è stato. Proprio Come ora su questa spiaggia bagnata dal temporale. Proprio Come quella coppia riportata dal vento.”

A quanto pare le parole adatte sono nella nostra testa, con l’input giusto riescono a trovare un loro ordine e formare la storia che volevano raccontare.

La parola con la F


Felicità è preparare l’esame che hai aspettato per anni,ti piace davvero tanto e speri che per una volta il risultato premierà l’impegno e la dedizione perché questa volta varrebbe più delle altre. *Dita incrociate*

Felicità potrebbe essere anche il primo accenno di cambio di stagione: via i pantaloncini e fuori i primi pigiami lunghi ma non pesantissimi. La stagione migliore è questa anche se comporta temperature incerte,cielo ballerino e outfit mai azzeccati: l’autunno è caos,è imprevedibile,non può che essere la mia stagione.

Felicità è rubare le polpettine calde dal vassoio mentre mamma è distratta,rischiando di bruciarmi per mangiarle senza dare nell’occhio e ingurgitarla prima che mi noti: sembrerà strano ma quelle rubate sono le polpette più buone,le assapori meglio!

Felicità è una delle parole più usate nel mondo e per nessuno ha lo stesso significato; ci lamentiamo sempre,io prima, di vivere nel mood mai una gioia e poi in realtà la felicità è impalpabile,non fa sempre grandi entrate di scena,si concede in maniera sobria,attraverso momenti più disparati… E noi che continuiamo a interrogarci su cosa sia o non sia,su cosa dovremmo rincorrere e dove trovarla.

Che poi In realtà questo non è un post in cui vi dico cosa è la felicità,ma che ne so io?! Volevo solo parlare di ciò che sta accadendo e niente,mi sono resa conto che la mia felicità passa da queste cose ultimamente,tra uno scazzo e l’altro ovvio,nessuna giornata perfetta,niente buonumore perenne o emozioni statiche: il solito squilibrio che mi contraddistingue.

Ma in fondo chi lo sa veramente cosa lo renderebbe felice? Sono sempre tutte ipotesi,a conti fatti si vedrà…