Spintarelle


Ci sono giornate sbagliate, di quelle che ti svegli con il mal di testa che non ti molla fino a sera ma che non è mai troppo forte da impedirti di sopravvivere senza medicine; umore variabile in maniera indecente; forse vorresti anche piangere, se non fosse che non è da te farlo così, senza motivo, all’improvviso; naaah non si piange!  Casomai ti incazzi un po’, quello ti vien sempre bene, anche così, senza motivo.

Piuttosto, è lì capisci che la felicità va aiutata, delle volte servono degli incentivi. Anche se sei bloccato a casa, anzi, specialmente in quei casi.

Quindi apri il portatile, rileggi la lista delle cose che volevi acquistare, vai sul sito più conveniente – perché ok aiutare la felicità ma anche il portafoglio va tutelato –  e ti compri quel libro che tanto ti ispira e soppesi da un po’ di tempo.

Appare la scritta: Complimenti hai ottenuto le spedizioni gratis! 

E lì inizi a blaterale con te stessa “Grazie, grazie lo so, son brava, è che la felicità va aiutata e quindi mi son detta… Che poi, no, le cose o le fai o… Bene, se son gratis anche meglio”

Sorprendentemente il libro risulta già pronto alla spedizione, niente settimane di attese senza sue notizie, già lunedì potrebbe essere qui!

Nel mentre ho ancora mal di testa, son stanca, ho un diavolo per capello però oh, ho dato una spintarella alla mia felicità e la sento circolare. Malgrado tutto.

Ecco. Sabati brutti e come rinvigorirli.

Annunci

La mia eccentrica oggettività


A me piace leggere Gianrico Carofiglio, non ne ho mai fatto mistero tra le pagine virtuali del mio blog. Essere andata due anni fa alla presentazione del suo libro ha rafforzato la mia passione per questo scrittore; mi piace come persona oltre che come autore. E questo non vuol dire che prendo per buono tutto quello che dice, non l’ho messo su un piedistallo per idolatrarlo ma anzi lo apprezzo a tal punto da riconoscere quando ciò che dice mi fa arricciare il naso, però l’essere in disaccordo mi permette di analizzare le questioni in maniera differente, da punti di vista nuovi e magari mettermi anche in discussione. Ecco, mi piace a tal punto da prendere in considerazione i suoi pareri anche quando sono diametralmente opposti ai miei o quando penso che sia sbagliato ciò che dice e secondo me è questo il modo giusto per adorare le persone: avere la curiosità di sapere come la pensano sul mondo che ci circonda mantenendo la propria lucidità individuale. ( Forse l’ho detto in maniera contorta… Eh? Però giuro che nella mia testa aveva senso ed è anche una cosa bellina)

Carofiglio è una scoperta relativamente recente nella mia vita di lettrice eppure ho già letto quasi tutte le sue opere, tweet e articoli. Ha questo modo di scrivere fatto di citazioni colte musica a me sconosciuta atmosfere misurate parole ben scelte…

Ho appena chiuso Le tre del mattino che è un romanzo dalla trama che definirei insignificante, quello che conta infatti è il fuori trama, il come l’autore abbia deciso di raccontarci qualcosa che ci ha portato dove probabilmente non avremmo mai pensato o sicuramente dove la quarta di copertina non avrebbe saputo indirizzarci.

E’ una di quelle storie belle per come son scritte, per le riflessioni che raccoglie e gli spunti che offre. Ti coinvolge, non sai bene nemmeno perché. Fatto sta che io ero di nuovo in quella fase della vita per cui inizio a leggere anche sette libri differenti senza riuscire a trovare la storia giusta; poi ho trovato Carofiglio e son tornata in equilibrio.

E’ un bel libro solo perché l’ha scritto lui che ci sa fare, lo avesse scritto un altro sarebbe stata una mezza ciofeca, di questo son sicura! E forse mi è piaciuto anche per questo motivo.

Voi lo avete un autore che apprezzate a tal punto da riconoscere – senza vergognarvene – che ha scritto una storia quasi insignificante, ma cazzo, l’ha scritta così bene che quasi non conta il resto!?

Sorrisi mattutini


Il treno delle 7 e 20 è assonnato ma non affollato. Trovo posto con facilità, qualcuno di buon cuore che mi fa passare per prima ed ecco che mi posiziono.

Chi prende il treno lo sa, trovare la giusta posizione è un gioco di incastri tra gambe di sconosciuti. Posiziono le mie senza allungarle, assumo una postura stranamente composta che non mi si addice per niente ma lo spazio che ho a disposizione è questo … Trovo posto anche alla borsa e libero le dita che avevo lasciato incastrate tra le pagine del libro. Di fronte a me c’è un tipo… Ok, un bel tipo. Seduto comodo, vestito nero, camicia bianchissima. Senza cravatta. Ascolta musica, occhi chiusi. Li apre di rado, per sbirciare le fermate. Va bene, gli do un’ultima rapida occhiata, io ho da leggere non ho tempo per questo.

La mezzora di viaggio scorre veloce e mi ritrovo al capolinea senza rendermene conto, ritorno alla realtà con un sorriso compiaciuto sulla faccia: adoro quando la narrativa contemporanea riesce a regalarmi emozioni ben scritte!

Ero così presa da me che non mi sono accorta che anche il belladdormentato di fronte a me era tornato in vita. E sorride. Oh, sorride perché io rido da sola, leggendo! Lo sbircio da sotto le mie spesse lenti nere dell’occhiale da sole, noto che cerca di capire cosa leggo, studia ancora un po’ la mia posizione. Ha l’aria divertita, buffa. O forse ero io a essere buffa. Poi si alza, infila agilmente la giacca, con un gran bel movimento, sì sì, da dieci e lode. Raccoglie le sue cose e va via.

Eeeh. *sospirone* Ciao belladdormentato, buona giornata, dato che sei interessato io una storia l’avrei letta volentieri anche a te, prima di andare a letto. Facciamo alla prossima?

2 Gennaio 2018


Lo smalto rosso sbeccato è il simbolo silenzioso della festosità che ci lasciamo alle spalle. Vien via con un colpo di acetone, lasciando un alone impercettibile; ma noi sappiamo che c’è stato. Una Yankee Candle color vinaccia si scioglie lentamente al calore della fiamma; dolce odore di frutti rossi si sparge per la stanza; passa dal naso per avvolgerti all’interno. Una coccola invernale. La lampada della scrivania è accesa, i fogli sono sparsi ovunque, i libri aperti. Una coperta blu notte è posata sulle gambe accavallate. 2 Gennaio 2018. La quotidianità che si stiracchia e riprende vita. 

” Mia cara Riccioletta, in questa nostra terra arida se vuoi trovare un po’ di poesia ti conviene iniziare a scriverne!” 

Dal libro in lettura quest’oggi, La verità ,vi spiego,sull’amore di Enrica Tesio.

Mai citazione mi sembrò più appropriata 🙂

Non so se ha senso ma tant’è …


Nei libri spesso ho letto la frase si torceva le mani ed è un gesto legato all’ansia, alla disperazione, al disagio che stava vivendo il personaggio in quel momento. 

Da ragazzina ho sempre avuto difficoltà a immaginarmi questo gesto di torcersi  le mani, non capivo cosa fosse; le ruotava su se stesse? O forse le legava? I polsi che movimento dovevano fare? 

In realtà crescendo ho avuto ben chiaro il significato di questa espressione: le mani che si stritolano tra di loro, le tormenti come se spremendole potesse uscirne del conforto, magari una soluzione ai problemi.

È un gesto che sorprendentemente mi son trovata a riconoscere negli altri e a fare io stessa. Stritoli le mani tra di loro nell’attimo in cui ti manca il respiro, non sai più che fare, cosa dire e pensare e tutto ciò che ti logora dentro trova una via di fuga in quel gesto nervoso e involontario.

Forse è l’equivalente del pizzicotto per chi sogna: l’uno ti sveglia e riporta a realtà; il torscersi le mani ti fa capire che non puoi dissolverti nel nulla, che sei ancora legato a un corpo, vai ricaricato come se fossi un carillon : respira! 

Pagina 12


Nuova lettura, scelta per caso; il titolo non conta, lo hai sbirciato di sfuggita. Hai fin troppi libri in sospeso per poter pensare che questo sia quello decisivo. È un periodo di irrequietezza intellettiva… 

Leggi la dedica e la citazione di apertura. Carina, ti è familiare. Leggi L’introduzione. Capisci di chi si parla.  Prosegui, capitolo uno. Arrivi a pagina dodici e lì accade l’impensabile: senti una lacrima solitaria inumidirti il viso. Senza preavviso, non ha fatto clamore.

A volte non conta quanto sei avanti con la storia ma quando vi sei immerso

L’emozione scalfisce anche le menti più assopite, le parole si fanno spazio nella nebulosa di pensieri che fagocitano il lettore.

Librerie social


Ho notato negli ultimi anni che si è sviluppato un vero e proprio culto delle librerie casalinghe: quello che era un mobile in cui riporre i propri libri è pian piano divenuto un oggetto di design, un arredo fondamentale delle proprie stanze, una sorta di manifesto di noi stessi.

Si condividono sempre più video in cui si mostra come è ordinata la propria libreria, come è decorata; ci son foto in cui si fa sfoggio della propria collezione cromatica o sistemata per autore, magari per edizione; la libreria è lo sfondo delle proprie foto se non motivo di vanto giornaliero. E’ divenuta un oggetto inanimato da mostrare, far vedere, curare e fotografare. Si fa sfoggio di erudizione passando per la propria libreria, il luogo in cui i libri vengono impilati religiosamente o alla rinfusa importante è che dicano qualcosa di noi e che sia sempre in bella mostra.

Ecco, la libreria è diventata un marchio di fabbrica per quest’epoca egocentrica, è il passe-partout per accedere nel mondo social in cui l’apparenza conta, conta moltissimo.

Riflettevo su questa cosa l’altro giorno, quando ho messo mi piace all’ennesima foto in cui troneggiava una libreria immensa, un’intera parete multicolore con scaffali decorati da lucine appariscenti e oggettini vari tra una miriade di libri e tomi voluminosi. Io ho diverse librerie in casa, semplici e piccine, non maestose ma piene di volumi,quello sì; però per me la libreria è sempre stata un luogo di passaggio in cui i libri sostavano per poi intraprendere nuovi viaggi; sono una lettrice onnivora che ha sempre frequentato la biblioteca comunale o persone che le prestavano libri: i miei scaffali hanno visto passare classici, libri per ragazzi, poi narrativa contemporanea; Henry James e le sue miriadi di parole cedevano il passo a Carofiglio, Jane Austen faceva il paio con Bianchini, Vecchioni si poggiava a Grossman, Oriana Fallaci faceva spazio alla Mazzantini… E’ stato così per anni e continua ad esserlo tutt’ora. Non ho mai sentito la necessità di tenere i libri letti in bella mostra, tutti lì impilati per ricordarmi che sono lettrice o dimostrare agli altri quanto leggo. Ho invece sempre pensato che noi siamo le uniche vere librerie da mostrare: siamo l’insieme dei libri letti, sfogliati, assaporati o odiati; siamo le parole di cui ci nutriamo e quelle che amiamo; abbiamo scaffali invisibili in cui posizionare i libri letti, non per colore o autore né ci importa la casa editrice ma conta solo l’emozione: alcuni finiscono sul cuore, sono i nostri preferiti, quelli che adoriamo e lasciano un segno indelebile; alcuni li mettiamo sotto i piedi (metaforicamente, ovvio) e sono quelle storie noiose o tremendamente brutte che abbiamo lasciato a metà o forse nemmeno siamo riusciti a terminare; un paio ci rimangono impressi negli occhi, talmente verosimili da sembrare di averli vissuti o quantomeno visti al cinema, in una personalissima pellicola; ci sono quelli che portiamo in mano, nuove letture che abbracciamo e teniamo strette nella speranza che ci sorprendano; nella testa c’è forse lo scaffale più pesante quello dei libri che ci hanno portato a riflettere, con cui abbiamo affinato il pensiero o arricchito il nostro bagaglio di conoscenze…

Insomma, a chi serve tenere i libri in mostra, ben posizionati? Non sono oggetti di cui far semplicemente sfoggio, un qualcosa su cui piazzare il bollino del possesso; i libri letti rimangono anche se non sono in libreria. Certo anche io guardo le foto estasiata, visito biblioteche anche solo per respirarne il senso di benessere che dà l’essere circondati da carta stampata; sono vittima dell’acquisto compulsivo di libri e adoro averne in giro per casa ma non vorrei mai che diventassero solo oggetti da mostrare, uno status symbol; sono parte di me e non devo dimostrare niente a nessuno né mi sento migliore ad altri per questo.

Invece mi sembra che ultimamente si consideri la lettura come un qualcosa per cui distinguersi, si riduce tutto all’apparire e lo trovo tremendamente triste. Bellissime le foto che girano,son artistiche,colorate ma vorrei vedere più persone-libreria in giro, persone belle che sanno parlare e confrontarsi e dedicano del tempo alla loro passione senza ostentazione o rivalità.

Ma forse siamo nell’epoca sbagliata, non si vive più nulla con la giusta intimità e attenzione. Siamo tutti vittime della rapidità e della condivisione continua, immobilizzati in foto perfette ma ritoccate.

Paradossalmente il realismo è diventato materia per i sognatori.