Imparare dagli errori


Ieri. Sabato, 50° all’ombra, saldi estivi, aria condizionata flebile all’interno dei negozi. Io che mi aggiro tra gli scaffali cercando di evitare persone maleducate, passeggini spinti come se fossero sfollagente, stampelle mal riposte che diventano armi di distruzione…

Oggi. Domenica, 50° percepiti, casa!, aria condizionata ben impostata, silenzio. Io che me ne sto comodamente spiaggiata in camera a fare una maratona di Sex and The City: tv e dvd alla mano, il resto non conta.

Ecco, secondo me questo è imparare dai propri sbagli: è da stupidi andare in giro di sabato (sì,anche se è l’unico giorno che hai avuto a disposizione per fare un giro di shopping e cercare di comprare ciò di cui avevi bisogno); è da persone intelligenti starsene a casa in compagnia delle mie Ragazze. 

Ammettere i propri errori e far di tutto per porvi rimedio, maturità! 😛

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Un euro valeva tutto ciò?


Il caldo è arrivato tutto insieme, in ritardo ma con decisione. E ovviamente l’idea più geniale che ci potesse venire era quella di affrontare il primo sabato estivo – con i suoi 40° percepiti – non in qualche bar refrigerato a fare aperitivi serali, né al mare, no, ma andando al Centro di Roma con i mezzi, nel primo pomeriggio, per raggiungere un museo abbastanza sconosciuto nascosto nella rigogliosa Villa Borghese.

Arrivate all’interno del parco la prima panchina all’ombra è stata nostra “Cinque minuti, riprendiamo fiato e poi ci avviamo alla ricerca di questo piccolo edificio,eh?!” Però lì vicino al laghetto si stava bene, a gambe incrociate sulle assi della panchina, con i raggi del sole che si incastravano tra le chiome degli alberi perdendo così la loro potenza, un soffio di vento che di tanto in tanto passava di là…

Poi arriva lui, l’uomo delle rose. Ne avevamo schivati già altri, ma questo si avvicina silenzioso interropendo il nostro chiacchierare intimandoci di Comprare Rosa, Compra bracciale e rosa un euro. No grazie. Una sola. No grazie. Una sola, pochi euro. No grazie. TU DEVI comprare. NO!!! Al che ci fissa, lo fissiamo, diciamo un ulteriore no e dopo cinque o dieci minuti di trafila, con lui che continuava a farsi più vicino e insistente, decide di andarsene, agitando il braccio e maledicendoci in chissà quale lingua; inveiva nella nostra direzione con fare cattivo, si percepiva il suo disappunto e rancore. E il bello è che con nessun altro lì intorno è stato così insistente o pedante!

– Ci starà augurando ogni male vero? – Vero! 

Ed è così che accadde ciò:

  • Era ormai tardi per il museo che avrebbe chiuso di lì a qualche minuto quindi saremmo dovute ritornate, il tempo ci era volato, poco male.
  • Linea del tram sospesa, autobus sostitutivi per via dei lavori in corso. Abbastanza fattibile, lo sapevamo, anche all’andata è stato così.
  • Arriviamo in fermata aspettando un Atac per ben 50 minuti per poi accorgerci che dietro cespuglio e i suoi rami era appeso un cartello giallo, piccolo, con una correzione a penna che segnalava che sì, linea tram sospesa e sì, autobus sostitutivi MA  lì non sarebbe passato alcun autobus, il percorso era deviato a via xy. OTTIMO.
  • Prese dalla fretta, dato che ormai stavamo per perdere anche l’ultimo treno della giornata, decidiamo di attraversare di corsa la strada , non sulle strisce, non al semaforo! proprio in mezzo alla strada per prendere al volo il pullman direzione capolinea che stava passando in quel momento dalla parte opposta. MA inavvertitamente incastro il piede nel binario del tram per rovinare poi sul marciapiede; con grande classe eh, ma pur sempre a terra son finita!! Per fortuna ho avuto la prontezza di non cascare di muso ma adagiarmi di lato finendo per sedermi elegantemente a terra! (Per quanto possa essere elegante una caduta in mezzo alla strada, ovvio) Ne consegue una mano indolenzita dall’atterraggio ma nulla più.
  • Mi tiro su, saliamo sul pullman di corsa e scendiamo ad una fermata a caso, costrette a camminare- per non dire volare- fino alla Metro A.
  • Gradi percepiti millemila, lì sottoterra, folla di turisti, marasma generale. Dobbiamo anche cambiare la linea metro. Incubo. E mentre siamo intente a esclamare “abbiamo perso museo,atac, treni, vita!” un gruppo di francesi sulla scala mobile accanto la nostra pensa bene di attaccare a cantare un motivetto da Chiesa, con tanto di battimani allegria e melodia annessa che rimbombava disperdendosi nei cunicoli della metro.

ECCO in quel momento ho iniziato a ridere, tantissimo, fino a piangere perché la giornata aveva preso una piega del tutto inaspettata e una colonna sonora del genere con un tempismo così perfetto ce la meritavamo davvero.

Conclusione: tutte queste sfighe per un cazzo di euro e una rosa appassita rifiutata! Ma non era meglio comprarla anziché farsi maledire? E soprattutto, non è il caso che ci convertiamo agli aperitivi serali al pub vicino casa anziché fare le alternative alla ricerca dei musei sperduti e chiacchierate al parco?!

Meditiamo gente. E ricordate, se pensate di aver una pessima giornata sappiate che finché un maghrebino non vi maledirà sarete al sicuro (o quasi).

Passano i mesi ma le stagioni no. 


Ottobre ha voglia di vederci andar in giro scollacciati ancora per un po’. Il sole caldo di questi giorni infuoca le nostre giornate cittadine.

Io son vestita estiva, avvolta in una canottiera oversize ma di un arancione sgargiante perché l’autunno ormai è uno stato d’animo, non una semplice stagione e non si può ignorare solo perché fa più caldo del dovuto. 

Però mi son anche tuffata in una nuvola di profumo primaverile, di quelli agrumati e floreali che danno il meglio di loro quando, a contatto con il calore della pelle, sprigionano quel delicato aroma inebriante a cui è difficile resistere. È ottobre ma non importa, i mesi si alternano senza sosta mentre noi siamo come le stagioni: indugiamo più del dovuto, siamo imprevedibili, seguiamo il ritmo dettato dal nostro personale istinto…

Per cui oggi mi vesto estiva, indosso colori autunnali, profumo di primavera. Ci vorrebbe un tocco invernale ma non son pronta a cacciar fuori le mie mega ciabatte pelose, quindi facciamo che per oggi mi fermo qui e indosso i miei stivali di sempre?! 😜

L’inevitabile ♡


Seduta sullo scalino di granito luccicante, con un vento quasi settembrino che scompiglia senza irruenza. La serata prende i toni bluastri di fine estate, quelli delle giornate che si accorciano e delle nuvole che striano il cielo. Una luce lampeggia a intermittenza fino a che non trova stabilità, il lampione può fare il suo dovere. Mi cingo un un abbraccio autoimposto per proteggermi dal freddo. Che non è vero freddo,  un semplice accenno di brividi che solo la montagna sa regalare dopo tanto caldo; e alla fine è anche piacevole.

Penultima sera qui, di quelle che sanno di malinconia e ritorni a casa. Sono in quel limbo emotivo tra la voglia ripartire e quella di non lasciare mai questo posto; la vita quotidiana chiama, anche se i saluti non sono mai stati il mio forte.

Rimarrei volentieri così, ferma in questo attimo solitario tra la strada deserta e il chiacchiericcio che proviene dalle finestre di casa. Solo il vento di compagnia.

Ma so bene che non è possibile, per cui mi crogiolo solo un altro po’ e come sempre lascerò che l’inesorabile scorrere del tempo fagociti anche il mio ultimo giorno di permanenza qui.  ♡

Stesso mare, stessa spiaggia… E una me diversa.


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I piedi affondano nella soffice sabbia del bagnasciuga che viene costantemente sommersa dall’acqua cristallina e tiepida. Il vento sembra spingermi verso il sole. Cammino avanti e indietro per un lungo tratto di spiaggia con andatura lenta e composta. Seguo il ritmo del mare. Onda passo onda passo. Il rumore del vento porta con sé acqua, sale, un sibilo inconfondibile eppure sempre diverso. Sono immersa nella lettura del romanzo che ho scelto di portare con me stamattina. Leggo, cammino, mi godo il luogo. Attimi perfetti, dovrebbero essere infiniti. Incontro poche  persone che mi schivano con aria divertita, altri son incuriositi. Per me non c’è nessuno, siamo solo io il libro e il mare. Cammino e leggo come se fosse la cosa più naturale del mondo, come se non avessi fatto altro per tutta la vita.
Son tornata al punto di partenza, alzo gli occhi dal libro e il mio sguardo si incrocia con quello di un giovane bagnate. Sorride, sorrido. Può indugiare quanto vuole sulla mia figura non mi importa, al mare si deve essere liberi di apparire sinceramente imperfetti senza paranoie inutili. Passo una mano tra i capelli sconvolti dal vento: Il caldo non ci dà tregua, decido tuffarmi nell’acqua trasparente, non per sparire o nascondermi bensì per esser parte per un attimo di questa vera bellezza.

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Sere D’estate


Lo smalto rosso che luccica ad ogni movimento, gesticola tanto, la mano si muove imperterrita come a disegnare nell’aria uno schema di quel fiume di parole che sta pronunciando. Con l’altra mano tiene a mezz’aria una fetta di pizza, fragrante e ben condita a giudicare dal modo pericoloso con cui tende verso il basso. Il rossetto sbiadisce ma il sorriso è sincero. Sono una coppia di amiche, occupano un tavolo piccolino ma caotico, assorte dalle loro risate e da quel continuo parlottare complice.  Parlano veloce e mangiano piano. Il vento leggero rinfresca l’aria, l’umidità della sera è scesa, si sente sulla pelle nuda delle braccia…

Una delle mie sere d’estate è andata più o meno così. Troppo intensa per metterla per iscritto, troppo bella per farla scappar via come se nulla fosse. Alcune sere d’estate sono condite di perfezione imperfetta, sono belle per via di qualcosa che non si può spiegare, c’è, lo hai sentito e questo basta.

Le sere d’estate finiscono con una lenta passeggiata a notte fonda, con la promessa di esserci sempre e l’ultima risata che si perde in uno sbadiglio silenzioso.

La luce flebile dei lampioni accarezza due sagome barcollanti, l’euforia rende instabili.

 

 

|| Pausa


Ultimo esame della sessione alle ore 17 del 21 luglio. Il Termometro segna i 40 gradi. L’aria condizionata della macchina è così forte che sei disposta a farti cadere le orecchie pur di trovare refrigerio. Perché sì, ti accompagnano in macchina (anime buone!!!)

Cosa non si fa per l’università eh? Son andata a prendermi la mia estate… E me stessa. Non ho ancora programmato nulla, davanti a me ho almeno quattro settimane da riempire ma voglio decidere strada facendo cosa fare, come e quando. Avere del tempo a disposizione adesso è strano, sembra infinito, quasi rubato, non mio. Ho da recuperare molto, tutto ciò che nell’ultimo periodo è stato accantonato.
Oggi ovviamente primo giorno senza sveglie impostate e mi son comunque svegliata alle 7:00 perché la tensione è ancora in circolo; ma almeno la mia ruga sulla fronte da tipa sempre corruciata e preoccupata sta scomparendo per cui non mi lamento, la ripresa passa anche da queste piccole cose. 🙂