Sere D’estate


Lo smalto rosso che luccica ad ogni movimento, gesticola tanto, la mano si muove imperterrita come a disegnare nell’aria uno schema di quel fiume di parole che sta pronunciando. Con l’altra mano tiene a mezz’aria una fetta di pizza, fragrante e ben condita a giudicare dal modo pericoloso con cui tende verso il basso. Il rossetto sbiadisce ma il sorriso è sincero. Sono una coppia di amiche, occupano un tavolo piccolino ma caotico, assorte dalle loro risate e da quel continuo parlottare complice.  Parlano veloce e mangiano piano. Il vento leggero rinfresca l’aria, l’umidità della sera è scesa, si sente sulla pelle nuda delle braccia…

Una delle mie sere d’estate è andata più o meno così. Troppo intensa per metterla per iscritto, troppo bella per farla scappar via come se nulla fosse. Alcune sere d’estate sono condite di perfezione imperfetta, sono belle per via di qualcosa che non si può spiegare, c’è, lo hai sentito e questo basta.

Le sere d’estate finiscono con una lenta passeggiata a notte fonda, con la promessa di esserci sempre e l’ultima risata che si perde in uno sbadiglio silenzioso.

La luce flebile dei lampioni accarezza due sagome barcollanti, l’euforia rende instabili.

 

 

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Una bimba cresciuta


La sveglia impostata alle 6 e 45. Presto ma non prestissimo. Poi la colazione veloce, sta volta senza perdere tempo a fare zapping tra serie tv sulla Swat Americana e le news di SkyTg24. Una passata leggera di mascara e niente capelli accroccati alla meno peggio. Lenti a contatto e via gli occhiali. Raccogli libri penne e quaderni ma non per metterti a studiare in terrazzo al sole, no, devi correre al prendere il treno e poi l’autobus e poi percorrere l’ormai abituale strada che ti porterà là dove tutto ha sempre inizio: la tua facoltà universitaria. I corsi sono ricominciati e sei di nuovo studente h24 che si divide tra lezioni, chiacchierate, nuove conoscenze e vecchi incontri, sorrisi finti e risate vere, momenti di noia,panico e poi euforia! È un mix indescrivibile di sensazioni. E stamattina eri in ansia, un po’ come quando tornavi a scuola dopo le vacanze, lo sai cosa ti aspetta, non vai in un posto nuovo, ma tu non ti senti mai abbastanza pronta, abbastanza preparata, abbastanza all’altezza. Ed era quel tipo di ansia che provavi da bambina, niente di improponibile ma un leggero fastidio che ti pesava sul cuore e nella pancia. Mi son ricordata di quanto mi spaventasse il rientro a scuola dopo settimane di pausa, mi sembrava che non fossi più capace a scrivere o studiare, a stare attenta o magari che potessi non ritrovare più gli amici di sempre.Sicuramente allora non avrei mai pensato possibile ricordare certi momenti con un sorriso appena accennato e invece eccomi qua a ripensare con divertimento e un pizzico di nostalgia alla me piccina,imbronciata e quasi spaventata di anni fa. E la me imbronciata,quasi spaventata e cresciuta(ma non troppo) di oggi fa un occhiolino a quella di ieri perché le situazioni son cambiate ma certe attitudini rimangono immutate e tra bimbe preoccupate bisogna farsi forza. ❤  

Importante è saperlo 


Momenti di sconforto cosmico cedono il passo ad attimi in cui mi sembra possibile anche conquistarlo sto benedetto cosmo,perché no?!

Per cui se mi dovessero chiedere come stai? -che è ,tra l’altro, una delle domande più discusse della storia,ma approfondiremo in un’altra occasione-  la mia risposta potrebbeessere sto confusa.

Come dico spesso, sono una che procede in maldestro equilibrio su tutti i suoi squilibri; insomma sono ‘na “squilibrata”! 😀 Ma l’importante è saperlo e va bene così…

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Io dopo questa lettura.


Alcuni libri ti entrano dentro. Non sei tu a sentirti parte della storia, no, solo le storie narrate che si fanno spazio tra i tuoi organi,fra i tuoi sentimenti,fra il tuo vissuto e si piazzano lì,per non andarsene. I libri così anche da chiusi ti osservano,hanno un peso nella tua giornata.

E’ difficile da spiegare ma io avevo proprio un peso sul cuore mentre andavo avanti con la lettura e capitolo dopo capitolo venivo rapita dal racconto;anche nel momento in cui interrompevo la lettura rimaneva aperta la storia,la mia mente ritornava sempre lì. Assurdo,con tutto quello che avevo da fare…

Non si può fare una recensione di questo libro,scritto bene,lineare,divertente a tratti emozionante… Tutte cose scontate. Non è una classica storia d’amore, è una storia di vita di amicizia di sofferenza. E’ qualcosa che va letto e assimilato. Non fatevelo spiegare da me. Leggetelo.

Date una chance a Will e Louisa, vi sconvolgerà scoprire quanto un libro possa cambiare la vostra routine. Non solo per quello che c’è scritto ma soprattutto per tutto ciò che comporta,per quello che di non scritto emerge dalle parole stampate e vi rimane dentro.

E non so che altro dire se non quello che ho scritto in questo post vago e forse poco chiaro,perché io ho appena concluso il libro e sono qui con il magone che mi assale e gli occhi lucidi ad abbracciare un libro terminato in due giorni o poco meno. Perché quando una storia trasmette un’emozione c’è sempre una reazione, non si rimane indifferenti.

Non è un romanzo d’amore classico,non è patetico né scontato. E’ solo da scovare e leggere.

Io prima di te è sicuramente uno dei libri più belli letti fino ad oggi e sono grata a Jojo Moyes per la delicatezza con cui ha creato il romanzo e perché non avrei cambiato una virgola di questa sua storia: perfetta nella rapidità con cui vengono raccontati alcuni avvenimenti,perfetta la sintonia che si crea e come viene presentata quella labile linea che separa in maniera precaria due condizioni simili e differenti ovvero l’essere effettivamente paralizzati e la paralisi della vita dovuta alla paura o all’abitudine;perfetti quei piccoli dettagli che sembrano essere messi lì a caso ma che in realtà hanno un loro peso ed occupano un loro spazio; non cambierei nemmeno il finale perché dopo queste quasi 400 pagine penso che non si possa criticare ma solo provare a capire;si può non essere d’accordo ma sicuramente non si può discutere su quello che accade.Va accettato ed assimilato.

Chi lo ha letto o lo leggerà mi saprà dire. ♡ ioprimadite.jpg

Elenchi


A quella che tempo fa era una mia amica era stato consigliato di scrivere su un diario una lista giornaliera di cose belle e cose brutte  accadute durante la giornata per rendersi conto che ogni giorno succedevano molte cose e le belle sono quelle che solitamente ci sfuggono di vista,oscurate dalle cattive emozioni ed un eccessivo occhio critico. In questo modo ci si può rendere conto cosa ci è accaduto in 24 ore,puntando l’attenzione su piccoli dettagli che ci hanno reso felici e magari constatando che in fondo la giornata non è proprio tutta da buttare.

E’ una pratica molto diffusa, girovagando su internet, sui social, sono molte le foto e le condivisioni che rappresentano queste liste giornaliere, con tanto di metodica decorazione ,suddivisione e quant’altro.

Qualche volta ho pensato anche io di abbracciare l’idea, di scrivere le mie liste giornaliere, magari non sempre, magari solo per un periodo… magari no!

Non ho mai avuto coraggio di concretizzare la cosa. Insomma, e se a fine serata mi mettessi di fronte al foglio bianco, penna alla mano e non mi venisse in mente nulla di positivo? E se, peggio ancora, non avessi nulla da scrivere in generale? Mi ritroverei a fissare due colonne vuote, dimostrazione che la mia giornata è stata sprecata e quindi sia priva di significato…

Non so come reagirei; un conto è vedersi scivolare via le giornate davanti agli occhi, con il calendario che lancia via fogli all’impazzata e poi arrivare a fare un punto della situazione a ritroso,sommario, senza impegno. Ma diverso è fare stime giornaliere…

original_keep_calm_3O forse sbaglio io. Non dovrei vederla come una valutazione, in fondo non ci sono voti da assegnare e può capitare che in alcune giornate si viva a risparmio energetico, senza malumori né risate! Dovrei viverlo come un allenamento con me stessa, un po’ come quando si scrive una pagina di diario solo che in questo caso sarebbe più schematico,con meno fronzoli.

Non lo so, per ora continuo a pensarci su… D’altronde carta e penna non mancano mai da queste parti, ogni momento potrebbe essere buono per adoperarle.

 

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Introduzione alle pagine bianche per i nuovi capitoli con cui proseguire la storia.


Se avessi scritto questo post il Primo Gennaio sarebbe stato un post allegro e allo stesso tempo malinconico per via delle feste finite,tante risate accumulate, della combriccola di amici sciolta, ognuno a casa sua e tanto su cui riflettere e pensare…
Se lo avessi scritto il 2 gennaio sarebbe stato un post colmo di positività e buon umore: primo giorno di contatto con la realtà, si ricomincia con la routine o qualcosa che le somiglia, buoni propositi per il futuro e la voglia di vedere le cose nella maniera giusta, niente negatività ma solo oggettiva passione e volontà di farcela, di vedere il positivo che il futuro cela.
Se lo avessi scritto il 3 Gennaio sarebbe stato noioso,la pigrizia e il languore della domenica fagocitano qualunque altra cosa.
E quindi vi scrivo a notte fonda a metà strada tra due settimane,metà strada tra due giornate,metà strada tra sogno e realtà!
Il primo post dell’anno. Chissà cosa dovrebbe contenere, quale emozione o sentimento dovrebbe predominare. In realtà non ho buoni propositi da elencarvi, quest’anno ho voglia di prefissarmi obbiettivi strada facendo. Già mi mancano le caotiche giornate festive e devo ancora abituarmi all’idea di un ritorno alla quiete quotidiana. Che poi Lo stacco tra un anno e l’altro secondo me non lo si nota tanto nella notte tra il 31 dicembre e il 1 gennaio. Bensì più avanti, tra qualche settimana o mese, quando avremmo confronti da fare, quando dire “l’anno scorso” avrà effettivamente un certo peso nella nostra esistenza, quando il mese avviato ci darà soddisfazioni o qualche delusione; insomma io non mi sento una da anno nuovo, nuova me. Penso che questi nuovi 366 giorni davanti a noi siano sì come delle pagine bianche su cui scrivere ma penso anche che sia impossibile lasciare il passato tutto dall’altra parte, non c’è un taglio netto tra un anno e l’altro come invece il calendario ci vuol far credere; è un susseguirsi di giorni, un susseguirsi di me,la stessa me che va avanti e si evolve… E la scrittura di queste pagine bianche darà i suoi frutti solo se si rammentano i capitoli precedenti.
È il continuo di una storia già avviata che accetta cambiamenti ed imprevisti, non è un nuovo inizio.

classifiche

Caro amico ti scrivo…


…cosi mi rilasso un po’.

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Ieri ho iniziato ad abbozzare i primi biglietti di auguri che accompagneranno i miei regali di Natale. Ci tengo particolarmente ai biglietti di auguri che scrivo rigorosamente  a penna…Li compilo spesso prima di avere tra le mani il regalo per il destinatario. Sono quasi più importanti del regalo stesso(ovviamente solo secondo me). Raramente mancano e non sono mai uguali per tutti.

Non sono una che si lascia andare spesso a esternazioni sdolcinate o eccessive manifestazioni d’affetto, sono emotivamente stitica, se vogliamo dirla tutta. Però sono fermamente convinta che certe cose vadano dette e metterle per iscritto è più facile che dirle ad alta voce..Inoltre lo scritto lascia un segno indelebile. Spero che questi bigliettini siano riletti con il passare del tempo,ritrovati in qualche cassetto o raccolti in apposite scatole e allevino le mie mancanze, lasciando un promemoria a lunga durata.

Mi piace molto scriverli, scelgo le parole con cura, mi lascio ispirare dall’emozione del momento, li rileggo,aggiusto, decoro,scelgo la carta e l’esposizione migliore.Detta così sembro un po’ maniacale e  forse lo sono.

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A volte li imbusto in anonimi e semplici biglietti bianchi, quando voglio che le parole prevalgano sul resto. Altre volte li creo in un susseguirsi di post-it, che sono il mio personalissimo marchio di fabbrica,un mio segno distintivo(tramite post-it scrivo tutto, li lascio in giro per chiunque e per qualunque appunto personale o meno), altre volte compro simpatici biglietti prestampati in cui aggiungo un mio sintetico tocco, infine accade anche che li crei di sana pianta con cartoncini,stampe e immagini scelte ad hoc.. Ma quest’ultima è un’eventualità rara perché in quanto a doti artistiche e manualità non me la cavo assai bene.

Per quest’anno non ho ancora deciso come recapitarli,in che colore scriverli. L’altro giorno sbirciando su Instagram  ho scoperto che negli store Tiger vendono un kit per chiudere le buste in ceralacca!!! Sono veramente tentata ad acquistarlo. Sarebbe un tuffo in quel passato che tanto mi affascina e che non ho vissuto. Comunque non so se troverò tempo per questo acquisto azzardato.

Per adesso conservo in agenda le mie bozze d’auguri, è il caso che inizi a preoccuparmi anche di trovare dei regali con cui accompagnare i bigliettini.

Proprio ieri leggevo un articolo/storia in cui si parlava di regali di Natale e idee personalizzate; una frase mi ha colpito molto Senza saperlo entrambe si resero conto che il regalo migliore si compra senza pensarci troppo”Boh, sarà che io sono sempre così indecisa su cosa comprare per chi: mi piace fare regali utili,che siano adatti alla persona e allo stesso tempo piacciano a me, ché non compro mai ciò che per prima non mi abbia conquistato. Forse dovrei davvero iniziare a non pensarci troppo e farmi guidare dall’istinto del momento.

Per ora l’unica cosa facile e depennata dalla lista di cose da fare è la stesura dei bigliettini, per il resto si vedrà.

Voi ne scrivete? Vi piace riceverne? O non ci fate nemmeno caso??

Sono tutta orecchie(o forse è meglio dire occhi,per leggervi) 🙂
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