L’aggiustatutto. Attenzione, non fatelo a casa!


Per onestà inizierei col dirvi che ho un brutto rapporto con i lavandini. Per ben due volte mi è caduto un tagliaunghie nel lavandino e ho rotto il tubo sottostante per recuperare quel minuscolo oggetto. Entrambe le volte era Ferragosto, tanto per aggiungere pathos alla situazione già abbadtanza spiacevole di per sè. Ma sono sopravvissuta malgrado l’odio feroce dei miei; diciamo che adesso lo raccontiamo finalmente ridendoci su. Lì per lì, tra acqua che rovinava i mobili, inangibilità del lavandino in pieno agosto e cose rotte diciamo che me la sono vista brutta. 

Ma lasciamo perdere il passato e parliamo di oggi. 

Il rubinetto del bagno di camera mia gocciava. Costantemente. Odio gli sprechi d’acqua anche se sono solo gocce. Dunque decido che posso cavarmela da sola e risolvere il problema: inizio a svitare l’aggeggio che si trova alla fine del rubinetto e scopro che è composto da altri aggeggi a loro volta incastrati tra loro. Li osservo senza sapere cosa abbiano che non va dato che fino a poco fa non ero nemmeno a conoscenza della loro esistenza… Cincischio un po’ poi provo a rimontare il tutto, avvitandolo più stretto di prima, probabilmente si era allentato e per questo perdeva. Eppure gli aggeggi non entrano più a incastro nel rubinetto. Impossibile – direte voi. E lo dico anche io, perBacco! Eppure niente, provo a cambiare ordine, provo a incastrarli con forza. Nulla da fare. Nel mentre sbatto sbadatamente al rubinetto, si apre e non essendoci il filto l’acqua mi inzacchera a piena pressione ma con grande stoicità faccio finta di nulla. Non demordo, continuo a fissare il rubinetto e poi i vari pezzi che ho in mano e tenta e ritenta alla fine magicamente tutti gli aggeggi tornano a loro posto, tutto si riavvita alla perfezione. L’acqua esce e non goccia più a rubinetto chiuso.

Però aspetta, cos’è questo tondino nero?! Mi sa che è la guarnizione in gomma del rubinetto… Interessante. 🤔 Che ci fa lì? Forse è per questo che ora gli altri aggeggi rientrano alla perfezione nell’incastro: questa cosina nera occupava spazio!!

Ora, voi capite bene che non so nulla di idraulica, non so i nomi delle parti che compongono un rubinetto (aggeggio è il termine tecnico più specifico che il mio vocabolario mentale mi ha suggerito) eppure ho sistemato un rubinetto. Ho salvato migliardi di goccioline d’acqua. E questo mi rende felice.

Diapositiva di me che aggiusto cose.

Amici, la guarnizione in gomma era il problema. Chissà perché ce l’hanno messa se senza funziona tutto meglio? Eh chissà, non ho trovato ancora risposta e la mia breve impresa da idraulico si conclude qui.

(Per scaramanzia comunque ho deciso di conservarla, sia mai che torni utile😂) 

Buona domenica!!

Vena artistica non pervenuta


Quando ero a scuola, ai tempi delle medie, la mia professoressa di arte disse che noi ragazze eravamo avvantaggiate dal punto di vista creativo, perché sapevamo truccarci e giocavamo con i colori,sperimentavamo da sempre… Inutile dire che a Arte ero una chiavica e che mai come allora mi son sentita solidale con gli uomini, perché oh, niente,con i trucchi non avevo dimestichezza. E in questi due lustri e mezzo davvero poco è cambiato.

1Non so se usate Instagram, io abbastanza e in certi periodi perdo ore del mio tempo a guardare video dalla durata di un minuto scarso in cui gente cambia letteralmente faccia con il solo ausilio del giusto make up e della vena artistica. Io li guardo come se fosse magia. Da quando poi è partita la moda del contouring applicato ad ogni sporgenza del corpo, che ve lo dico a fare, meglio degli effetti speciali del cinema.

Trovo sorprendente come con gesti semplici, veloci, decisi loro riescano a creare cose così belle, sentendosi a loro agio.

Io dalle medie mi sento risuonare in testa la frase della prof e mi rammarico di non avere la vena artistica. Sono così, una tipa acqua e sapone ma non per scelta,perbacco!!

Non so nulla di pennelli da mille nomi e forme, spugnette, terre; mi trucco con le dita come si faceva da bambine,un ombrettino neutro,linea di matita, mascara e ciao. Fine dei giochi. I miei trucchi stanno tutti in una mano,volendo…

Forzatamente semplice. Però son affascinata dal mondo del trucco, da tutto quel brillare, l’abilità dello sfumare più colori insieme per rendere lo sguardo interessante, il viso luminoso, le labbra più importanti con il rossetto abbinato ad altri di diversi colori,formule,densità…

3.gifIo nemmeno mi ci so vedere con il rossetto. Ho trovato solo di recente un colore che mi sembra portabile, piacevole, con cui esco di casa volentieri senza sentirmi appariscente. Ed è diventato il mio miglior amico, vero. Però per il resto, boh, non son capace a far nulla.

In quegli anni una tipa di classe mi disse che secondo lei sarei potuta migliorare tanto ma non mi applicavo abbastanza, somigliavo a Ugly Betty secondo lei, “Bada bene,lei è carinissima se vogliamo dirla tutta ma non lo scopri da subito perché si concia male,molto male”. E può anche darsi che sia vero eh, però non fa mai piacere sentirselo dire a quell’età,soprattutto quando usi la parola carinissima pronunciata con quel suono stridulo e falso. Ora potrei anche riderci su perché in fondo ho una consapevolezza diversa di me stessa, ma in quegli anni… mmmm…

Ovviamente ha continuato a stuzzicarmi finché non mi son presa la mia rivincita, facendola piangere davanti a tutti in una giornata qualunque quando ha tentato di trattarmi male per l’ennesima volta, mi son bastate due paroline dette bene senza nemmeno alzare la voce,perché “Bada bene, sono simpaticissima e carinissima eh, ma non lo scopri finché non mi fai arrabbiare” 😁

Ora ho divagato… E quindi niente, in conclusione che dico? La tipa si era sbagliata, non son migliorata abbastanza nel trucco, ho da sempre saputo abbinare meglio le parole tra loro che i colori dell’ombretto,perché ho sempre sostenuto che le parole fossero importanti, un’arma validissima che forse non giova all’estetica come un trucco ben fatto ma sicuramente utilissima per far piangere le bimbe cattive e strappare qualche sorriso ogni tanto, e per oggi rigorosamente senza rossetto, nature!!!! giphy (1).gif

 

Ridi che ti passa


Ci sono giorni in cui canti,canti tanto,tutto il giorno; canticchi le canzoni del momento,le tue canzoni preferite e anche le canzoni di cui non consoci il testo,perché no?

E poi ridi,per davvero,di quelle risate che ti svuotano la testa e riempiono il cuore. Sorridi anche con gli occhi.

Decidi che puoi benissimo essere allegra e la parte difficile di te,quella scontrosa,annoiata,spaventata,preoccupata può essere messa in un angolo.

Parli,ascolti,ti racconti e ti perdi a pensare ad altro,con il rischio che qualcuno ti sorprenda altrove.

Le giornate così finiscono con te davanti ad uno specchio,in procinto di struccarti: ti osservi e noti la matita nera sbavata all’angolo dell’occhio, le labbra che sono ancora vagamente rosse,le occhiaie che iniziano ad avere la meglio sul fondotinta…  Il dischetto imbevuto di acqua micellare si porta via brillantini,mascara,rossetto, lentamente come se fosse un’ultima carezza. Ora siete rimaste davvero solo tu e il riflesso di te stessa,nessuno è lasciato in un angolo.

Ma te lo concedi un ultimo sorriso,che domani sarà un altro giorno (difficile) e per giunta lunedì!!

 

Sentirsi ok


In alcuni giorni evita gli specchi o qualsiasi superficie sia in grado di restituirle una qualsivoglia immagine di se stessa. In altre occasioni perde tempo a specchiarsi ovunque, soppesa col lo sguardo ogni centimetro di sé, con aria critica ma non solo. Capita anche la giornata in cui una veloce occhiata le basta per sentirsi ok, sono le occasioni in cui scende a patti con se stessa e con quello che è, si accetta malgrado tutto, se ne fa una ragione e prosegue oltre,sa che le va bene così,senza mentirsi.
Ma Sentirsi ok non è facile, lo aveva capito. La bellezza se riguarda noi stessi diventa un meccanismo mentale,ormai lei lo sapeva, nulla poteva farle cambiare idea se non la sua stessa mente. Eh, ma alla testa non andava quasi mai di collaborare. E così ogni giorno è diverso, ogni volta si sveglia con una nuova conspevolezza di sé o con qualche insicurezza in più. Ed il cambiamento è repentino, improvviso, inarrestabile. Chissà se un giorno tutto questo si fermerà ed allora non farà più caso a nulla,per davvero. Chissà…

Saper leggere le persone


Le labbra rosse increspate in una smorfia di disappunto. 

Le gambe accavallate dondolano in maniera quasi automatica e costante. 

Le unghie battono leggere sul tavolo. 

I segni del nervosismo è impossibile nasconderli. Il disappunto trasuda dalle cellule del corpo.

Eppure decidiamo di non parlare, di non dare voce a ciò che ci frulla per la testa, di non sputar fuori ciò che ci pesa sul cuore. 

A volte si è istintivi, altre volte non è possibile. Crescere vuol dire anche sapere quando star zitti. Conoscendoti sai che ti servono giorni per poter ritrovare un equilibrio. 

Nel mentre il tuo silenzio furioso colpirà tutto e tutti, senza distinzione. Chi saprà leggerti noterà i segni, non avrà bisogno di parlarne. È come un’ ombra che ti segue fino a che non si dissolverà senza preavviso, una fiamma che si consuma poco a poco. Basterà un battito di ciglia, una risata inaspettata, un luccichio nello sguardo e sarà allora che tornerai di nuovo ad essere solo te stessa, accantonando il risentimento. Te ne sarai fatta una ragione ma non dimenticherai, ovvio. Avrai assimilato la lezione e agirai di conseguenza. 

Riconoscersi in un rossetto.


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Lipstick in Afghanistan è il titolo della mia ultima lettura. Le ragazze di Kabul è il titolo tradotto (male) in Italiano. In realtà la storia è ambientata a Bamiyan e non nella Capitale Afghana e di per sé non è malvagia ma ha deluso le mie aspettative: mi sarebbe piaciuto che la scrittrice –Roberta Gately– approfondisse di più i capitoli riguardo le tradizioni afghane, la cultura e magari la condizione delle donne,la loro determinazione e la loro sofferenza. Invece di tutto ciò si viene sì a conoscenza ma in maniera sommaria, quasi superficiale. Io avrei dato maggior risalto a questi approfondimenti culturali ed evitato altro. Anche il finale è un po’ frettoloso,messo insieme in maniera approssimativa… Insomma un libro bellino ma non grandioso.

Ora, sebbene la lettura non mi abbia convinto a pieno mi ha comunque colpito, in particolare riguardo al rossetto a cui fa riferimento il titolo originario dell’opera : il rossetto nel libro diviene un punto d’incontro tra le donne occidentali e  orientali, è un accessorio fondamentale ai fini della storia, un oggetto attraverso cui passa l’amicizia, la solidarietà, il senso di appartenenza ad un genere, quello femminile, che spesso viene sottomesso e annientato, è l’oggetto simbolo di forza e bellezza,non semplice makeup ma un segno distintivo. Le donne afghane posso sfoggiarlo solo durante rare occasioni pubbliche per il resto finiscono per provarlo di nascosto, o agognarlo tutta la vita. Nel libro un piccolo tubicino di rossetto viene conservato come simbolo di speranza per le generazioni future affinché le giovani bambine di oggi possano un domani indossarlo ogni giorno e sentirsi finalmente belle, sentirsi vive e non più invisibili.

Nel mio beauty non ci sono un gran numero di trucchi, ancor meno di rossetti. E’ da pochi anni che ho iniziato ad usarlo e nemmeno assiduamente. Lo metto in occasioni speciali, quelle in cui serve una marcia in più e mi sento in perfetta sintonia con me stessa. Una passata di rosso opaco sulle labbra e sembra di poter conquistare il mondo. Non è vanità, non solo. E’ un accessorio importante, me ne sono resa conto leggendo queste pagine: a volte basta una passata di rossetto per sentirsi meglio,per essere effettivamente pronte. Può sembrare una sciocchezza, forse lo è, ma è una sciocchezza importante, non so se rendo l’idea.

Insomma, il libro non so se consigliarvelo o meno, decidete voi se leggerlo, non è comunque malaccio. Ma il rossetto, beh, voi che potete indossarlo tutti i giorni pensateci su alla prossima passata di tinta sulle labbra: è un po’ di colore di cui alcune abusano,ad altre è negato, ma in cui ognuna di noi si riconosce a suo modo.

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Subite il fascino dello Chef?


Tempo fa, era mattina, facevo colazione e mi sono ritrovata  a guardare I menù di Benedetta: una replica di non so che hanno. Era in cucina insieme ad uno chef di cui non ricordo il nome ma ricordo bene cosa disse

Mi piace pensare che cucinare sia come corteggiare una donna: se non le stai dietro e le dai giuste attenzioni scappa via,si rovina tutto”

Inutile dirlo,io ero estremamente affascinata da questo uomo e la pacatezza e sicurezza con cui aveva detto queste semplici ma efficaci parole. All’improvviso sono ritrovata con la tazza fumante di caffè a mezz’aria e un espressione attonita, simile ad una che ha visto la Luce.

Mi sono resa conto che ultimamente siamo bombardati da programmi di cucina, su qualunque canale o rete li possiamo trovare tranquillamente. Inutile dirlo, Masterchef la fa da padrona, io sono una di quelle che lo guarda assiduamente.

Il mio Facebook pullula di richieste d’amicizia a chef televisivi e mi piace lasciati a loro pagine. Ed io, Gente, non so cucinare. O meglio saprei sopravvivere da sola in casa senza morire di fame ma di certo non so impiattare , decorare o fare piatti da Stella Michelin. E’ cucina da sopravvivenza la mia e pure imprevedibile( della serie non prometto risultati favorevoli).

Però gli chef hanno un loro fascino, sbaglio? Cioè l’uomo che cucina ultimamente sembra avere una marcia in più. Ovvio la tv ci propone bellocci e così è facile cedere al fascino della divisa..da chef!

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Siamo Evidentemente vittime di un condizionamento mediatico! Il buon Cracco concorda con me.

Ad esempio uno con il carisma di Cracco riuscirebbe a conquistare anche la più ostica delle donne. Con quel suo tono di voce risveglierebbe l’interesse di chiunque.

Per non parlare di un ruspante come Chef Rubio che amiche mie, che gli vogliamo dire!? Mi parla romano, è figo e cucinaaa pureeeee!!! Schermata-2014-04-18-alle-11.50.00

*vabbè questa è una delle mie foto preferite,ho giocato sporco per convincervi*

La sua è cucina di strada, cucina di casa, quella più vicina a noi, magari anche rivisitata.

Comunque oltre ad avere infatuazioni per gli chef televisivi ho anche imparato diverse cose: piccole curiosità del mondo della cucina, ricette e piatti che non assaggerò probabilmente mai né tanto meno saprei riproporre  a qualcuno ma sicuramente vedere come sono creati mi ha incuriosito. Insomma qualunque sia il programma di cucina su cui incappate se è ben fatto riuscirà a tenervi incollati alla tv, incuriosendovi e strappandovi qualche risata.

Tra l’altro quando lo chef assomiglia a Bradley Cooper io direi che ti appassioni a qualunque cosa! Oggi ad esempio sono riuscita finalmente a vedere il film con Bradley uscito qualche mese fa, Il sapore del successo( ovvero Burnt) win-5x2-bioscoopkaarten-voor-de-film-burnt-2941

Il film non è male ma non è nemmeno una storia poi così innovativa. Mi è piaciuto per via del protagonista*lo ammetto* ma anche perché fa vedere cosa veramente c’è dietro una camicia da chef: creazione,tensione,sperimentazione,duro lavoro e notti insonni.

Ora,tornando al fulcro della questione, mi sento di dire che ormai non si cerca il principe azzurro ma un uomo che sa cosa fare ai fornelli! La seduzione passa per la cucina: non vogliamo essere salvate vogliamo essere saziate! e conquistate con un duro lavoro di preparazione e creazione,magari mentre vi osserviamo spadellare. 

Anche perché dopo tutti i programmi che ho visto non avrò imparato a cucinare ma ho sicuramente acquisito occhio critico. 😉

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