Oltre la frivolezza c’è di più


“Non sono i diamanti i migliori amici delle donne: sono le scarpe”  _William Rossi_

Da bambina odiavo comprare scarpe, non mi piaceva nulla e durante lo shopping ero insofferente. Crescendo son rimasta di gusti difficili ma ho ampiamente rivalutato l’oggetto : un paio di scarpe può fare la differenza. 

Ci metto ore, se non giorni, a trovare quelle che mi fanno brillare gli occhi ma una volta scovate mi fanno sentire bene. Bella, a prescindere da tutto.

Le provo mille volte in negozio; le rimetto a casa, il giorno dopo, mentre ho ancora il piagiama addosso, giusto per rimirarle ancora una volta; le indosso mentre studio in tuta seduta alla scrivania tanto per convincermi che son mie, son quelle giuste.

Sembra stupido ma a volte basta un paio di stivali per sentirsi belli e pimpanti, pronti ad affrontare le giornate più difficili con passo svelto e deciso.

Il rumore rassicurante dei tacchi è il ritmo della felicità (per oggi). 

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Women are not seeking your validation!


Oggi è uscito un mio articolo su youpopcorn.net. Vi parlo di violenza verbale e di un’artista Americana, Tatyana Fazlalizadeh, che combatte ogni giorno accanto alle donne per dar loro il coraggio di essere loro stesse e lo fa attraverso la street art.
Quante volte passeggiando per strada avete sentito fischi al vostro passaggio; quante volte sconosciuti vi hanno detto “Perché non mi fai un sorriso, sei più bella se ridi”; quanti apprezzamenti o commenti inopportuni subiamo ogni giorno? E ci pensate mai quanto ci condizionino certi atteggiamenti o quanto intacchino la nostra sicurezza, sbriciolando pian piano la nostra autostima e la consapevolezza che abbiamo di noi stesse?

Da ragazza, o meglio da donna, ci tengo molto a questo articolo e son contenta di averlo potuto scrivere!

Vi lascio il link nel caso in cui abbiate voglia di leggerlo e saperne di più sul progetto Stop Telling Women To Smile

              * Link al mio articolo *
Inoltre vi segnalo che potete trovare l’artista, il suo progetto e la sua arte su Instagram. 

Ossimori di quotidianità


La mattina si specchia: conosce le sue rughe una a una, le sue imperfezioni eppure si ostina a guardarsi. Lo sguardo accarezza il riflesso di quella figura che ogni giorno appare uguale a se stessa ma differente. Oggi chissà che imperfezione troverà e chissà cosa le piacerà. La mano passa tra i capelli scomposti, le piacciono ma non tollera che non siano mai in piega, belli come quelli delle altre. Le altre. Sa che non contano i paragoni, che ognuna ha la sua bellezza e personalità eppure i confronti sono inevitabili, per le strade ci si studia a vicenda, misurandosi con lo sguardo, soppesando ogni dettaglio. Poi si torna nelle proprie convinzioni. A suon di Chissenefrega detti con incerta convinzione.

Si trucca quel tanto che basta a sentirsi al sicuro da sguardi impertinenti anche se poi è fermamente convinta che non sarà una riga di matita a cambiarle la fisionomia, acqua e sapone sempre. Senza problemi, no?!.
Si nasconde in quei “non ho niente” urlati al mondo perché in realtà vuole che siano gli altri  a capirla senza doversi sempre spiegare. Adora parlare eppure sa benissimo che i silenzi dicono molto più di quel che sembra, servono a mettere alla prova gli altri. È a favore del dialogo eppure colpisce a suon di silenzio. A questo pensiero è inevitabile sorridere. Si trova a pensare che le piace essere indipendente e comunque vorrebbe sentirsi al sicuro, accanto a qualcuno che la spalleggi. Non perché ne abbia bisogno solo perché le piace e col tempo ha imparato la differenza tra le due cose.
Sembrano controsensi ma il realtà sono piccole sfumature di significato che rendono tutte noi così imprevedibili e confusamente Donne.  Lei come le altre e allo stesso tempo come nessuna. Cliché che si attaccano come etichette alla dicitura donne eppure ognuna di loro riesce a renderli unici e fastidiosamente divertenti. Oh, lei è fermamente convinta di essere arcigna e irresistibilmente simpatica. Altra incongruenza. Altra risata cristallina che risveglia quell’essere bambina che ogni tanto fa capolino da quell’impeccabile adulta che è col tempo diventata! Un’ Adulta- bambina. Ossimoro della quotidianità che se ne va in giro  portando appresso questo inestimabile bagaglio.

Questo E’ un brano che prende ispirazione dalle donne della mia vita, quelle che sento più vicine e al contempo simili a me.

Con questo post partecipo molto volentieri al contest “Leggere non è peccato” ideato da Silvia e Nadia e che in questo secondo anno è incentrato sulle contraddizioni femminili, come avrete ormai capito. A questo link troverete le istruzioni per partecipare, votare e i premi in palio. Avete tempo fino al 2 settembre per proporre il vostro testo. Buona fortuna a tutti! 

 

L’aggiustatutto. Attenzione, non fatelo a casa!


Per onestà inizierei col dirvi che ho un brutto rapporto con i lavandini. Per ben due volte mi è caduto un tagliaunghie nel lavandino e ho rotto il tubo sottostante per recuperare quel minuscolo oggetto. Entrambe le volte era Ferragosto, tanto per aggiungere pathos alla situazione già abbadtanza spiacevole di per sè. Ma sono sopravvissuta malgrado l’odio feroce dei miei; diciamo che adesso lo raccontiamo finalmente ridendoci su. Lì per lì, tra acqua che rovinava i mobili, inangibilità del lavandino in pieno agosto e cose rotte diciamo che me la sono vista brutta. 

Ma lasciamo perdere il passato e parliamo di oggi. 

Il rubinetto del bagno di camera mia gocciava. Costantemente. Odio gli sprechi d’acqua anche se sono solo gocce. Dunque decido che posso cavarmela da sola e risolvere il problema: inizio a svitare l’aggeggio che si trova alla fine del rubinetto e scopro che è composto da altri aggeggi a loro volta incastrati tra loro. Li osservo senza sapere cosa abbiano che non va dato che fino a poco fa non ero nemmeno a conoscenza della loro esistenza… Cincischio un po’ poi provo a rimontare il tutto, avvitandolo più stretto di prima, probabilmente si era allentato e per questo perdeva. Eppure gli aggeggi non entrano più a incastro nel rubinetto. Impossibile – direte voi. E lo dico anche io, perBacco! Eppure niente, provo a cambiare ordine, provo a incastrarli con forza. Nulla da fare. Nel mentre sbatto sbadatamente al rubinetto, si apre e non essendoci il filto l’acqua mi inzacchera a piena pressione ma con grande stoicità faccio finta di nulla. Non demordo, continuo a fissare il rubinetto e poi i vari pezzi che ho in mano e tenta e ritenta alla fine magicamente tutti gli aggeggi tornano a loro posto, tutto si riavvita alla perfezione. L’acqua esce e non goccia più a rubinetto chiuso.

Però aspetta, cos’è questo tondino nero?! Mi sa che è la guarnizione in gomma del rubinetto… Interessante. 🤔 Che ci fa lì? Forse è per questo che ora gli altri aggeggi rientrano alla perfezione nell’incastro: questa cosina nera occupava spazio!!

Ora, voi capite bene che non so nulla di idraulica, non so i nomi delle parti che compongono un rubinetto (aggeggio è il termine tecnico più specifico che il mio vocabolario mentale mi ha suggerito) eppure ho sistemato un rubinetto. Ho salvato migliardi di goccioline d’acqua. E questo mi rende felice.

Diapositiva di me che aggiusto cose.

Amici, la guarnizione in gomma era il problema. Chissà perché ce l’hanno messa se senza funziona tutto meglio? Eh chissà, non ho trovato ancora risposta e la mia breve impresa da idraulico si conclude qui.

(Per scaramanzia comunque ho deciso di conservarla, sia mai che torni utile😂) 

Buona domenica!!

Vena artistica non pervenuta


Quando ero a scuola, ai tempi delle medie, la mia professoressa di arte disse che noi ragazze eravamo avvantaggiate dal punto di vista creativo, perché sapevamo truccarci e giocavamo con i colori,sperimentavamo da sempre… Inutile dire che a Arte ero una chiavica e che mai come allora mi son sentita solidale con gli uomini, perché oh, niente,con i trucchi non avevo dimestichezza. E in questi due lustri e mezzo davvero poco è cambiato.

1Non so se usate Instagram, io abbastanza e in certi periodi perdo ore del mio tempo a guardare video dalla durata di un minuto scarso in cui gente cambia letteralmente faccia con il solo ausilio del giusto make up e della vena artistica. Io li guardo come se fosse magia. Da quando poi è partita la moda del contouring applicato ad ogni sporgenza del corpo, che ve lo dico a fare, meglio degli effetti speciali del cinema.

Trovo sorprendente come con gesti semplici, veloci, decisi loro riescano a creare cose così belle, sentendosi a loro agio.

Io dalle medie mi sento risuonare in testa la frase della prof e mi rammarico di non avere la vena artistica. Sono così, una tipa acqua e sapone ma non per scelta,perbacco!!

Non so nulla di pennelli da mille nomi e forme, spugnette, terre; mi trucco con le dita come si faceva da bambine,un ombrettino neutro,linea di matita, mascara e ciao. Fine dei giochi. I miei trucchi stanno tutti in una mano,volendo…

Forzatamente semplice. Però son affascinata dal mondo del trucco, da tutto quel brillare, l’abilità dello sfumare più colori insieme per rendere lo sguardo interessante, il viso luminoso, le labbra più importanti con il rossetto abbinato ad altri di diversi colori,formule,densità…

3.gifIo nemmeno mi ci so vedere con il rossetto. Ho trovato solo di recente un colore che mi sembra portabile, piacevole, con cui esco di casa volentieri senza sentirmi appariscente. Ed è diventato il mio miglior amico, vero. Però per il resto, boh, non son capace a far nulla.

In quegli anni una tipa di classe mi disse che secondo lei sarei potuta migliorare tanto ma non mi applicavo abbastanza, somigliavo a Ugly Betty secondo lei, “Bada bene,lei è carinissima se vogliamo dirla tutta ma non lo scopri da subito perché si concia male,molto male”. E può anche darsi che sia vero eh, però non fa mai piacere sentirselo dire a quell’età,soprattutto quando usi la parola carinissima pronunciata con quel suono stridulo e falso. Ora potrei anche riderci su perché in fondo ho una consapevolezza diversa di me stessa, ma in quegli anni… mmmm…

Ovviamente ha continuato a stuzzicarmi finché non mi son presa la mia rivincita, facendola piangere davanti a tutti in una giornata qualunque quando ha tentato di trattarmi male per l’ennesima volta, mi son bastate due paroline dette bene senza nemmeno alzare la voce,perché “Bada bene, sono simpaticissima e carinissima eh, ma non lo scopri finché non mi fai arrabbiare” 😁

Ora ho divagato… E quindi niente, in conclusione che dico? La tipa si era sbagliata, non son migliorata abbastanza nel trucco, ho da sempre saputo abbinare meglio le parole tra loro che i colori dell’ombretto,perché ho sempre sostenuto che le parole fossero importanti, un’arma validissima che forse non giova all’estetica come un trucco ben fatto ma sicuramente utilissima per far piangere le bimbe cattive e strappare qualche sorriso ogni tanto, e per oggi rigorosamente senza rossetto, nature!!!! giphy (1).gif

 

Ridi che ti passa


Ci sono giorni in cui canti,canti tanto,tutto il giorno; canticchi le canzoni del momento,le tue canzoni preferite e anche le canzoni di cui non consoci il testo,perché no?

E poi ridi,per davvero,di quelle risate che ti svuotano la testa e riempiono il cuore. Sorridi anche con gli occhi.

Decidi che puoi benissimo essere allegra e la parte difficile di te,quella scontrosa,annoiata,spaventata,preoccupata può essere messa in un angolo.

Parli,ascolti,ti racconti e ti perdi a pensare ad altro,con il rischio che qualcuno ti sorprenda altrove.

Le giornate così finiscono con te davanti ad uno specchio,in procinto di struccarti: ti osservi e noti la matita nera sbavata all’angolo dell’occhio, le labbra che sono ancora vagamente rosse,le occhiaie che iniziano ad avere la meglio sul fondotinta…  Il dischetto imbevuto di acqua micellare si porta via brillantini,mascara,rossetto, lentamente come se fosse un’ultima carezza. Ora siete rimaste davvero solo tu e il riflesso di te stessa,nessuno è lasciato in un angolo.

Ma te lo concedi un ultimo sorriso,che domani sarà un altro giorno (difficile) e per giunta lunedì!!

 

Sentirsi ok


In alcuni giorni evita gli specchi o qualsiasi superficie sia in grado di restituirle una qualsivoglia immagine di se stessa. In altre occasioni perde tempo a specchiarsi ovunque, soppesa col lo sguardo ogni centimetro di sé, con aria critica ma non solo. Capita anche la giornata in cui una veloce occhiata le basta per sentirsi ok, sono le occasioni in cui scende a patti con se stessa e con quello che è, si accetta malgrado tutto, se ne fa una ragione e prosegue oltre,sa che le va bene così,senza mentirsi.
Ma Sentirsi ok non è facile, lo aveva capito. La bellezza se riguarda noi stessi diventa un meccanismo mentale,ormai lei lo sapeva, nulla poteva farle cambiare idea se non la sua stessa mente. Eh, ma alla testa non andava quasi mai di collaborare. E così ogni giorno è diverso, ogni volta si sveglia con una nuova conspevolezza di sé o con qualche insicurezza in più. Ed il cambiamento è repentino, improvviso, inarrestabile. Chissà se un giorno tutto questo si fermerà ed allora non farà più caso a nulla,per davvero. Chissà…