Vivere un fumetto 💭


Il raffreddore di Aprile ride di te che con il primo sole caldo hai ben pensato di alleggerire il guardaroba scoprendo lembi di pelle bianca, rispondendo all’impeto del momento, alla voglia di colori sgargianti e ritrovandoti poi sommersa di fazzoletti!

Il raffreddore ad Aprile ti ha accompagnato per pochi giorni rendendoti difficile barcamenarti tra gli impegni e offuscandoti i sensi, tutti i sensi, anche l’udito. Infatti da raffreddata non sentivi bene nemmeno la tua voce, ti ritrovavi ad urlare senza saperlo… Ed è così che in un soleggiato pomeriggio infrasettimanale, ti sei trovata in una affollata sala studio, calda, satura di ansia e pensieri, di risate soffocate dietro libri e piena zeppa di librerie vetrate in cui specchiarsi distrattamente. Le finestre aperte sull’edificio di fronte restituivano flebili sospiri di vento e il chiacchiericcio di qualcuno che di sicuro non pensava agli impegni universitari in quel momento, proprio come te fino a una mezz’ora prima quando ti stavi crogiolando al sole in pausa pranzo. Guardavi distrattamente la finestra su quel panorama scialbo ma che conosci bene, sa di casa ormai. E ti accorgi che il sole sta pian piano scomparendo pensando che – no, non è possibile, non oggi che non ho con me l’ombrello- e inizi a vedere le prime gocce trotterellare giù. Al che, presa dalle tue riflessioni, esclami verso la tua amica,tra l’inorridita e lo scocciato, – Ma non dirmi che sta piovendo!- e lì, in quel preciso istante ti sei resa conto di aver urlato, sì, in un’aula studio in cui il sussurro è già rumore. Ti guardi intorno ridendo, rintanando la testa tra le spalle in segno di scuse. Il ragazzo vicino alla finestra ti ha sentita, e sì ride di te, con te, annuendo. Una nuvoletta compare sulla sua testa con testuali parole – Eh sì hai urlato, ci hai risvegliati tutti dal torpore..– La mia amica alza gli occhi al cielo, di nuovo.

Forse è il caso che la smetti di far ridere tutti nella stanza e studi un po’!

Aveva ragione lei, anche sta volta! Ma non glielo dici,la tua nuvoletta sulla testa rimane in sospeso, leggera e vuota per una buona volta 😆💭

Annunci

(No)Word(s)


Sapete perché mi piace scrivere? Perché presuppone un informarsi, un aggiornarsi, una ricerca continua e dissacrante di termini, notizie, dati certi o incerti e poi il lavoro di assemblaggio, il modo tutto personale con cui questo insieme di parole prende forma e va a creare la propria idea, il proprio modo di raccontare la storia.

Questo vale sia per i post personali che per gli articoli più seri. C’è sempre uno studio dietro, un’elaborazione che porta alla scoperta di qualcosa di nuovo. Anche un semplice sinonimo può fare la differenza, per l’articolo e per l’archivio mentale della persona che lo scrive.

Ci si arricchisce creando.

E questo è tutto molto bello fino a quando non ti ritrovi su Word a buttar giù righe e righe di un articolo da spedire entro la scadenza imminente, pensi – cerchi – elabori immersa nella serietà del momento fino a quando non rileggi l’ultimo paragrafo scritto e ti accorgi che inavvertitamente il computer ti ha evidenziato una correzione, scrivevi di fretta e avrai invertito delle lettere così che lui ha pensato bene di correggere il tuo impreciso “andiamo sul banale” in un elegantissimo “andiamo sull’anale!”.4p6uyda

Quanto è bello scrivere e scoprire che anche Word si prende gioco di te, eh? EH?

Questo è ciò che accade quando ti prendi troppo sul serio.

Storie di una povera scribacchina.

Ridete pure ma con moderazione, vi prego!!

I diversamente tranquilli


“Come stai?!”  “Sto benissimo,grazie!”

A un primo sguardo mi credereste anche. Ma un’osservatore più attento noterebbe subito le unghie smangiucchiate, faccia stravolta, la mia gamba che non si ferma un attimo in preda a chissà quale tic nervoso, e per finire,cos’è quella cosa tra i capelli?!? Ah si una matita!! Ecco l’immagine dell’ansia fatta a persona. Però ripeto, solo per attenti osservatori. Che poi è strano come il nostro corpo ci mandi in ogni maniera possibile segnali di cedimento ma niente: se noi nella nostra testa decidiamo che stiamo bene, stiamo bene. Non c’è verso di ammettere il contrario. Personalmente,quando mi capita di intestardirmi così contro me stessa, l’unica cosa che posso fare è nascondermi dietro alla frase:

“Non sono io a essere in ansia, è il mio corpo che non mi sta più dietro come una volta!! Non regge il ritmo” 😛

 Ecco.Questo è l’identikit del diversamente tranquillo: all’apparenza in pace con il mondo, ma in realtà nevrotico, ansioso, costantemente sovrappensiero e in preda a tic incontrollati. Ma tranquilli, non è contagioso e soprattutto è una situazione temporanea. Bisogna lasciarci vivere per un po’ nella nostra imprevedibilità, prima o poi torneremo “normali”.