Il mio San Valentino


L’email che trilla, penso all’ennesima notifica inutile, non aspetto messaggi importanti.

La apro distrattamente ed invece scopro che oggi è San Valentino e che Ibs.it mi omaggia di una carta regalo per festeggiare la giornata dell’amore con me. Con cuoricini annessi, of course.

Mi scappa un mezzo sorriso. Le mie labbra riscoprono la curvatura all’insù.

Corro a spulciare il loro sito online, riempio il carrello di libri e poi farò una cernita. Ora sono troppo euforica per decidere con criterio.

Festeggio l’amore corrisposto: io amo la libreria Ibs.it e loro amano me, evidentemente. Gli sarò immensamente grata e prometto di fare buon uso della loro Happy Card.

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Ed Happy lo sono stata veramente, mi ci voleva uno sprazzo di gioiosità. Non è una cifra esorbitante, intendiamoci, però era un regalo inaspettato che la lettrice (single) incallita che risiede dentro me ha apprezzato! Mi si son comprati con poco, se così vogliamo dire 😛

Mi sento in dovere di sostenere che Il mio San Valentino è differente. (Con risata compiaciuta annessa)

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E se il Principe Azzurro è Svenuto, noi lo ridestiamo!


[Post scritto a quattro mani da SognidiRnR e Bloom2489]

Cari avventori misteriosi del web, poco tempo fa siete arrivati qui su Esetidicessiche e Di Punto in Bianca digitando su Google “il principe azzurro è svenuto”: sappiate che ci avete turbate e non poco.

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La scorsa settimana, tra le statistiche di entrambi i nostri blog, ha fatto capolino questa frase!

Che si trattasse di una richiesta di aiuto o una semplice ricerca di informazioni, noi ci siamo alquanto preoccupate e non abbiamo potuto fare a meno di pensarci su ed arrovellarci a proposito.
Ovviamente noi non abbiamo mai nemmeno vista l’ombra di questi Principi Azzurri, figuriamoci principi svenuti. Mano sul cuore giuriamo di non nasconderne nemmeno uno tra i nostri post!
Tuttavia ci è venuto in mente che forse non cercavate un principe in particolare, ma un rimedio ad un suo eventuale svenimento e allora ci siamo ingegniate e qualche soluzione vogliamo provare a darvela, almeno non avete fatto un viaggio a vuoto fin qui.

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Eh sì, parliamo a voi utenti ignari, diamo pure un senso alle vostre ricerche, e dato che disponiamo solo di parole da queste parti, le usiamo al meglio! Prendete nota:

1. Baciatelo come se fosse Biancaneve : magari funziona, il bacio del vero amore è miracoloso, e si sa, le favole dicono che si risolva tutto così. Tentar non costa nulla.

2. Prendetelo per la gola. Mettetegli sotto il naso qualche leccornia, il cibo rimette al mondo e risveglia tutti i sensi. Che sia un vostro manicaretto o una pagnottella improvvisata, il risultato non cambia! Se invece risultasse uno non dedito al buon cibo e non dovesse funzionare beh, liberatevene subito, ma non del cibo bensì del Principeeee: se non si ama il cibo non si può stare insieme! LE BASI.

3. E’ risaputo: gli uomini tendono ad esser teatrali, un mancamento e si sentono morire. State serene, si riprenderà prima o poi.

4. Dite la verità, siete state voi ad aggredirlo per farlo vostro? GENIALI. Vi abbiamo capite subito: risvegliatelo con uno scossone amorevole e fategli credere di avergli salvato la vita. Non potrà fare a meno di voi e delle vostre cure (Se avrete dubbi (ri)leggete il numero 3 : mancamento = moribondi! Hanno bisogno di coccole). Insomma sarete le eroine! Mica varrà solo per la versione maschile, no?!

E non finisce qui, perché abbiamo pronto per voi un’ulteriore elenco di rimedi imperdibili! Seguite questo ——-> link <——- e approderete nel blog della mia partner in crime.

Da Sognidirnr e Bloom2489 è (quasi) tutto; vi aspettiamo nell’altro post!

Sussurrando parole altrui


Voi leggete mai ad alta voce? Sussurrando le parole, non necessariamente urlandole ad una platea immaginaria.

Io no. Leggo a mente, come si suol dire: gli occhi vispi che accarezzano silenziosamente le parole, sfiorandole ed assaporandole al giusto ritmo, intonandole solo nella mia testa., sentendole così solamente mie. Oggi però mi sono imbattuta in un passaggio del libro di Alessandro D’avenia, Ogni storia è una storia d’amore, in cui si parlava di Guido Gozzano e Amalia Guglielminetti ed ho sentito la necessità di dare voce alle loro parole: non mi è bastato assaporarle con la mente, le volevo soppesare una a una, sentirne il sapore e l’effetto che facevano una volta uscite dal libro e arrivate all’orecchio. Ho scoperto che il loro non era un amore convenzionale ma un unicum creato appositamente per far coincidere i cuori di due poeti in maniera più o meno corretta. L’amore si sa non è perfezione e questo libro me lo sta insegnando pagina dopo pagina: si può amare in modi diversi, ogni storia è a sé ma non per questo l’amore vale meno. Non conoscevo questi due autori prima di incontrarli nel libro di D’avenia e come loro ignoravo molti altri che nello stesso vengono citati, è il bello della lettura conoscere qualcosa di nuovo e curioso; devo dire però solo con questa coppia ho sentito la necessità di parlare, di dare voce alle lettere che si scambiavano, forse per dare una forma a questo flebile e strano amore; o semplicemente perché non riuscivo a tenere solo per me quello che stavo apprendendo, andava assimilato diversamente. Un corpo è troppo poco per contenere i sentimenti di due amanti.

imagesComunque ne ho preso nota, approfondirò la conoscenza di questi due innamorati stravaganti, così abili nello scrivere e nel rincorrersi. Per adesso li ho cercati su Google, dopo esser entrata con invadenza nella loro corrispondenza d’epoca mi sembrava il minimo riuscire a dar loro un volto.

 

Peccato non aver trovato foto di qualità migliore ma da quel poco che si vede non erano male: le parole con cui li ho conosciuti gli calzano a pennello, secondo me 🙂

Oltre le pagine


Oggi a Milano presso la Fondazione Feltrinelli è stato presentato il cortometraggio realizzato da Paolo Genovese dal titolo “Oltre le pagine”.

Mi è piaciuto molto come Genovese ha introdotto il suo lavoro: il cinema che incontra la letteratura ed i lettori. Il video è stato creato con l’intento celebrare in qualche modo la lettura e incuriosire le persone, o perché no, convincerle a regalare un libro a Natale.

Le storie racchiuse nei libri sono le stesse per tutti ma quello che cambia è il modo in cui ognuno di noi proietta i propri sentimenti in ciò che legge.

 “I libri hanno il potere di intrattenerci, di emozionarci, di divertirci, di farci commuovere. Quante storie diverse possono raccontare? “

I libri in questo cortometraggio diventano veicolo di emozioni, se così vogliamo dire 🙂 

Sulle pagine social de’ La Feltrinelli troverete il video della diretta con gli interventi del regista e altri ospiti. 

Ma per ora, datemi retta, regalatevi 4 minuti d’amore e guardate questo video. Adoro Genovese e anche questa volta, secondo me, ha guardato le cose dalla giusta prospettiva ♡ 

Forse ho detto anche troppo; a me è piaciuto molto, spero colpisca anche voi. 

Le passioni sbiadiscono come il ricordo di chi era con noi ad alimentarle?


Ero immersa in une delle mie pause lettura, quei momenti che mi prendo durante la giornata per interrompere ciò che stavo facendo (oggi era studiare) e concedermi dieci minuti per riprendere fiato leggendo uno o due capitoli del libro che mi fa compagnia in questi giorni… Mentre leggevo son incappata in questa frase :

“[…] Ora che non stiamo insieme Chi si occuperà di tutte quelle parti di noi che diciotto anni fa è stato l’altro a inventare, che per anni è stato l’altro a tenere in vita?”

Ed ho interrotto la lettura per rifletterci un po’ su, è una delle domande che mi pongo spesso anche io. Quando frequentiamo qualcuno, che sia per amore o amicizia, le vite finiscono per intrecciarsi e sebbene ognuno mantenga la propria unicità e personalità si finisce comunque a conoscere le passioni dell’altro, si entra in punta di piedi in nuovi mondi e si scoprono interessi diversi dai nostri che poco a poco finiscono per essere anche nostri. E’ un processo lento, non avviene sempre e non accade perché si è obbligati o costretti, semplicemente si viene inglobati dalla quotidianità altrui e così scopriamo cose che non avremmo mai fatto probabilmente se non avessimo conosciuto quella persona. Ma quando l’amicizia o l’amore finiscono che accade a quelle passioni che ci avevano accomunato? Svaniscono come la relazione che ci univa? O rimangono con noi come a ricordarci per sempre quella persona che ormai abbiamo in qualche modo perso?

Personalmente non so bene come funzioni. Mi chiedo spesso se nelle vite altrui sia riuscita a lasciare un piccolo segno del mio passaggio, un qualcosa di positivo che faccia ripensare a me con un sorriso o che dopo le liti e i malumori riesca comunque a far sospirare un “beh, per quel che è durato è stata comunque uno spasso”.

Ho sempre temuto che in realtà le passioni condivise lo fossero solo per finta, per necessità. Sapete quelli che pur di farti contenta ti dicono che gli piace quello che fai, quello che pensi ed iniziano con l’imitarti solo per stare con te, per far finta di essere compatibili? Brrr, da brivido. Qualche volta mi è anche successo: pensavo di aver trovato qualcuno con cui condividere passioni e pensieri in tranquillità ed invece ho scoperto che era tutta finzione, sotto sotto c’era solo voglia di conquistare la mia attenzione, copiare, primeggiare o nei peggiori dei casi c’era invidia… Eh si, ho frequentato brutte persone, che tocca fa’?! Mi facevo abbindolare con poco, ora son solo più diffidente.

Personalmente io conservo passioni che ho scoperto di avere grazie a mie amicizie passate; interessi nuovi che pian piano mi hanno incuriosita e ho reso miei, approcciandomi alla novità in un modo tutto mio. E quando mi capita di fare qualcosa che prima apparteneva a un noi mi ritrovo a pensare “ti sarebbe piaciuto, chissà se sei venuto anche tu qui…” e tra me e me sorriso, per quell’attimo lì i rancori svaniscono, le liti vengono dimenticate, i torti subiti accantonati, rimane solo un po’ curiosità malinconica e sì, quel momento lì mi vien da pensare “beh, ci siamo divertite tanto, è stato uno spasso, malgrado tutto”.

Non sempre però son riuscita a portare avanti ciò che mi legava a qualcun altro e così è rimasta nel passato una parte di me che non era solo mia ma anche di qualcun altro e che non ha trovato modo di farcela da sola. Non l’ho dimenticata, semplicemente l’ho messa da parte per far spazio ad altro, penso che nulla possa durare per sempre ed è giusto rinunciare a qualcosa che non abbia più ragione d’esistere.

Quindi per rispondere alla domanda del libro direi che sebbene alcune parti di noi siano state messe insieme da altri siamo perfettamente in grado di coltivarle da soli, senza ostacoli o paure; di altre invece faremo a meno, come quando si tagliano i rami secchi per permettere ai nuovi germogli di crescere allo stesso modo permettiamo a noi stessi di evolverci di trovare nuovi input e nuovi mondi da scoprire. L’importante secondo me è non annullarsi mai per nessuno e ricordarsi che siamo sempre un io pensante ed autonomo anche quando si è parte di un noi, dobbiamo saper conservare noi stessi e così facendo non ci ritroveremo mai troppo persi, sapremo sempre da dove ricominciare o come continuare, perché no?!

 

P.S.  Io mi chiedo spesso se tu leggi ancora dopo quella volta che ti ho trascinato in libreria e travolto dal mio entusiasmo ti eri fatto convincere a comprare qualcosa dicendomi “Da quando parlo con te ho iniziato a pensare che la lettura non sia poi così noiosa”. E tu leggi ancora Vanity Fair come eravamo solite fare il mercoledì ad ogni sua uscita e trovi ancora soprannomi alle persone come facevamo sempre in una sorta di linguaggio in codice per cui finivamo per non ricordarci più quali fossero i nomi veri? E tu, sì proprio tu, vedi ancora i film da maschiaccio che mi piacciono tanto, quelli con le armi da fuoco e gli inseguimenti, le battute malvagie e i buoni che son quasi cattivi ai quali ti eri convertita con entusiasmo e grande stupore? Queste sono alcune delle più frequenti domande che mi pongo io quando ripenso alle mie frequentazioni passate; ovviamente non hanno risposta certa e quindi mi piace pensare che sia del tutto affermativa o quasi. 🙂

 

Gatta per un giorno


Eravamo solo io e Roma. Un’appuntamento di un paio d’ore tra me e la città eterna. Il caldo inizia a farsi sentire anche qui ed anziché stare chiusi in biblioteca è molto più forte la voglia di passeggiare sotto il cielo terso della primavera. Avendo tre ore libere tra una lezione e l’altra ne ho approfittato per allontanarmi dalla città universitaria con la scusa di dover sbrigare delle incombenze. Mi sono così immersa nel traffico di mezzogiorno che mi ha accolta senza scomporsi. L’autobus procedeva a passo d’uomo tra semafori rossi e il frastuono della città in gran movimento. La bellezza di certi luoghi sta proprio in questo suo variopinto modo di accoglierti e stravolgerti. Arrivata a destinazione ho fatto i miei acquisti, una capatina in libreria, qualche sacchetto pesante al braccio e poi un’immancabile cliché romano : pizza e mortadella sgranocchiata sotto il sole caldo di Largo Torre Argentina. Mi son seduta su una panchina di fronte alle rovine dell’antica zona di Campo Marzio, in compagnia dei famosi Gatti che son qui ospitati da più di mezzo secolo. Di fronte a me un miciotto tigrato stava mangiando da una ciotola stracolma di croccantini, ci siamo fissati per un po’, ognuno perso nel suo mondo fino a quando una scolaresca non ha il visto il gatto e ha cercato di accarezzarlo,di prenderlo in braccio. I gatti qui sono a casa loro, sono abituati alle persone eppure quel micio non aveva voglia di stare con gli altri, di farsi toccare, era infastidito. Ha iniziato ad allontanarsi a passo lento per via di una zampa ferita e anziché andare lontano si è venuto a nascondere sotto le mie gambe, all’ombra della panchina in pietra su cui ero seduta. Ci eravamo scambiati uno sguardo di intesa, ci eravamo riconosciuti io e lui, aveva capito che gli somigliavo più di quanto fosse possibile… O forse è stata solo una coincidenza fatto sta che Siamo rimasti insieme per un po’, una compagnia senza grosse pretese. Che sia anche io un gatto sotto mentite spoglie? Non lo escluderei.

Il sole che scaldava la pelle, il vento leggerissimo che rendeva piacevole l’ora di punta, il rumore del tram che passava facendo tremare il pavimento e coprendo i rumori intorno… Oh sarei rimasta lì tutto il pomeriggio, son sincera, ma purtroppo la realtà chiamava, avevo già perso il mio autobus, avrei dovuto assolutamente prendere il prossimo, ero già fuori tempo massimo. Ho raccolto i miei pensieri e riposti al sicuro, poi è stata la volta delle mie borse e buste e mi son incamminata verso la fermata; il gatto si è alzato anche lui, stiracchiandosi e incamminandosi dalla parte opposta.

La mia pausa da gatta(ra) si è conclusa lì.

Ultimo sguardo intorno e via: l’appuntamento con Roma è terminato così, ci rivedremo sicuramente in solitaria, certi amori non si fanno scappar via, giusto? La prossima volta offro io. 😉

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Se la domanda è amore la risposta qual è?


Lunedì sera che arriva tempestivo, senza troppi ripensamenti. Un po’ di stanchezza, un leggero mal di tutto tipico delle giornate impegnative… Però stasera non mi va di sommergervi di parole e non lo faccio spesso ma per questa volta vi lascio alle parole di un altro. Io sono una di quelle a cui lui fa riferimento a inizio video: non ero nemmeno in programma quando è uscita questa canzone ma la adoro e vale sempre la pena ascoltarla. Ovviamente. E oggi si ricollega alle mie riflessioni serali, quelle che fai con te stessa e condividi con l’amica di una vita e magari rimangono sommerse tra le varie chat giornaliere ma sono roba seria non notifiche di passaggio. 

La musica parte, la testa ondeggia a ritmo, le dita tamburellano, le gambe non stanno ferme. Stasera condivido questo con voi. Buon ascolto. E ricordiamoci che “C’è qualcuno anche per te in questo vecchio girotondo” e se me lo dice Luciano io un po’ ci credo, perché a lui credo sempre, da sempre. 

[…] In mezzo a tutto questo perdersi c’è un uscio chiuso nell’anima, chissà se ti ricordi la tua chiave dov’è […]

Chissà…