Non so se ha senso ma tant’è …


Nei libri spesso ho letto la frase si torceva le mani ed è un gesto legato all’ansia, alla disperazione, al disagio che stava vivendo il personaggio in quel momento. 

Da ragazzina ho sempre avuto difficoltà a immaginarmi questo gesto di torcersi  le mani, non capivo cosa fosse; le ruotava su se stesse? O forse le legava? I polsi che movimento dovevano fare? 

In realtà crescendo ho avuto ben chiaro il significato di questa espressione: le mani che si stritolano tra di loro, le tormenti come se spremendole potesse uscirne del conforto, magari una soluzione ai problemi.

È un gesto che sorprendentemente mi son trovata a riconoscere negli altri e a fare io stessa. Stritoli le mani tra di loro nell’attimo in cui ti manca il respiro, non sai più che fare, cosa dire e pensare e tutto ciò che ti logora dentro trova una via di fuga in quel gesto nervoso e involontario.

Forse è l’equivalente del pizzicotto per chi sogna: l’uno ti sveglia e riporta a realtà; il torscersi le mani ti fa capire che non puoi dissolverti nel nulla, che sei ancora legato a un corpo, vai ricaricato come se fossi un carillon : respira! 

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Oltre le pagine


Oggi a Milano presso la Fondazione Feltrinelli è stato presentato il cortometraggio realizzato da Paolo Genovese dal titolo “Oltre le pagine”.

Mi è piaciuto molto come Genovese ha introdotto il suo lavoro: il cinema che incontra la letteratura ed i lettori. Il video è stato creato con l’intento celebrare in qualche modo la lettura e incuriosire le persone, o perché no, convincerle a regalare un libro a Natale.

Le storie racchiuse nei libri sono le stesse per tutti ma quello che cambia è il modo in cui ognuno di noi proietta i propri sentimenti in ciò che legge.

 “I libri hanno il potere di intrattenerci, di emozionarci, di divertirci, di farci commuovere. Quante storie diverse possono raccontare? “

I libri in questo cortometraggio diventano veicolo di emozioni, se così vogliamo dire 🙂 

Sulle pagine social de’ La Feltrinelli troverete il video della diretta con gli interventi del regista e altri ospiti. 

Ma per ora, datemi retta, regalatevi 4 minuti d’amore e guardate questo video. Adoro Genovese e anche questa volta, secondo me, ha guardato le cose dalla giusta prospettiva ♡ 

Forse ho detto anche troppo; a me è piaciuto molto, spero colpisca anche voi. 

Come quando…


… Sbatti la mano fredda al bordo della scrivania e ti fai talmente male che non riesci nemmeno a urlare o a dire una qualunque parolaccia del repertorio. Sei lì, rannicchiata su te stessa e con la mano arrossata stretta al petto… Senza riuscire a esternare il dolore.

Ecco, oggi così.

▪ Il Riassunto della giornata è tratto da una storia vera ▪

P.S. Nessuna mano è stata maltrattata per la scrittura di questo post. L’ho massaggiata con la crema e pare stia già meglio. Lei. Io decisamente meno.

Proposte?


Mi son sempre piaciute quelle scene limite dei film, in cui i protagonisti hanno un problema, un malumore, sono in preda a emozioni forti e iniziano a spaccare cose, alcuni urlano o piangono o ridono fortissimo, altri escono a correre all’improvviso, anche in piena notte… Così, per schiarirsi le idee. 

Voglio un equivalente di queste reazioni estreme ma in formato vita reale. Qualcosa che mi dia la stessa soddisfazione di un pugno tirato al muro ma con la compostezza di chi vive circondato da persone e non ha voglia di finire in ospedale con una mano destra fratturata e uno psichiatra che le accarezza amorevolmente la mano sinistra.

Chiaro, no? 

Pagina 12


Nuova lettura, scelta per caso; il titolo non conta, lo hai sbirciato di sfuggita. Hai fin troppi libri in sospeso per poter pensare che questo sia quello decisivo. È un periodo di irrequietezza intellettiva… 

Leggi la dedica e la citazione di apertura. Carina, ti è familiare. Leggi L’introduzione. Capisci di chi si parla.  Prosegui, capitolo uno. Arrivi a pagina dodici e lì accade l’impensabile: senti una lacrima solitaria inumidirti il viso. Senza preavviso, non ha fatto clamore.

A volte non conta quanto sei avanti con la storia ma quando vi sei immerso

L’emozione scalfisce anche le menti più assopite, le parole si fanno spazio nella nebulosa di pensieri che fagocitano il lettore.

Oltre la frivolezza c’è di più


“Non sono i diamanti i migliori amici delle donne: sono le scarpe”  _William Rossi_

Da bambina odiavo comprare scarpe, non mi piaceva nulla e durante lo shopping ero insofferente. Crescendo son rimasta di gusti difficili ma ho ampiamente rivalutato l’oggetto : un paio di scarpe può fare la differenza. 

Ci metto ore, se non giorni, a trovare quelle che mi fanno brillare gli occhi ma una volta scovate mi fanno sentire bene. Bella, a prescindere da tutto.

Le provo mille volte in negozio; le rimetto a casa, il giorno dopo, mentre ho ancora il piagiama addosso, giusto per rimirarle ancora una volta; le indosso mentre studio in tuta seduta alla scrivania tanto per convincermi che son mie, son quelle giuste.

Sembra stupido ma a volte basta un paio di stivali per sentirsi belli e pimpanti, pronti ad affrontare le giornate più difficili con passo svelto e deciso.

Il rumore rassicurante dei tacchi è il ritmo della felicità (per oggi). 

Women are not seeking your validation!


Oggi è uscito un mio articolo su youpopcorn.net. Vi parlo di violenza verbale e di un’artista Americana, Tatyana Fazlalizadeh, che combatte ogni giorno accanto alle donne per dar loro il coraggio di essere loro stesse e lo fa attraverso la street art.
Quante volte passeggiando per strada avete sentito fischi al vostro passaggio; quante volte sconosciuti vi hanno detto “Perché non mi fai un sorriso, sei più bella se ridi”; quanti apprezzamenti o commenti inopportuni subiamo ogni giorno? E ci pensate mai quanto ci condizionino certi atteggiamenti o quanto intacchino la nostra sicurezza, sbriciolando pian piano la nostra autostima e la consapevolezza che abbiamo di noi stesse?

Da ragazza, o meglio da donna, ci tengo molto a questo articolo e son contenta di averlo potuto scrivere!

Vi lascio il link nel caso in cui abbiate voglia di leggerlo e saperne di più sul progetto Stop Telling Women To Smile

              * Link al mio articolo *
Inoltre vi segnalo che potete trovare l’artista, il suo progetto e la sua arte su Instagram.