Vite intrecciate


Apro lo sportello della macchina e due voci all’unisono urlano

-Amicaaa da quanto tempoooo!! 

Seguite da una risata. Ecco, noi siamo fatte così, quando ci vediamo, che sia per caso o per appuntamento, sentiamo la necessità di tirar fuori l’euforia del momento. Quella gioia strana che non riesci a contenere, devi necessariamente esternarla. E quindi ci salutiamo così, in maniera eccentrica, stritolandoci in uno di quegli abbracci soffocanti in cui continuiamo a parlarci l’una immersa nei capelli dell’altra.

E’ un rito, passato il quale iniziamo a parlare come se nulla fosse, come se in realtà non fossero passati mesi dall’ultimo incontro. La nostra amicizia è così: stiamo settimane senza sentirci o vederci ma la complicità tra noi non si affievolisce, non c’è risentimento, abbiamo trovato il nostro equilibrio in questa relazione bislacca. Confidarsi con lei è così naturale, le parole vengono fuori senza dover pensare a cosa dire. Ci parliamo una sopra l’altra, finiamo per urlare e l’abitacolo della macchina potrebbe esplodere al suono delle nostre risate rumorose. Il delirio.

-Allora quando è che ricominci a guidare, dimmi? Perché hai speso soldi per la patenteee?

-Senti ma che vuoi? Se ti dà fastidio passarmi a prendere bastava dirlo e venivo a piedi.

-Ma smettila con sto vittimismo lo sai che intendevo, devi guidare è importante…

-Oh non iniziare di nuovo, ti prego, ora ti dirò una frase di cui devi fare tesoro, ok, e non ringraziarmi perché so che ti salverà… Che poi lo sai come la penso no, impara l’arte e mettila da parte!

-Ah sempre ‘ste frasi paracule, ne farò sicuramente tesoro guarda. Comunque se non guidi ti scordi e…

-No ma che hai capito?! La massima di cui devi far tesoro è un’altra ” Chi si fa i cazzi suoi campa cent’anni!!”

-ahahahah ok ho recepito il messaggio, Queen Jessica! Ti è appena caduta la corona.

Raramente abbiamo momenti di silenzio, siamo come un centrifugato di idee. Ci conosciamo da più di dieci anni e secondo me chiunque ci incontra si chiede come facciamo a sopportarci da tutto questo tempo, così diverse ed eccentriche a modo nostro. Lei è estroversa, chiacchierona, caciarona, sognatrice e donna un po’ bambina. Io introversa, sarcastica, ironica e cinica-ma-non-troppo e soprattutto bambina un po’ donna. Il caffè è la nostra scusa preferita per vedersi, ritagliarsi uno spazio tra i suoi mille impegni ed i miei. Passeggiamo per il centro commerciale facendo rivelazioni epiche tra uno stand e l’altro, mentre elenchiamo le ultime cose acquistate o ci lamentiamo dei capi assurdi che vendono.  A volte ho avuto la sensazione che stessimo per perderci, lo ammetto. Mi è sembrato come se non riuscissimo più a comunicare, come se viaggiassimo su due binari distinti e separati, mi son sentita come persa, di nuova sola… Invece siamo riuscite sempre a rincontrarci, percorrere tappe della vita insieme. Lei è una delle mie motivatrici, l’amica che  crede in me anche quando io stessa non ho più certezze e non mi fido delle mie scelte, lei mi obbliga a essere ottimista a esagerare, a ricordarmi che alla fine non son poi così da buttar via… Siamo sorelle per scelta, così mi piace pensare e come tutti i rapporti di sorellanza che si rispettino si litiga, bisticcia, ma poi si ritorna sempre a ridere insieme.

Tre ore in sua compagnia sono in grado di restituirmi il buon umore, sempre. E questa settimana ne avevo proprio bisogno di queste nostre chiacchiere rumorose.

-Ah ma dimmi, a uomini come siamo messe? Guarda rallento anche per godermi la risposta,spara!

-Oddio, ancora con sta storia, lo sai che odio le invasioni del mio spazio vitale,mi spavento e se qualcuno prova  a superare il confine alzo muri sempre più alti che manco Trump col Messico…

-Si ma dico, quando la superiamo questa cosa, donna? E poi fammi capire, se alzi i muri vuol dire che più di qualcuno ha provato a scavalcare recentemente… Mmmm, interessante!! Dimmi tutto, chi sono questi coraggiosi?

-Accelera e smettila di blaterale! Mi fai venir voglia di rotolarmi giù dalla macchina in corsa. Ora mi son ricordata perché ci vediamo a scadenze trimestrali: perché sei pesanteeeeeee!

-Se se come vuoi, comunque non me la conti giusta e prima o poi ti accaserò, lo sai no, è la mia missione della vita ormai!

E lì rabbrividisco, lei è capace di tutto. Però non posso far a meno di ridere. Purtroppo siamo ai momenti dei saluti. Un ultimo abbraccio volante, mentre cerco le chiavi nella borsa e ci diciamo Grazie, grazie perché mi ricordi ogni volta che nulla è impossibile e non c’è cosa di cui non possiamo parlare. Grazie perchè mi capisci, almeno tu, e non è cosa da poco. Grazie per il caffè e il servizio taxi.

Fai la brava, mi urli mentre fai manovra.

Anche tu, ti dico di rimando.

Tanto sappiamo entrambe che non ci riusciremo 😛

 

Scompigliata(anche dentro)


22 aprile. Cielo azzurrissimo, alberi in fiore, polline che svolazza come se fosse neve, sole pieno… Eppure a stento arriviamo ai 10 gradi. C’è un vento gelido che prepotentemente ci spinge dove vuole lui, sbuffa e soffia senza sosta. Andiamo avanti così da giorni. Eppure non mi dispiace. Ci voleva un po’ di disordine, qualcuno che mi scompigliasse senza chiedere scusa o che mi trascinasse in giro dandomi l’illusione di poter essere sinuosa e leggera come una foglia che ondeggia nell’aria( dopo Pasqua sentirsi portar via dal vento è quasi rassicurante, ci si sente precari e per niente ciccioni).

In realtà la Pasqua non mi ha lasciato solo qualche fetta di casatiello ,briciole di cioccolata e qualche chilo di troppo(ero già partita bella piazzata, diciamolo) … Mi ha lasciata anche malaticcia. Son onesta, I miei anticorpi hanno fatto il loro dovere quindi niente febbre, tosse o raffreddore ma in compenso ero deboluccia, stanca, col mal di testa perenne e poi il mal di ossa. Non ho nemmeno raggiunto il quarto di secolo e ho mal di ossa. Che finaccia gente.

Comunque questo non mi ha impedito di fare ciò che dovevo: mettevo come al solito il naso fuori casa la mattina prestissimo per tornare la sera tardi con la sola voglia di mettermi comoda, nel mentre possiamo metterci tutto ciò che è quotidianità senza che stia qui a elencarvi cose noiose che si sanno.

Il vento come dicevo non ci ha abbandonata mai, fedelissimo, un compagno di viaggio dispettoso e forse burbero ma con cui ormai ,avevo capito, era meglio non discutere. Aggrappata al mio giacchetto passeggiavo a passo incerto, con vento a favore oppure contro (cit.); l’aria era fredda di quella che secca la pelle e raggrinzisce le labbra, arrossa le guance e fa sentire piccoli i brividi lungo il corpo. Portava con sé storie, voci lontane,rumori rubati chissà dove, profumi intensi… E me. Ogni tanto mi piace farmi trascinare come se non fossi io a decidere a che passo andare ma adeguandomi a quello che sembra più opportuno. Si portava via i miei pensieri, il mio profumo, le mie incertezze,il mio malessere passeggero come a volermi spezzettare e dissolvere in giro, pezzo pezzo. Non ho opposto resistenza, mi andava bene così. Sorridevo al vento perché invece questo mi andava. E quando tutto si fermerà, il sole tornerà a far sentire il suo calore e l’aria sarà immobile mi ricorderò di quando tutto era agitazione e movimento e un po’ di questo essere scombussolata lo porterò con me; mi ricomporrò e sarà tutto diverso ma uguale.

Gatta per un giorno


Eravamo solo io e Roma. Un’appuntamento di un paio d’ore tra me e la città eterna. Il caldo inizia a farsi sentire anche qui ed anziché stare chiusi in biblioteca è molto più forte la voglia di passeggiare sotto il cielo terso della primavera. Avendo tre ore libere tra una lezione e l’altra ne ho approfittato per allontanarmi dalla città universitaria con la scusa di dover sbrigare delle incombenze. Mi sono così immersa nel traffico di mezzogiorno che mi ha accolta senza scomporsi. L’autobus procedeva a passo d’uomo tra semafori rossi e il frastuono della città in gran movimento. La bellezza di certi luoghi sta proprio in questo suo variopinto modo di accoglierti e stravolgerti. Arrivata a destinazione ho fatto i miei acquisti, una capatina in libreria, qualche sacchetto pesante al braccio e poi un’immancabile cliché romano : pizza e mortadella sgranocchiata sotto il sole caldo di Largo Torre Argentina. Mi son seduta su una panchina di fronte alle rovine dell’antica zona di Campo Marzio, in compagnia dei famosi Gatti che son qui ospitati da più di mezzo secolo. Di fronte a me un miciotto tigrato stava mangiando da una ciotola stracolma di croccantini, ci siamo fissati per un po’, ognuno perso nel suo mondo fino a quando una scolaresca non ha il visto il gatto e ha cercato di accarezzarlo,di prenderlo in braccio. I gatti qui sono a casa loro, sono abituati alle persone eppure quel micio non aveva voglia di stare con gli altri, di farsi toccare, era infastidito. Ha iniziato ad allontanarsi a passo lento per via di una zampa ferita e anziché andare lontano si è venuto a nascondere sotto le mie gambe, all’ombra della panchina in pietra su cui ero seduta. Ci eravamo scambiati uno sguardo di intesa, ci eravamo riconosciuti io e lui, aveva capito che gli somigliavo più di quanto fosse possibile… O forse è stata solo una coincidenza fatto sta che Siamo rimasti insieme per un po’, una compagnia senza grosse pretese. Che sia anche io un gatto sotto mentite spoglie? Non lo escluderei.

Il sole che scaldava la pelle, il vento leggerissimo che rendeva piacevole l’ora di punta, il rumore del tram che passava facendo tremare il pavimento e coprendo i rumori intorno… Oh sarei rimasta lì tutto il pomeriggio, son sincera, ma purtroppo la realtà chiamava, avevo già perso il mio autobus, avrei dovuto assolutamente prendere il prossimo, ero già fuori tempo massimo. Ho raccolto i miei pensieri e riposti al sicuro, poi è stata la volta delle mie borse e buste e mi son incamminata verso la fermata; il gatto si è alzato anche lui, stiracchiandosi e incamminandosi dalla parte opposta.

La mia pausa da gatta(ra) si è conclusa lì.

Ultimo sguardo intorno e via: l’appuntamento con Roma è terminato così, ci rivedremo sicuramente in solitaria, certi amori non si fanno scappar via, giusto? La prossima volta offro io. 😉

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Se la domanda è amore la risposta qual è?


Lunedì sera che arriva tempestivo, senza troppi ripensamenti. Un po’ di stanchezza, un leggero mal di tutto tipico delle giornate impegnative… Però stasera non mi va di sommergervi di parole e non lo faccio spesso ma per questa volta vi lascio alle parole di un altro. Io sono una di quelle a cui lui fa riferimento a inizio video: non ero nemmeno in programma quando è uscita questa canzone ma la adoro e vale sempre la pena ascoltarla. Ovviamente. E oggi si ricollega alle mie riflessioni serali, quelle che fai con te stessa e condividi con l’amica di una vita e magari rimangono sommerse tra le varie chat giornaliere ma sono roba seria non notifiche di passaggio. 

La musica parte, la testa ondeggia a ritmo, le dita tamburellano, le gambe non stanno ferme. Stasera condivido questo con voi. Buon ascolto. E ricordiamoci che “C’è qualcuno anche per te in questo vecchio girotondo” e se me lo dice Luciano io un po’ ci credo, perché a lui credo sempre, da sempre. 

[…] In mezzo a tutto questo perdersi c’è un uscio chiuso nell’anima, chissà se ti ricordi la tua chiave dov’è […]

Chissà… 

Freddi lunedì mattina


Ci sono mattine in cui ti svegli prima del sole. Esci di casa con gli occhi stanchi, che vorrebbero dormire ancora un po’ ma il caffè per fortuna tiene sveglio il resto del corpo, fa il suo dovere. Istintivanente ti stringi il giacchetto addosso, come a voler avvolgerti meglio. Il freddo della mattina è inaspettato ma già sai che lo rimpiangerai nelle ore più calde, quelle in cui sei costretta a sventolarti con un foglio di appunti e sogni di stare al mare… (Come al solito divaghi.)

Sei ferma ad una stazione del treno desolata, silenziosa, spettrale eppure ti piace così, la preferisci in versione fantasma piuttosto che caotica. Le nuvole pesanti fluttuoano nel cielo e assumono un colore dorato malgrado minaccino pioggia. Il treno è vuoto o quasi, si sente solo il chiacchiericcio di qualche amico, parole leggere che si perdono nella pacatezza generale. Ti metti a leggere e perdi il conto delle fermate, si arriva al capolinea e non sai se dire finalmente o di già… Come sempre sei l’ultima a scendere dal vagone, non ti piace accalcarti con gli altri, preferisci osservarli sbruffare da lontano e avere i tuoi spazi. Scendi e a passo svelto e distratto raggiungi la fermata del bus. Il freddo è ancora più pungente. 


Tiri le maniche del giacchetto fino a coprirti le mani, sono ghiacciate anche se qui il sole inizia a fare capolino, raggi pallidi che non scaldano ancora  ma son sufficienti a dar l’idea della giornata che inizia. È lunedì e sembra banale da dire ma che palle! Ad ogni modo passate le prime ore tutto il resto è routine, così dicono… Io saprò dirvelo stasera se è stato o no un buon giorno. Teniamo le dita incrociate per la buon riuscita della giornata – quando mi si scongeleranno le mani, ovvio 😉 

Sorrisi dall’alto


Questa sera tornavo a casa e come al solito camminavo con gli occhi all’insù, pensando ai fatti miei e scrutando il cielo limpido che pian piano cambiava colore diventando ad ogni mio passo un po’ più cupo. E lassù ho trovato uno spicchio di luna, luminosissimo, sembrava un sorriso. Per un attimo ho pensato che fosse lì proprio per me e le mie labbra a loro volta hanno ricambiato il sorriso, senza pensarci su due volte.

È stato un venerdì soleggiato di quelli che ti svegli la mattina e sai già che è la giornata giusta per indossare il jeans dell’azzurro più sgargiante che hai. Un pomeriggio a Villa Torlonia con l’Amica che non vedi da dieci giorni(pochi ma tantissimi). Sedute all’ombra di un albero, con le gambe rigorosamente al sole perché sì,fa caldo ma non così tanto. Chiacchiere, racconti, risate, domande e confronti, un’infinità di parole chiassose portate via dal vento leggero che carezza la pelle e scompiglia i capelli ribelli. È vero che ci si sente tutti i giorni ma certe cose vanno dette di persona, non c’è niente da fare. Ed è così che si fa in fretta sera e bisogna tornare a casa ma non prima di un ultima coccola: 

– Sai di cosa avrei voglia adesso…? -Oh si, un gelato!!! -Esatto. 

Probabilmente la luna sorride per tutti questi motivi. E perché son buffa con le labbra tinte di un rossetto sbiadito che ancora porta i segni di un cono fior di latte e cioccolato extra dark, buono davvero, da leccarsi… le labbra per l’appunto. Allora di rimando sorrido anche io, d’altronde son contenta e per oggi direi va benissimo così. 

Insoddisfatta cronica…O forse no.


Son sincera, ultimamente lo shopping lo vivo male. Dover uscire per comprare qualcosa da vestire è diventata una tortura più che un passatempo piacevole.

Mi mette estremamente noia aggirarmi tra gli stand dei vari negozi e notare che vendono bene o male tutti le stesse cagate. Questi top striminziti, le trasparenze dove non servirebbero, le taglie un po’ sfasate, questi stili di dubbia praticità e poi l’immancabile reparto Taglie Uniche che rimarrà il mio più grande dubbio,me lo porterò nella tomba: chi è che ha deciso che una che porta la 38 può mettersi lo stesso capo di un che ha la 46 come se le dimensioni,le forme,le stature non esistessero?! Insomma ognuno ha le sue caratteristiche mi pare assurdo avere la presunzione di produrre un vestito che stia bene a tutti con la stessa quantità di stoffa. Ma io non sono stilista quindi boh , ho questo limite per cui non comprendo proprio cosa ci sia dietro a certe scelte. Fatto sta che se non trovo quello che dico io,che mi stia come dico io e mi faccia sentire a mio agio,beh, me ne torno a casa a mani vuote. E piuttosto che strizzarmi dentro la prima oscenità che mi propone la commessa o adattarmi a comprare una cosa “che va tanto di moda” ma mi rende ridicola ai miei occhi, io sarei disposta a smettere per sempre con lo shopping d’abbigliamento e andarmene in giro nascosta in un sacco di yuta. E fra un po’ accadrà anche questo, ne son sicura. Fatto sta che qualche volta riesco ancora ad innamorarmi di qualcosa che sembra sia creato apposta per me. Ieri è accaduto il miracolo infatti. Ero al termine di un giro di shopping che aveva reso felice solo il mio portafoglio che si teneva ben strette le sue monete e questo fino a quando non sono entrata nell’ultimo negozio rimasto da visitare nell’intero centro commerciale. C’è da dire che sono entrata perché attirata da una canzone di Ligabue. Quindi per sentirla tutta a scrocco ho iniziato a guardarmi intorno, canticchiando e storcendo il naso mentre osservavo capi di dubbia portabilità. Ma ecco che mi cade l’occhio su una stampella che porta il peso di un leggerissimo vestito nero,a stampa floreale. Non il mio genere. Lo tiro su con aria assente e mi rendo conto che forse non è poi così male, potrei provarlo. Mi dirigo al camerino pensando che una volta indossato i fiorellini potrebbero diventare grandi come girasoli se la stoffa indugerà troppo in certi punti, ma me ne assumo il rischio. Tanto ormai peggio di così…

E invece con grande sorpresa non è male. Arriva a metà coscia, è leggero,spiritoso, non segna nei punti sbagliati ma si appoggia abbracciandomi nei punti giusti, senza esagerare e  SORPRESA i fiorellini rimangono fiorellini(sono sempre la solita esagerata,lo so). Mentre mi studio minuziosamente allo specchio inizio a immaginarlo indossato in un giorno di sole dato che ormai è primavera, con i miei leggings neri inseparabili, gli stivali marroni, e il mio immancabile giubbotto di pelle , quello che mi ricorda sempre quel gran simpatico di Fonzie e che una volta indossato dona anche a me quell’aria un po’ sbarazzina e un po’ cattiva che solo la giacca di pelle sa creare. Ruoto un po’ su me stessa e la gonna gira appresso a me,adoro! E’ la mossa decisiva. Zitti zitti che ho trovato qualcosa. Mi decido ad aprire la tenda del camerino ed esordisco con “che ne pensi,sii spietata” come se qualcuno potesse essere mai più spietato di me nel giudicarmi! Pftt. Fatto sta che son convinta e il vestito floreale se ne torna a casa con me e al portafoglio nemmeno è dispiaciuto troppo, alla fine si è sentito finalmente utile per una volta.17475057_10208955299746007_71117190_o

Ora aspettiamo la giusta occasione per indossarlo. Oggi c’è il sole, fa caldo, è sabato ma ahimè sono alle prese con le mie paturnie periodiche per cui l’ultima cosa che farò sarà mettere il naso fuori di casa e vedere gente. Direi che da lunedì ogni giorno sarà buono per sfoggiare il nuovo acquisto, per certe cose c’è bisogno anche di ispirazione e buon umore. E su questo non transigo.