A zonzo nella Nuvola


Mi dicono sempre che sono una tipa che sta con la testa tra le nuvole, una che si è persa nel suo mondo senza farne ritorno se non a intermittenza. Così oggi ne ho approfittato e nella Nuvola c’ho camminato! Sì, sì avete letto bene.

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Sono stata alla Fiera della piccola e media editoria, Più libri più liberi, che come ogni anno si terrà a Roma zona Eur per ben 5 giorni questo dicembre. Ma la vera novità è la nuova sede in cui si svolge l’evento: quest’anno siamo stati accolti nel Roma Convention Center, ovvero la tanto discussa struttura che ospita la famosa Nuvola di Fusksas.

Vi dirò, a colpo d’occhio sembra ‘na ciofeca ma in realtà ha il suo perché. L’edificio è costituito da pareti vetrate, altissime che danno l’idea di esser un tutt’ uno col cielo ed al piano superiore campeggia questa immensa struttura luminosa e ondeggiante che ricorda un po’ una nuvola.

All’interno della struttura c’è un’ampia sala congressi ma si districa in altri grandi spazi sottostanti per cui ti ritrovi a camminare immerso in questa nuvola di ferro senza per forza entrarci veramente. Molto scenica, molto buffa. Una strana bellezza.

Nel complesso la fiera del libro è stata come ogni anno un girovagare interessante; ho acquistato un solo volumetto contenente le lettere che Virginia Woolf scrisse alle amiche. È uno dei pacchetti de’ L’orma Editore e non ho resistito ad un’edizione così curata nel dettaglio seppur piccina. Insomma, ho portato con me giusto un ricordino della giornata.

La mia passeggiata tra le nuvole è stata sorprendente: ho passato mezza giornata sospesa tra il cielo terso di Roma e una miriade di libri colorati.

Una piacevole parentesi in queste giornate irrequiete.

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Non so se ha senso ma tant’è …


Nei libri spesso ho letto la frase si torceva le mani ed è un gesto legato all’ansia, alla disperazione, al disagio che stava vivendo il personaggio in quel momento. 

Da ragazzina ho sempre avuto difficoltà a immaginarmi questo gesto di torcersi  le mani, non capivo cosa fosse; le ruotava su se stesse? O forse le legava? I polsi che movimento dovevano fare? 

In realtà crescendo ho avuto ben chiaro il significato di questa espressione: le mani che si stritolano tra di loro, le tormenti come se spremendole potesse uscirne del conforto, magari una soluzione ai problemi.

È un gesto che sorprendentemente mi son trovata a riconoscere negli altri e a fare io stessa. Stritoli le mani tra di loro nell’attimo in cui ti manca il respiro, non sai più che fare, cosa dire e pensare e tutto ciò che ti logora dentro trova una via di fuga in quel gesto nervoso e involontario.

Forse è l’equivalente del pizzicotto per chi sogna: l’uno ti sveglia e riporta a realtà; il torscersi le mani ti fa capire che non puoi dissolverti nel nulla, che sei ancora legato a un corpo, vai ricaricato come se fossi un carillon : respira! 

Oltre le pagine


Oggi a Milano presso la Fondazione Feltrinelli è stato presentato il cortometraggio realizzato da Paolo Genovese dal titolo “Oltre le pagine”.

Mi è piaciuto molto come Genovese ha introdotto il suo lavoro: il cinema che incontra la letteratura ed i lettori. Il video è stato creato con l’intento celebrare in qualche modo la lettura e incuriosire le persone, o perché no, convincerle a regalare un libro a Natale.

Le storie racchiuse nei libri sono le stesse per tutti ma quello che cambia è il modo in cui ognuno di noi proietta i propri sentimenti in ciò che legge.

 “I libri hanno il potere di intrattenerci, di emozionarci, di divertirci, di farci commuovere. Quante storie diverse possono raccontare? “

I libri in questo cortometraggio diventano veicolo di emozioni, se così vogliamo dire 🙂 

Sulle pagine social de’ La Feltrinelli troverete il video della diretta con gli interventi del regista e altri ospiti. 

Ma per ora, datemi retta, regalatevi 4 minuti d’amore e guardate questo video. Adoro Genovese e anche questa volta, secondo me, ha guardato le cose dalla giusta prospettiva ♡ 

Forse ho detto anche troppo; a me è piaciuto molto, spero colpisca anche voi. 

Come quando…


… Sbatti la mano fredda al bordo della scrivania e ti fai talmente male che non riesci nemmeno a urlare o a dire una qualunque parolaccia del repertorio. Sei lì, rannicchiata su te stessa e con la mano arrossata stretta al petto… Senza riuscire a esternare il dolore.

Ecco, oggi così.

▪ Il Riassunto della giornata è tratto da una storia vera ▪

P.S. Nessuna mano è stata maltrattata per la scrittura di questo post. L’ho massaggiata con la crema e pare stia già meglio. Lei. Io decisamente meno.

Proposte?


Mi son sempre piaciute quelle scene limite dei film, in cui i protagonisti hanno un problema, un malumore, sono in preda a emozioni forti e iniziano a spaccare cose, alcuni urlano o piangono o ridono fortissimo, altri escono a correre all’improvviso, anche in piena notte… Così, per schiarirsi le idee. 

Voglio un equivalente di queste reazioni estreme ma in formato vita reale. Qualcosa che mi dia la stessa soddisfazione di un pugno tirato al muro ma con la compostezza di chi vive circondato da persone e non ha voglia di finire in ospedale con una mano destra fratturata e uno psichiatra che le accarezza amorevolmente la mano sinistra.

Chiaro, no? 

Pagina 12


Nuova lettura, scelta per caso; il titolo non conta, lo hai sbirciato di sfuggita. Hai fin troppi libri in sospeso per poter pensare che questo sia quello decisivo. È un periodo di irrequietezza intellettiva… 

Leggi la dedica e la citazione di apertura. Carina, ti è familiare. Leggi L’introduzione. Capisci di chi si parla.  Prosegui, capitolo uno. Arrivi a pagina dodici e lì accade l’impensabile: senti una lacrima solitaria inumidirti il viso. Senza preavviso, non ha fatto clamore.

A volte non conta quanto sei avanti con la storia ma quando vi sei immerso

L’emozione scalfisce anche le menti più assopite, le parole si fanno spazio nella nebulosa di pensieri che fagocitano il lettore.

Oltre la frivolezza c’è di più


“Non sono i diamanti i migliori amici delle donne: sono le scarpe”  _William Rossi_

Da bambina odiavo comprare scarpe, non mi piaceva nulla e durante lo shopping ero insofferente. Crescendo son rimasta di gusti difficili ma ho ampiamente rivalutato l’oggetto : un paio di scarpe può fare la differenza. 

Ci metto ore, se non giorni, a trovare quelle che mi fanno brillare gli occhi ma una volta scovate mi fanno sentire bene. Bella, a prescindere da tutto.

Le provo mille volte in negozio; le rimetto a casa, il giorno dopo, mentre ho ancora il piagiama addosso, giusto per rimirarle ancora una volta; le indosso mentre studio in tuta seduta alla scrivania tanto per convincermi che son mie, son quelle giuste.

Sembra stupido ma a volte basta un paio di stivali per sentirsi belli e pimpanti, pronti ad affrontare le giornate più difficili con passo svelto e deciso.

Il rumore rassicurante dei tacchi è il ritmo della felicità (per oggi).