Ritorno con il mio cipiglio guerrafondaio


A me onestamente non interessa se Quo Vado? sia il film che ha incassato di più nella storia del cinema o se sia quello con più spettatori in assoluto.

A me indigna il fatto che il multisala vicino casa mia, Nota bene MULTISALA non un cinema striminzito di un paesino sperduto del deserto, decida di non proiettare il film Macbeth, tratto dalla tragedia di Shakespeare.

E questo non per fare la solita intellettualoide che vive di documentari, escursioni per salvare le balene, legge tragedie e libri antichi e assume la tipica espressione aristocratica da puzza sotto il naso.

Io per prima guardo film di ogni genere, leggo Fabio Volo se mi capita tra le mani e rido delle battute di Maurizio Battista,che tra l’altro adoro; tra i miei film preferiti ci sono quelli di Aldo,Giovanni e Giacomo ma allo stesso tempo adoro film più impegnativi,libri scritti in un passato ormai quasi dimenticato, perdermi tra le parole di qualche personaggio illustre… E quindi penso che come è giusto potersi svagare al cinema vedendo un film comico-demenziale-umoristico o quello che è sia altrettanto corretto permettere alle persone di scegliere cosa vedere!! Della serie: non occuparmi 8 sale su 12 per Quo vado? senza mettere in programmazione anche altri film, magari di diverso genere, anche più impegnativi.

Onestamente a me non stupisce che un film con Zalone sia visto da così tante persone dopo che in tv vanno ancora avanti programmi come Grande Fratello, l’isola dei famosi, nudi e crudi o La Durso H24 in diretta per non parlare di altri programmi che fanno sciacallaggio sulle tragedie che avvengono quotidianamente solo per un loro tornaconto,senza aver scopo o significato… A me stupisce di più che si perda tempo a scrivere colonne di articoli di giornale su questa storia, a dedicare interi programmi a questa presunta guerra tra favorevoli o contrari a Zalone e alla sua presunta fortuna/bravura.

Io il film di Zalone non lo voglio vedere anche se tutti ne parlano e polemizzano, io volevo vedere il Macbeth!
Ed anche questa volta mi toccherà trovare un cinema che mi fa il piacere di mettere in programmazione il film che vorrei vedere,altrimenti rimarrò qui,discriminata e messa da parte da una società che non si rende nemmeno conto di quanto sia vittima di una strumentalizzazione mediatica infida e assai penetrante che passa dal film per arrivare anche a ben altro. E qui chiudo ché sennò andrei fuori tema.
(Ecco alla fine la polemica l’ho fatta lo stesso e l’analisi sprezzante della società anche!)

web

Per amore dei libri


Ieri è stato un sabato speciale! Sono stata alla Fiera Nazionale della piccola e media editoria . Si è tenuta al Palazzo dei Congressi all’Eur.

download

Dal 4 all’8 Dicembre come ogni anno Il Palazzo dei Congressi si riempie di stand, carta stampata,volantini, libri ,Una marea di libri, e gadget di ogni tipo.

Questa era la seconda volta che vi partecipavo. E’ un evento che tengo d’occhio da mesi e mesi,in attesa delle notizie su ospiti,programmi e organizzazioni varie. Ancora non mi ero ripresa dalla delusione della mia assenza l’anno scorso ma sicuramente con la giornata di ieri ho riacquistato il buon umore!12313860_10205501575245053_3922984432714433453_n

Biglietti alla mano e via: si è catapultati in un edificio colorato,caotico, pieno di rumori, bisbiglii,risate e flash. Si entra in punta di piedi sbirciando tra i primi stand per poi essere completamente assorbiti dall’evento. Cartina alla mano è possibile girovagare tra i vari stand delle case editrici, consultare volumi, essere presi d’assalto da volantini e fiumi di parole che riguardano casa editrice,offerte e promozioni del momento…

Gli stand erano veramente tanti,un labirinto di
corridoi ospitava le varie case editrici, con gente ovunque…Mi piacerebbe dirvi che al secondo(o forse terzo) giro di perlustrazione mi sentivo un po’ a casa ma in realtà l’orientamento non è mai stato ben collaudato lì dentro.images (2)

Il tema di quest’anno era Per amore dei libri e le varie locandine disegnate per l’occasione erano fantastiche! Io me ne sono innamorata!

Onestamente avevo deciso di partecipare anche ad alcune conferenze, ieri tra gli ospiti che avrei voluto incontrare c’erano Enrico Mentana ed Erri De Luca; per motivi di orario non ho avuto modo di assistere alla loro conferenza. Malgrado ciò sono riuscita a passare due ore o poco più immersa nel mondo dell’editoria, tra grandi classici e autori emergenti.

E’ un evento adatto a tutti: bambini, adulti, personalità dell’editoria,per chi lavora nel campo della pubblicazione o giornalismo, e infine anche per chi come me è un appassionato lettore, che vive di parole stampate  e magari ama anche scrivere. Si va per informarsi, per fare acquisti, per buttare un occhio su quello che potrebbe essere un eventuale sbocco lavorativo…

Oltre ad una copia cartacea del programma,che trovate anche sul sito dell’evento (insieme ad ogni altra curiosità), ho riportato a casa alcuni segnalibri, volantini di prossime uscite e libri interessanti, ma soprattutto due libri: ho avuto la possibilità di salvare due libri dal macero. Presso lo stand AvaglianoEditore in uno scrigno di legno erano tenuti dei libri a basso costo, libri ormai fuori catalogo destinati al macero, libri che ognuno di noi poteva salvare  acquistandoli ad un prezzo irrisorio. Io ne ho presi due, anzi, salvati:  così entusiasta di questa iniziativa da rendere questi due libri quasi speciali. Sicuramente la lettura de L’ombra del vento di Carlos Ruiz Zafòn e il suo Cimitero dei libri dimenticati, un po’ ha condizionato la mia emozione del momento,fatto sta che sono orgogliosa di questi miei acquisti.20151206_152302.jpg

Li metto subito in coda tra le prossime letture: Volevo essere Coco Chanel Senza zucchero; sono certa che non mi deluderanno. Specialmente i racconti sul caffè: amante e dipendente come sono dalla caffeina un libro così non poteva non far parte della mia libreria 🙂

Inoltre l’acquisto più mirato e azzeccato della giornata: la mia borsa verde speranza! Amore a prima vista,la indossavano molte ieri ed infine curiosa e desiderosa d’averla ho importunato una ragazza per farmi dire dove 20151206_152417.jpgl’aveva acquistata. Non vedo l’ora di poterla sfoggiare… In realtà sono piena di queste borse in stoffa che utilizzo per portare libri all’università o per sostegno valido alla mia borsa. Ma questa è di gran lunga la migliore che io abbia mai acquistato. Ancora ho gli occhi lucidi a guardarla 🙂

Quindi tirando le somme ho passato un pomeriggio divertente, immersa in quello che è il mio habitat naturale e riportandomi a casa un bottino niente male. In realtà non sarei più voluta andar via da lì.    images (4)

classifiche

Roma mia bella!


Roma. Quanto ve ne ho già parlato?! In maniera diretta o indiretta finisco sempre per tirarla in ballo… La amo. La mia Roma. Eppure in quest’ultimo anno non se ne è parlato che per cose terribili,degradanti e imbarazzanti.

Sicuramente è una città che non vive i suoi anni migliori. Mi si stringe il cuore a notare il degrado che l’ha fagocitata rendendola una città con mezzi di trasporto inadeguati, autobus fatiscenti, servizi mancanti, vie sporche e maleodoranti,delinquenza senza controllo… E potrei continuare ancora ed ancora…

Sapete, io le città le assimilo sempre all’idea che ho di casa: quando si attendono ospiti si fa sì che si trovino a loro agio, che sia tutto in ordine, che la casa sia pulita e accogliente;lo stesso vale per chi nella casa ci abita ogni giorno: per loro deve essere vivibile,comoda. Ecco,seguendo le fila di questo paragone possiamo dire che Roma non è più in grado di accogliere nessuno, né di ospitare dignitosamente  i suoi cittadini.

Ma qualcosa pare muoversi: il commissario di Roma, Francesco Paolo Tronca, ha iniziato a far sentire la sua voce, ha varato provvedimenti per il decoro e la sicurezza della Capitale. Una prima ordinanza vieta la presenza di individui in maschera presso i monumenti, individui che in maniera non sempre cordiale spingevano i turisti a farsi ritrarre in foto o video pagando cifre esorbitanti.

Seconda ordinanza riguarda invece il divieto di qualunque attività che implichi il trasporto di persone per mezzo di così detti Risciò, poiché non dispongono di assicurazione né necessitano di titolo di guida e non dispongono quindi di requisiti necessari per assicurare la sicurezza dei passeggeri.

Infine un’ordinanza riguarda anche il divieto di vendere o offrire biglietti ed ingressi museo,tour e quant’altro in maniera ambulante poiché contrario alle norme di concorrenza leale.

Insomma, sono piccolezze se andiamo a vedere quanti altri (e gravi) problemi attanagliano Roma ma sono pur sempre qualcosa da cui iniziare. Ebbene le reazioni sono state ovviamente esagerate: protesta di centurioni e un venditore di biglietti che addirittura si è arrampicato sul Colosseo minacciando di buttarsi giù se non gli fosse permesso di parlare con il Commissario Tronca ed esporre il suo disappunto. Parliamoci chiaro: quelli del Signor Tronca sono provvedimenti che colpiscono persone che svolgono attività illegali e potenzialmente pericolose, persone che però si sentono in diritto di proseguire nell’illegalità e difendere in maniera scontrosa i loro diritti inesistenti. Pretendono di aver ragione stando nel torto. Assurdo.

Roma è piena di venditori abusivi che vendono merce di scarsa fattura e dubbia provenienza, importunando turisti e cittadini;abbiamo i centurioni o uomini in maschera che in maniera prepotente chiedono 50 euro per una foto che li ritrae in vostra compagnia e sono nei pressi dei monumenti più importanti; abbiamo ambulanti che invadono prepotentemente le nostre strade; abbiamo incivili che fanno i loro porci comodi nei nostri amati vicoli… A Termini ci sono barboni che dormono sulle banchine,i pendolari sono accolti in una stazione maleodorante e caotica che affaccia su una piazza che ormai è diventata un souk a tutti gli effetti.

E’ il caso che tutto questo cambi, che si raccolga la sozzura che invade le nostre strade e che si ridoni dignità ad una città decadente; per cui io dico sì alle regole rigide e ai provvedimenti drastici seppur creano malcontento e disagio: servono soluzioni drastiche per ritirare su questa città che ormai da troppo vive in una illegalità diffusa e incontrollata, che si estende su diversi livelli. Dobbiamo rimetterci tutti in riga, rispettare le regole e farle rispettare.

Roma è sì una città bellissima, ricca di monumenti e scorci ineguagliabili ma non basta questo per far sì che continui ad essere amata. La situazione è così vergognosamente degenerata che se mettessimo su una bilancia , in un piatto le bellezze della città e in un altro il degrado e la delinquenza, temo proprio che inizi a pendere verso quest’ultima parte. Ahimè.

Onestamente nel mio piccolo non so cosa potrei fare… Ma confido in un cambiamento ai vertici del potere, ai vertici di quella Mafia Capitale di cui si è tanto parlato: la pulizia dovrebbe passare per le camere del potere, forse, prima di poter pretendere la pulizia delle strade.

Nel mentre non resta che indignarmi. E forse è già qualcosa.

Resilienza


Inizierei questo post con un sospiro. Di quelli pesanti,carichi di significato, di sentimenti contrastanti.

Non volevo scrivere nulla riguardo ciò che è accaduto a Parigi; non mi sentivo all’altezza di affrontare una così terribile tragedia. Un attacco terroristico che ha colpito tutti noi.

Poi in questi giorni mi sono imbattuta in questa parola Resilienza, che ha un significato grandioso.

Immagine

E mi sono resa conto che non sarei stata in grado di continuare a pubblicare altro come se nulla fosse; ché per assorbire un urto del genere dovevo scrivere, mettere nero su bianco ciò che pensavo, quasi per esorcizzare l’accaduto.

Questo attentato ha segnato nel profondo la nostra quotidianità: siamo improvvisamente abitanti di città blindate, con controlli a tappeto, allarmismi, ci guardiamo in torno con sospetto, abbiamo perso la tranquillità. Forse non in maniera visibile a tutti ma è così per tutti, ognuno a suo modo. Non siamo più gli stessi, siamo scossi e chissà quando passerà questa sensazione di disagio, di orrore…

Ovviamente ogni attentato,attacco, bombardamento è uguale ad un altro, non ci sono vittime di serie A e vittime di serie B, e non lo dico per fare della retorica, lo penso fermamente! Però penso anche che sia inevitabile rimanere così sconvolti dal numero di vittime Francesi: erano cittadini liberi come noi, cittadini di cui conosciamo il volto, in cui ci identifichiamo inevitabilmente. E questo non perché siamo i soliti Occidentali egoisti ed ipocriti come dicono in molti ultimamente. No, siamo semplicemente cittadini che si sentono affini a quelle persone, vittime innocenti. Perchè noi non viviamo in guerra; noi andiamo allo stadio, al ristorante, ai concerti, a teatro; noi siamo liberi di esprimerci come vogliamo; noi non moriamo sotto le bombe; noi non abbiamo armi, a nessuna età… E per questo siamo maggiormente colpiti da questi morti, perché muoiono nostri vicini che come noi vivevano in libertà,sono vittime sì ma molto simili a noi…

Spero di non essere fraintesa nell’esporre questo mio pensiero. Cerco di spiegarmi meglio parlandovi di EnMémoireun profilo Twitter in cui hanno pubblicato un tweet per ogni vittima dell’attentato di venerdì scorso. E ti trovi lì a scorrere quella bacheca fatta di brevi biografie, 140 caratteri ciascuna, righe piene di vita, umanità. Quelle foto che raffigurano facce spensierate, imbronciate, allegre. Ecco, questi attentati ci colpiscono nel profondo perché avvengono alle porte di casa nostra, perché le vittime non sono solo numeri letti in un trafiletto del telegiornale (come ahimè troppo spesso accade) ma per noi hanno facce, vite, storie. Ci identifichiamo in loro ed è terribile il senso di vuoto che ne segue.

Io non pubblico immagini, vi lascio solo il link del profilo twitter, perchè non mi pare appropriato aggiungere altro. Inoltre credo che ci siano immagini che abbiamo tutti ben fisse nella memoria ormai. Non mi va nemmeno di riportare foto,citazioni,avvenimenti. Ho letto cose orribili questi giorni, pareri stupidi, frasi inappropriate, citazioni strumentalizzate… Noi siamo entrati in guerra senza rendercene conto, senza scelta, non c’è stato chiesto se partecipare e getta nello sconforto vedere chi strumentalizza certi avvenimenti per ottenere consensi sui social network, litigando e scontrandosi senza sosta.

Non ci si rende conto che in realtà veniamo uccisi proprio mentre la nostra vita procede inconsapevole; all’improvviso in un venerdì sera qualunque ci ritroviamo a leggere da casa  tweet di persone come noi che da una sala concerto,dalle strade di una città Europea, anziché postare foto di divertimento,luci, emozioni chiedono aiuto,disperatamente e raccontano l’orrore che stanno vivendo ma noi più che carpire informazioni, condividerle,non possiamo fare altro, non riusciamo a salvarli perché siamo impotenti.

Bene, io non so cosa dire o pensare,proprio come quel venerdì sera in cui leggevo quei tweet da Parigi; ed è proprio questo che mi fa paura: siamo vulnerabili e impotenti, questo è il vero terrore.

 

Leggete. Informatevi. Poi decidete se firmare.


greenpeace petizione

Non so se qualcuno di voi ne ha sentito parlare, se lo state vivendo in prima persona, se non vi interessa o se siete di pareri discordanti dal mio, fatto sta che oggi volevo accennarvi al problema delle trivellazioni nel nostro mare.

I telegiornali ne parlano poco forse, i giornali più importanti anche meno. Se cercate su Google sono diversi i link a cui vi rimanda la ricerca su questo argomento che mai come adesso è attuale,importante, degno di attenzione. I giornali del mezzogiorno sono quelli che ne parlano in maniera più esaustiva e forse dettagliata. Io non voglio fare nessun tipo di propaganda ma vorrei invitarvi a informarvi sul decreto legge 12 settembre 2014. n’ 133 ,meglio conosciuto come Decreto Sblocca-Italia,che all’ art. 38 dispone di nuove regole riguardo l’ambiente denominandole “misure urgenti in materia di energia”.

In questo passaggio del decreto legge si sposta la competenza in materia di energie naturali dalle Regioni allo Stato. Citando l’art 38:

[…] Al fine di valorizzare le risorse energetiche nazionali e
garantire la sicurezza degli approvvigionamenti del Paese, le
attivita’ di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi e
quelle di stoccaggio sotterraneo di gas naturale rivestono carattere
di interesse strategico e sono di pubblica utilita’, urgenti e
indifferibili[…]

Praticamente sarà  lo Stato a decidere come gestire queste attività, in che limiti, in che tempistiche e che concessioni dare.

E infatti il 3 e il 12 giugno il ministero dell’Ambiente ha autorizzato undici progetti di prospezione di idrocarburi in mare con la tecnica dell’airgun. Nove di questi riguardano i mari pugliesi, ma l’area concessa ai petrolieri copre tutto l’Adriatico.(citando un articolo di Focus.it del 24 giugno)

Proprio per questo le zone interessate da queste prime indagini sul territorio si sono mobilizzate per dire NO alle trivellazioni nei nostri mari, per difendere la loro casa,il turismo delle loro Regioni, per difendere l’ambiente e il mare di tutti.

Vale la pena per gocce di oro nero rinunciare alla salute dei nostri mari, alle bellezze delle nostre coste?

E proprio Greenpeace nella sua pagina Facebook e sul suo sito web si domanda se vale la pena di lasciare carta bianca allo Stato o se sia il caso di salvaguardare noi e il nostro ambiente da questa imminente invasione di trivelle e piattaforme petrolifere.

greenpeace_it

Non so se sono stata abbastanza esaustiva nell’esporvi l’argomento. Sono certa nessuno di voi sia del tutto digiuno di informazioni a riguardo. Quello che vi chiedo è di informarvi tramite i link che vi ho fornito in questo articolo e tramite qualunque mezzo voi preferiate: leggete a riguardo quanto più potete, fatevi una vostra idea e una volta che siete certi di aver il quadro generale sott’occhio decidete se firmare o no la petizione. Una vostra firma può essere importante se lo ritenete opportuno.

E’ una firma per il nostro turismo, per la nostra casa, per il mare e i suoi abitanti.

#NoExpo : chi si nasconde dietro chi?


Da ieri non si parla altro che di manifestazioni,scontri, inaugurazione, expo e distruzione di Milano. Lo so che sono un’ennesima voce del coro ma secondo me è giusto parlarne o condividere opinioni se lo si fa con cognizione di causa e senza rimanere nascosti dietro sterili commenti. Le immagini della distruzione della città di Milano stanno facendo il giro del paese e non solo: sui social tramite l’ hashtag #noexpo e #noexpo2015 girano pareri di personaggi più o meno famosi, le immagini degli scontri che trasmettono le tv o che arrivano direttamente dai presenti a Milano. Io credo fermamente nel diritto allo sciopero: è giusto manifestare, dimostrare il proprio dissenso e farlo pacificamente. E lo accetto anche quando non condivido il pensiero dei manifestanti. Ciò che trovo vergognoso è accostare l’idea di manifestazione a quella di vandalismo, distruzione, lotta e guerriglia di strada. Non lo ammetto, non è giusto. Il mondo non si cambia imbrattando vetrine, distruggendo cartelloni o urlando il proprio dissenso per strada ma tanto meno si può salvare il paese dalla corruzione distruggendo una città, dando fuoco a auto, rompendo vetrine, imbrattando muri di edifici e rovesciando cassonetti.

Già ieri i manifestanti, notate bene,non BlackBloc, i manifestanti ,che protestavano contro l’expo parlando di corruzione, mafia, lavoro sottopagato e quant’altro, hanno imbrattato e rovinato vetrine della città appartenenti a banche e altre strutture affiliate all’organizzazione dell’expo rivendicando questi gesti come segno di protesta e non vandalismo!

fedez

L’elenco degli edifici che i #noexpo hanno vandalizzato giustificando l’accaduto come protesta mirata. Lo stesso Fedez, al centro di diverse polemiche, l’ha condivisa sulla sua pagina Twitter.

Ecco, io mi chiedo come distruggendo vetrine, edifici e imbrattando muri e cartelli del’expo si risolva il problema della corruzione, del lavoro sottopagato, della mafia collegati all’expo. A che pro fare vandalismo?! Perchè secondo me le vetrine rotte e le scritte nere fatte con le bombolette non sono altro che vandalismo!

Quello che invece sta accadendo oggi è ben più grave: si è andati oltre il vandalismo, è distruzione. Una vera e proprio guerra di strada: fuoco e colonne di fumo nero che si alzano verso il cielo,caos. Ai manifestanti si sono aggiunti i Black Bloc: una cinquantina, un centinaio, non si sa bene quanti siano gli individui incappucciati, vestiti di nero, con i volti coperti che brandiscono bombolette, armi, bombe carta e fanno loro la città. Queste persone si sono mischiate ai manifestanti, non sono i NoExpo, sono distruttori che come spesso accade durante le manifestazioni approfittano della situazione per creare distruzione. Non hanno ideali, non è una protesta la loro e soprattutto non hanno motivazioni: nulla può giustificare il loro operato e nessuno dovrebbe tentare di difenderli. Veniamo al punto: leggendo giornali, Tweet e altri pareri si nota come la popolazione si sia divisa in frazioni con pareri discordanti, spesso assurdi. Ma in pochi fanno notare quanto sia sottile la linea che divide i BlackBloc dai manifestanti #noExpo. Molti polemizzano dicendo che “non bisogna generalizzare” e io sono d’accordo, non si deve mai fare di tutta l’erba un fascio ma penso anche che sia necessario analizzare i fatti e non farsi manipolare dalle informazioni che ci giungono senza rielaborare le nozioni con la propria testa. I manifestanti avrebbero dovuto allontanarsi dalla protesta, ritirarsi e dissociarsi ampiamente dai distruttori  di Milano, dagli atti di vandalismo e invece ciò non è stato fatto. Questa confusione ha creato un fiume di notizie e informazioni non precise, una confusione sul chi-ha-fatto-cosa. Probabilmente perché questa infiltrazione ha fatto comodo anche ai manifestanti… Che allora tanto pacifici non erano; non tutti perlomeno…

E’ questa la provocazione del titolo “chi si nasconde dietro chi?” : i distruttori tra i manifestanti o i manifestanti che fanno leva sui distruttori? Probabilmente non se ne verrà a capo, fatto sta che la distruzione rimane, Milano è una città che agli occhi di tutti risulta ferita e noi TUTTI pagheremo le spese di queste proteste. Ma notate bene il problema ormai non è neanche “chi pagherà tutto questo?” come vogliono far credere in molti: a pagare siamo tutti, come paese,come cittadini.

Ne rimane una città distrutta senza alcun motivo: l’Expo è stata inaugurata, chi doveva speculare lo ha fatto, chi ha dato mazzette è stato ricompensato, i capoccia non sono stati minimamente intaccati dalla protesta…

Allora che dite, vale la pena tanta distruzione? Che cosa si è ottenuto?

E io mi indigno tanto per la corruzione quanto per il vandalismo: sono due modi diversi per distruggere il nostro paese, l’uno non esclude l’altro ma non sono necessariamente collegati.

L’Expo doveva essere un modo per dare lavoro, risollevare l’Italia, mostrare il meglio e farci scoprire agli occhi del mondo. E’ una grande opportunità, che probabilmente non è stata sfruttata al meglio ma non è tutto perduto: rimane un grande evento di rilevanza mondiale e che senso avrebbe smantellare tutto e farne una colata di cemento(come propongono in molti?!).

Non sono tra quelli che vorrebbero sabotarla, non comprando i biglietti per parteciparvi ma capisco il loro punto di vista: all’Expo si associa per forze di cose il peggio di questa società. Io penso solo che ormai siamo in ballo, vale la pena proseguire e vedere come andrà: ha delle potenzialità e non è detto che non ci sia nulla di buono. Era un’occasione di rivincita per il nostro paese e distruggere Milano adesso,a cose fatte, non servirà che a peggiorare l’immagine pessima che già abbiamo dato di noi.

PicMonkey Collage

25 novembre, non solo parole.


image

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.
Viviamo in un secolo “evoluto”, così dicono, all’avanguardia, ma dobbiamo ancora lavorare sulla civiltà, sul rispetto. La violenza, come molti scrivono in questi giorni, contro qualsiasi altro individuo,è sbagliata. Ma oggi si parla di una violenza specifica:contro le donne. Io sono convinta che non basti riempire i social di frasi che spingano le donne a parlare, a non nascondersi, a non addossarsi colpe che non appartengono a loro. Penso che bisogna lavorare sulla concezione che il mondo ha di donna, non solo in giornate come queste, ma sempre. Per questo trovo giusto parlarne. La donna non va difesa solo in giornate ufficiali o considerata vittima nel momento in cui qualcuna di noi viene picchiata o addirittura uccisa. Non dovrebbero fare scalpore queste notizie e poi finire quasi nel dimenticatoio della quotidianità. Credo che ottenere equo trattamento sia importante, che scrivere frasi che suonano come “eh si non doveva stuprarla ma anche lei però se l’è cercata  ” siano il chiaro segnale che non basta una giornata internazionale contro la violenza sulle donne per sensibilizzare un’itera popolazione, di uomini e donne. Si, perché quella di oggi non deve diventare una giornata contro gli uomini, ma una giornata di riflessione che riguarda tutti! Ciò che serve è un cambio di mentalità da parte di tutti noi: basta considerare le donne delle poco di buono, basta insulti che spesso riempiono bocche di ogni età, basta additare donne che ricoprono ruoli di prestigio come quelle che “chissà a quanti l’ha data per arrivare là.” Basta con le leggi che non puniscono i violenti, gli stalker, basta con l’insegnare che le donne sono il sesso debole, basta con i fischi dalle auto o gli apprezzamenti viscidi e insistenti non richiesti. Lo so che questo elenco è disarmonico, un apprezzamento non richiesto non è paragonabile a uno stupro ma sono entrambi violenza. Le donne non devono essere considerare il sesso debole se debole deve diventare sinonimo di inferiore.  La giornata contro la violenza sulle donne vuol dire molto, è importante, deve spronare a sentirci libere di essere donna ed a sentirci al sicuro. Ma non deve morire così,  in 24h ore di chiacchiere. Deve essere un impegno costante di tutti. Non bastano fiocchi rosa e frasi fatte in ricordo di chi non c’è più a causa di un uomo dalla mano pesante; non basta inorridire di fronte ai racconti di chi è sopravvissuta e ha fatto della sua esperienza un’insegnamento per per le altre. La giornata di oggi serve a riflettere ogni giorno, a battersi ogni giorno nel nostro piccolo per cambiare le cose: non è la commemorazione ma l’evoluzione che ci serve. Altrimenti si rimane fermi e non cambierà a nulla averne parlato ma arriverà un altro 25 novembre e noi saremo sempre allo stesso punto.