Qui.


Il baffo schiumoso del caffè sul labbro superiore e il profumo del cinghiale in agrodolce che invade ogni angolo di casa.

Arriva sempre un risveglio del genere la domenica in estate, qui. Fa parte dei ricordi fissi, di una ritualità non studiata ma ben assestata negli anni.

Con il sugo che borbotta in pentola in attesa del tuffo dei Ravioli freschi, mentre le briciole dei biscotti si sparpagliano sul tavolo.

Gli ingredienti per sentirsi a casa sono questi per oggi. ♡

Buona domenica.

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Sfrigolamenti


Il rumore dell’olio che sfrigola in padella mi ipnotizza; ad ogni ingrediente aggiunto si fa più intenso, cadenzato; rilascia aromi, profumi. È il preambolo della degustazione: di per sè il pasto non è pronto ma rende gustosa l’attesa della prima forchettata.

Bisogna bearsi di suoni, profumi, attimi e così ti trovi altrove. A volte sembrano frasi dette solo per far colpo su qualcuno, cose che si trovano nei libri o magari nei film già visti; invece no, è parte del quotidiano. Per vivere in una poesia ci vuole giusto qualche ingrediente ben assemblato e buon gusto. O forse ci vuole appettito. (Almeno per stasera)

Imparare dagli errori


Ieri. Sabato, 50° all’ombra, saldi estivi, aria condizionata flebile all’interno dei negozi. Io che mi aggiro tra gli scaffali cercando di evitare persone maleducate, passeggini spinti come se fossero sfollagente, stampelle mal riposte che diventano armi di distruzione…

Oggi. Domenica, 50° percepiti, casa!, aria condizionata ben impostata, silenzio. Io che me ne sto comodamente spiaggiata in camera a fare una maratona di Sex and The City: tv e dvd alla mano, il resto non conta.

Ecco, secondo me questo è imparare dai propri sbagli: è da stupidi andare in giro di sabato (sì,anche se è l’unico giorno che hai avuto a disposizione per fare un giro di shopping e cercare di comprare ciò di cui avevi bisogno); è da persone intelligenti starsene a casa in compagnia delle mie Ragazze. 

Ammettere i propri errori e far di tutto per porvi rimedio, maturità! 😛

6 Luglio. Compleanni.


Non avevamo le candeline perché me le ero dimenticate, niente palloncini o festoni e presa dall’euforia ho fatto una sola foto, storta e pure sfocata. Però c’era una mega fetta di torta al doppio cioccolato con spruzzata di panna; c’erano le amiche più care che ho, quelle con cui condivido emozioni. C’erano risate rumorose e occhi sorridenti. C’erano i biglietti di auguri che ti dicono chi sei agli occhi degli altri e un po’ forse commuovono ma sicuramente li leggi sorridendo.

Il compleanno negli anni ha assunto forme e dimensioni differenti. Quest’anno per me il compleanno è stato sentire che i ti voglio bene che mi circondavano erano veri, l’affetto quasi tangibile. E mi ci sono crogiolata dentro per un po’ senza fretta. Tutto qui. ♡

Un euro valeva tutto ciò?


Il caldo è arrivato tutto insieme, in ritardo ma con decisione. E ovviamente l’idea più geniale che ci potesse venire era quella di affrontare il primo sabato estivo – con i suoi 40° percepiti – non in qualche bar refrigerato a fare aperitivi serali, né al mare, no, ma andando al Centro di Roma con i mezzi, nel primo pomeriggio, per raggiungere un museo abbastanza sconosciuto nascosto nella rigogliosa Villa Borghese.

Arrivate all’interno del parco la prima panchina all’ombra è stata nostra “Cinque minuti, riprendiamo fiato e poi ci avviamo alla ricerca di questo piccolo edificio,eh?!” Però lì vicino al laghetto si stava bene, a gambe incrociate sulle assi della panchina, con i raggi del sole che si incastravano tra le chiome degli alberi perdendo così la loro potenza, un soffio di vento che di tanto in tanto passava di là…

Poi arriva lui, l’uomo delle rose. Ne avevamo schivati già altri, ma questo si avvicina silenzioso interropendo il nostro chiacchierare intimandoci di Comprare Rosa, Compra bracciale e rosa un euro. No grazie. Una sola. No grazie. Una sola, pochi euro. No grazie. TU DEVI comprare. NO!!! Al che ci fissa, lo fissiamo, diciamo un ulteriore no e dopo cinque o dieci minuti di trafila, con lui che continuava a farsi più vicino e insistente, decide di andarsene, agitando il braccio e maledicendoci in chissà quale lingua; inveiva nella nostra direzione con fare cattivo, si percepiva il suo disappunto e rancore. E il bello è che con nessun altro lì intorno è stato così insistente o pedante!

– Ci starà augurando ogni male vero? – Vero! 

Ed è così che accadde ciò:

  • Era ormai tardi per il museo che avrebbe chiuso di lì a qualche minuto quindi saremmo dovute ritornate, il tempo ci era volato, poco male.
  • Linea del tram sospesa, autobus sostitutivi per via dei lavori in corso. Abbastanza fattibile, lo sapevamo, anche all’andata è stato così.
  • Arriviamo in fermata aspettando un Atac per ben 50 minuti per poi accorgerci che dietro cespuglio e i suoi rami era appeso un cartello giallo, piccolo, con una correzione a penna che segnalava che sì, linea tram sospesa e sì, autobus sostitutivi MA  lì non sarebbe passato alcun autobus, il percorso era deviato a via xy. OTTIMO.
  • Prese dalla fretta, dato che ormai stavamo per perdere anche l’ultimo treno della giornata, decidiamo di attraversare di corsa la strada , non sulle strisce, non al semaforo! proprio in mezzo alla strada per prendere al volo il pullman direzione capolinea che stava passando in quel momento dalla parte opposta. MA inavvertitamente incastro il piede nel binario del tram per rovinare poi sul marciapiede; con grande classe eh, ma pur sempre a terra son finita!! Per fortuna ho avuto la prontezza di non cascare di muso ma adagiarmi di lato finendo per sedermi elegantemente a terra! (Per quanto possa essere elegante una caduta in mezzo alla strada, ovvio) Ne consegue una mano indolenzita dall’atterraggio ma nulla più.
  • Mi tiro su, saliamo sul pullman di corsa e scendiamo ad una fermata a caso, costrette a camminare- per non dire volare- fino alla Metro A.
  • Gradi percepiti millemila, lì sottoterra, folla di turisti, marasma generale. Dobbiamo anche cambiare la linea metro. Incubo. E mentre siamo intente a esclamare “abbiamo perso museo,atac, treni, vita!” un gruppo di francesi sulla scala mobile accanto la nostra pensa bene di attaccare a cantare un motivetto da Chiesa, con tanto di battimani allegria e melodia annessa che rimbombava disperdendosi nei cunicoli della metro.

ECCO in quel momento ho iniziato a ridere, tantissimo, fino a piangere perché la giornata aveva preso una piega del tutto inaspettata e una colonna sonora del genere con un tempismo così perfetto ce la meritavamo davvero.

Conclusione: tutte queste sfighe per un cazzo di euro e una rosa appassita rifiutata! Ma non era meglio comprarla anziché farsi maledire? E soprattutto, non è il caso che ci convertiamo agli aperitivi serali al pub vicino casa anziché fare le alternative alla ricerca dei musei sperduti e chiacchierate al parco?!

Meditiamo gente. E ricordate, se pensate di aver una pessima giornata sappiate che finché un maghrebino non vi maledirà sarete al sicuro (o quasi).

Spintarelle


Ci sono giornate sbagliate, di quelle che ti svegli con il mal di testa che non ti molla fino a sera ma che non è mai troppo forte da impedirti di sopravvivere senza medicine; umore variabile in maniera indecente; forse vorresti anche piangere, se non fosse che non è da te farlo così, senza motivo, all’improvviso; naaah non si piange!  Casomai ti incazzi un po’, quello ti vien sempre bene, anche così, senza motivo.

Piuttosto, è lì capisci che la felicità va aiutata, delle volte servono degli incentivi. Anche se sei bloccato a casa, anzi, specialmente in quei casi.

Quindi apri il portatile, rileggi la lista delle cose che volevi acquistare, vai sul sito più conveniente – perché ok aiutare la felicità ma anche il portafoglio va tutelato –  e ti compri quel libro che tanto ti ispira e soppesi da un po’ di tempo.

Appare la scritta: Complimenti hai ottenuto le spedizioni gratis! 

E lì inizi a blaterale con te stessa “Grazie, grazie lo so, son brava, è che la felicità va aiutata e quindi mi son detta… Che poi, no, le cose o le fai o… Bene, se son gratis anche meglio”

Sorprendentemente il libro risulta già pronto alla spedizione, niente settimane di attese senza sue notizie, già lunedì potrebbe essere qui!

Nel mentre ho ancora mal di testa, son stanca, ho un diavolo per capello però oh, ho dato una spintarella alla mia felicità e la sento circolare. Malgrado tutto.

Ecco. Sabati brutti e come rinvigorirli.

La mia eccentrica oggettività


A me piace leggere Gianrico Carofiglio, non ne ho mai fatto mistero tra le pagine virtuali del mio blog. Essere andata due anni fa alla presentazione del suo libro ha rafforzato la mia passione per questo scrittore; mi piace come persona oltre che come autore. E questo non vuol dire che prendo per buono tutto quello che dice, non l’ho messo su un piedistallo per idolatrarlo ma anzi lo apprezzo a tal punto da riconoscere quando ciò che dice mi fa arricciare il naso, però l’essere in disaccordo mi permette di analizzare le questioni in maniera differente, da punti di vista nuovi e magari mettermi anche in discussione. Ecco, mi piace a tal punto da prendere in considerazione i suoi pareri anche quando sono diametralmente opposti ai miei o quando penso che sia sbagliato ciò che dice e secondo me è questo il modo giusto per adorare le persone: avere la curiosità di sapere come la pensano sul mondo che ci circonda mantenendo la propria lucidità individuale. ( Forse l’ho detto in maniera contorta… Eh? Però giuro che nella mia testa aveva senso ed è anche una cosa bellina)

Carofiglio è una scoperta relativamente recente nella mia vita di lettrice eppure ho già letto quasi tutte le sue opere, tweet e articoli. Ha questo modo di scrivere fatto di citazioni colte musica a me sconosciuta atmosfere misurate parole ben scelte…

Ho appena chiuso Le tre del mattino che è un romanzo dalla trama che definirei insignificante, quello che conta infatti è il fuori trama, il come l’autore abbia deciso di raccontarci qualcosa che ci ha portato dove probabilmente non avremmo mai pensato o sicuramente dove la quarta di copertina non avrebbe saputo indirizzarci.

E’ una di quelle storie belle per come son scritte, per le riflessioni che raccoglie e gli spunti che offre. Ti coinvolge, non sai bene nemmeno perché. Fatto sta che io ero di nuovo in quella fase della vita per cui inizio a leggere anche sette libri differenti senza riuscire a trovare la storia giusta; poi ho trovato Carofiglio e son tornata in equilibrio.

E’ un bel libro solo perché l’ha scritto lui che ci sa fare, lo avesse scritto un altro sarebbe stata una mezza ciofeca, di questo son sicura! E forse mi è piaciuto anche per questo motivo.

Voi lo avete un autore che apprezzate a tal punto da riconoscere – senza vergognarvene – che ha scritto una storia quasi insignificante, ma cazzo, l’ha scritta così bene che quasi non conta il resto!?