Qualcosa non va…


… Ma il problema potrei essere io!

Traccia: Giorno 1 di Saldi e già so che li ricorderò per quella sciarpa che sembrava un pantal….ehm no… il pantalone che sembrava una sciarpina!

Svolgimento: Mi aggiro tra gli scaffali cercando di schivare bambini che giocano e donne missile; non so nemmeno perché mi ostino a entrare in questo negozio dato che non c’ho comprato mai nulla ma tant’è… Ad un certo punto in tutto questo marasma il mio occhio capta un color verde smeraldo! Mi avvicino con fare sospetto poi mi illumino “Toh, che bella. Una sciarpa morbida come la volevo io!” Allungo la mano sulla stampella e lì mi rendo conto che quello che ho davanti è una sorta di pantalone con strato di veletta ricamata, una specie di calza spessa- ma non troppo, che starebbe male a chiunque ma specialmente a me!! Mi guardo intorno: per fortuna nessuno mi ha visto con questa cosa striminzita in mano; ma ancor meglio nessuno mi ha sentita chiamare dei pantaloni sciarpa! 

Conclusione: non fanno più le sciarpe di una volta… O forse dovrei dire pantaloni? 🤔 Ad ogni modo, come cazzo si veste la gente, secondo questi?!

Postilla finale: io rimango la solita svampita ma questa volta “shopping edition“. 😅

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2 Gennaio 2018


Lo smalto rosso sbeccato è il simbolo silenzioso della festosità che ci lasciamo alle spalle. Vien via con un colpo di acetone, lasciando un alone impercettibile; ma noi sappiamo che c’è stato. Una Yankee Candle color vinaccia si scioglie lentamente al calore della fiamma; dolce odore di frutti rossi si sparge per la stanza; passa dal naso per avvolgerti all’interno. Una coccola invernale. La lampada della scrivania è accesa, i fogli sono sparsi ovunque, i libri aperti. Una coperta blu notte è posata sulle gambe accavallate. 2 Gennaio 2018. La quotidianità che si stiracchia e riprende vita. 

” Mia cara Riccioletta, in questa nostra terra arida se vuoi trovare un po’ di poesia ti conviene iniziare a scriverne!” 

Dal libro in lettura quest’oggi, La verità ,vi spiego,sull’amore di Enrica Tesio.

Mai citazione mi sembrò più appropriata 🙂

Pulizie di fine anno


Me ne sto seduta a terra, scompigliata di fronte a un cestino pieno di cartacce; circondata da fogli, penne, cassetti rovesciati, agende. E’ fine anno ed io mi dedico alle pulizie. Riordino per paura di star ferma; in realtà ho anche paura di dimenticare, da sempre. Allora per esorcizzarla me ne sto qui seduta a ripercorrere il mio anno, fatto di appunti, date, scontrini, libri e incontri-scontri. O semplicemente Vita. Ci lamentiamo sempre del negativo, viviamo nel maiunagioia, eppure, quando arriva il momento dei bilanci a me vengono sempre in mente le cose belle per prime. Le foto migliori, gli istanti più divertenti; sarà che le cose negative pesano e restano ancorate sul fondo mentre la felicità è briosa, leggera, impalpabile e si diffonde volando.

A Capodanno si volta pagina e si riparte da capo, sempre noi ma con annualità differente. Per alcuni è solo questione di numeri, io con quei segni non son mai andata d’accordo, quindi non può essere solo contabilità, non mi va di ridurre tutto a lista sterile di avvenimenti. A me piace pensare che le mie giornate non siano schematizzabili: il mio anno non è facilmente etichettabile, è un fitto intreccio di emozioni e avvenimenti che non possono essere decontestualizzati, hanno senso solo se rimangono uniti tra loro; un intreccio di bellezza e tristezza, delusioni e conquiste. Non vorrei che per la foga di voltar pagina buttassimo via ciò che ancora serve; io ad esempio so che anche i ricordi più pesanti (quelli incastrati sul fondo) vanno custoditi. 

Il Capodanno è cambiamento rimanendo immutati, è volersi dare una possibilità; sfruttiamo l’occasione per fare progetti senza sembrare dei sognatori mai cresciuti. In questo periodo dell’anno tutto è concesso o così pare. Non so cosa aspettarmi, non dall’anno 2018 di per sè ma dalla me del 2018; so per certo che avrà bisogno di ciò che ho imparato fino a qui, da qualcosa bisognerà pur partire, per il resto chissà…

Dunque, che sia fatto di festeggiamenti o vissuto in solitaria, io vi auguro una buona fine e miglior inizio!

Grazie per questo anno di parole, risate, confessioni e chiacchiere.

Sussurrando parole altrui


Voi leggete mai ad alta voce? Sussurrando le parole, non necessariamente urlandole ad una platea immaginaria.

Io no. Leggo a mente, come si suol dire: gli occhi vispi che accarezzano silenziosamente le parole, sfiorandole ed assaporandole al giusto ritmo, intonandole solo nella mia testa., sentendole così solamente mie. Oggi però mi sono imbattuta in un passaggio del libro di Alessandro D’avenia, Ogni storia è una storia d’amore, in cui si parlava di Guido Gozzano e Amalia Guglielminetti ed ho sentito la necessità di dare voce alle loro parole: non mi è bastato assaporarle con la mente, le volevo soppesare una a una, sentirne il sapore e l’effetto che facevano una volta uscite dal libro e arrivate all’orecchio. Ho scoperto che il loro non era un amore convenzionale ma un unicum creato appositamente per far coincidere i cuori di due poeti in maniera più o meno corretta. L’amore si sa non è perfezione e questo libro me lo sta insegnando pagina dopo pagina: si può amare in modi diversi, ogni storia è a sé ma non per questo l’amore vale meno. Non conoscevo questi due autori prima di incontrarli nel libro di D’avenia e come loro ignoravo molti altri che nello stesso vengono citati, è il bello della lettura conoscere qualcosa di nuovo e curioso; devo dire però solo con questa coppia ho sentito la necessità di parlare, di dare voce alle lettere che si scambiavano, forse per dare una forma a questo flebile e strano amore; o semplicemente perché non riuscivo a tenere solo per me quello che stavo apprendendo, andava assimilato diversamente. Un corpo è troppo poco per contenere i sentimenti di due amanti.

imagesComunque ne ho preso nota, approfondirò la conoscenza di questi due innamorati stravaganti, così abili nello scrivere e nel rincorrersi. Per adesso li ho cercati su Google, dopo esser entrata con invadenza nella loro corrispondenza d’epoca mi sembrava il minimo riuscire a dar loro un volto.

 

Peccato non aver trovato foto di qualità migliore ma da quel poco che si vede non erano male: le parole con cui li ho conosciuti gli calzano a pennello, secondo me 🙂

Buongiorno… ?


Son sveglia da troppo ormai, mi sembra quasi di non essermi mai addormentata. E forse è così. Fuori è buio… Mi avvicino alla finestra per cercare di capire che tempo faccia; sento il freddo esterno attraverso il vetro ma non vedo altro che cielo scuro. Probabilmente pioverà; le previsioni lo avevano accennato. Controllo che l’ombrello sia in borsa, non sarebbe la prima volta che me ne vado a zonzo sotto l’acqua a causa del mio eccessivo ottimismo – è così bello il cielo, vedrai che non pioverà, non indovinano mai- e puntualmente a sbagliare sono io. Beh, son pronta: sciarpa sistemata, tiro la zip del giacchetto e si va… Ah no, torno indietro! Mancano gli occhiali scuri: se dovesse uscire il sole?  D’altronde è ciò che speriamo tutti no?! Di vedere il sole nelle giornate più buie e difficili. Meglio farsi trovar pronti, non voglio passare per quella che non c’ha creduto abbastanza.

Buona giornata e se anche da voi dovesse esser brutto tempo non smettete di aspettare il sole! Dicono che qualche raggio passi sempre a scaldarci, per oggi io ci voglio credere un po’; voi? 

Un solo riccio, un grande capriccio


A sera inoltrata i pensieri sembrano accalcarsi nella testa. Vanno pian piano districati e messi a tacere. Separati e rimischiati tra loro con la giusta dimestichezza. Un po’ come si fa con i capelli prima di andare a dormire: una mano passa tra loro per ammansirli, si separano le ciocche irrequiete e si intrecciano tra loro con metodo, senza tirare, lasciandoli morbidi ma indirizzandogli una posizione. 

Puntualmente la chioma finisce per avere una compostezza – perlomeno apparente – tranne quel ricciolo che sfugge all’acconciatura e ondeggia impertinente sul lato del viso. Ma si sa, c’è sempre bisogno di un ribelle… Che si tratti di una treccia di capelli o una di pensieri. 

A zonzo nella Nuvola


Mi dicono sempre che sono una tipa che sta con la testa tra le nuvole, una che si è persa nel suo mondo senza farne ritorno se non a intermittenza. Così oggi ne ho approfittato e nella Nuvola c’ho camminato! Sì, sì avete letto bene.

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Sono stata alla Fiera della piccola e media editoria, Più libri più liberi, che come ogni anno si terrà a Roma zona Eur per ben 5 giorni questo dicembre. Ma la vera novità è la nuova sede in cui si svolge l’evento: quest’anno siamo stati accolti nel Roma Convention Center, ovvero la tanto discussa struttura che ospita la famosa Nuvola di Fusksas.

Vi dirò, a colpo d’occhio sembra ‘na ciofeca ma in realtà ha il suo perché. L’edificio è costituito da pareti vetrate, altissime che danno l’idea di esser un tutt’ uno col cielo ed al piano superiore campeggia questa immensa struttura luminosa e ondeggiante che ricorda un po’ una nuvola.

All’interno della struttura c’è un’ampia sala congressi ma si districa in altri grandi spazi sottostanti per cui ti ritrovi a camminare immerso in questa nuvola di ferro senza per forza entrarci veramente. Molto scenica, molto buffa. Una strana bellezza.

Nel complesso la fiera del libro è stata come ogni anno un girovagare interessante; ho acquistato un solo volumetto contenente le lettere che Virginia Woolf scrisse alle amiche. È uno dei pacchetti de’ L’orma Editore e non ho resistito ad un’edizione così curata nel dettaglio seppur piccina. Insomma, ho portato con me giusto un ricordino della giornata.

La mia passeggiata tra le nuvole è stata sorprendente: ho passato mezza giornata sospesa tra il cielo terso di Roma e una miriade di libri colorati.

Una piacevole parentesi in queste giornate irrequiete.