Pioggia di parole

“Non sono mai d’accordo con le scelte del Rettorato ma tanto voi dovete solo fare più esami possibili, mica siete qui per capire il mondo, giusto?”

Questa affermazione polemica e velatamente ironica della mia nuova professoressa di corso esprime sinteticamente una delle mie riflessioni più ricorrenti.

Da quando sono iscritta all’università è tutto un continuo correre contro il tempo, si programmano esami cercando di non sceglierli tutti nella stessa settimana, si incastrano tra di loro più lezioni possibili, ore di studio che si alternano al conteggio del numero di pagine, una media a cui badare che oscilla senza sosta… Poi c’è la competizione tra studenti che è insidiosa e non l’avevo presa in considerazione perché io in realtà non sono un tipo che bada a queste cose; c’è inoltre qualche delusione di troppo, stress, attimi di panico e te che finisci per chiederti come ci sei finita in questo caos e se il tuo futuro riuscirà mai a prendere forma.

Ma per fortuna ti ricordi cosa ti era piaciuto della facoltà, l’opportunità che ci avevi visto per te e ti ritorna in mente proprio quando inizi i nuovi corsi di lezione e trovi al di là della cattedra professori arguti, che staresti ore ad ascoltare perché loro non sciorinano nozioni polverose che si trovano anche sui libri, no, loro tengono lezioni di teoria,tecnica,politica,economia. Riescono a inglobarti nella loro personale vita lavorativa e nel contesto mondiale, organizzano seminari,approfondimenti, e per quelle due ore di lezione le parole dei libri si animano e tutto quello studiare ed affannarsi assume un significato, ha un obbiettivo.

Peccato che non sempre ci sia tempo per tutto. Gli eventi, i convegni a cui partecipare, gli incontri di discussione sono interessanti ma richiedono giornate extra o una laurea già in tasca. Allora sei come su una bilancia, da una parte l’approfondimento, dall’altro lo studio, e se non studi non formi il tuo futuro, non esci mai dall’università, non inizi mai a mettere in pratica ciò che sai. Allo stesso tempo se non ti incuriosisci  adesso del mondo che ti circonda una volta che uscirai sarà tutto fin troppo nuovo per te. E i due piatti pesano,ondeggi tra l’una e l’altra opzione.

Personalmente penso che la mia Professoressa abbia ragione, noi non siamo lì solo per gli esami ma è pur vero che senza quelli non si va da nessuna parte.

Ed io sto cercando di bilanciare le due cose, schizzo da un’aula all’altra, tra un seminario e una lezione, un professore noioso e uno piacevole, in modo che possa tenere un occhio sui libri d’esami e un’occhio sempre vigile sul mondo. Però molte cose me le perdo perché è inevitabile,non sono pensate per agevolarci ed io più di questo non posso fare. Ma vorrei comunque tenermi qualche porta aperta, curiosando qua e là so che posso farmi un’idea su cosa vorrò fare da grande.

In tutto ciò le mie occhiaie da stanchezza sono tornate all’attacco ma ormai ho deciso che va bene così, fanno vissuto, e poi cammino troppo velocemente perché qualcuno incontrandomi possa fare in tempo a notarle!

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11 pensieri su “Pioggia di parole

      • Per me sono una sorta di schermo protettivo per i miei occhi “problematici” e poi per poter impicciarmi e guardarmi attorno senza dare nell’occhio 😉 ormai li tengo sempre sul naso. Forse anche perché da piccola portavo gli occhiali da vista e non potevo metterli, da quando uso le lenti a contatto recupero gli anni persi ahaha

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  1. Erik ha detto:

    io non conosco il mondo universitario perchè non l’ho mai frequentato ne visto da vicino, quasi come quello scolastico daltronde.. 🙂 però posso dirti da quello che vedo dei ragazzi che arrivano da me freschi freschi di quel mondo è che la sensazione che ho è proprio quella citata dalla professoressa… e cioè che spesso arrivano qui ragazzi o ragazze che di fatto non hanno attese, aspettative ne una direzione chiara a loro stessi… non sono qui per la passione verso quello che è “l’argomento principe” del posto in cui si trovano ma sono quei perchè hanno fatto ciò che dovevano fare affinchè questa porta si aprisse a loro.

    Così capita che dopo qualche tempo, la maggior parte di loro si annoi oppure si conformi a quando richiesto e non faccia nulla di più, non cerchi nulla di più, non si interessi in nulla di più…

    Quello che ho visto in questi anni mi fa pensare che non sia una loro unica colpa, sono stati abituati a pensare e vivere così… poi alcuni di loro i più curiosi ribaltano gli schemi e provano a guidare la loro vita, gli altri invece aspettano che il tempo passi…

    non sono qui per capire il mondo ma per assicurarsi uno stipendio…

    e io credo non sia un concetto di giusto o sbagliato quanto piuttosto di possibilità che un giorno saranno ignorate tranquillamente oppure nel peggiore dei casi diventeranno rammarico…

    (ovviamente questa è solo la mia visione della mia piccola parte di vita e di mondo)

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    • No ma infatti non penso che ci sia un giusto o uno sbagliato nelle proprie scelte di vita… Ognuno si adatta alla situazione come meglio crede. Vale anche per i professori: alcuni sono lì per guadagnare uno stipendio, altri invece cercano davvero di trasmettere qualcosa che vada oltre le semplici nozioni tecniche.
      L’università non è un mondo chiuso, è piena di input e stimoli interessanti però mi piacerebbe che fosse più a forma di studente, dato che siamo noi a usufruirne.
      Personalmente ho scelto la facoltà non solo valutando il mondo del lavoro ma anche le mie inclinazioni personali. Fin dal mio primo anno ho sempre cercato di capire come tomi di 1000 pagine sarebbero potuti diventare uno strumento per analizzare il mondo, come ciò che studiavo o scoprivo mi sarebbe stato utile per capire ciò che accadeva nel nostro quotidiano e magari poteva rendermi migliore(non agli altri ma alla me stessa di qualche anno prima). Mi spiace solo non avere la possibilità di approfondire tutto come vorrei, partecipando a diverse iniziative o congressi, perché pago le tasse, so quanti sacrifici facciamo per mantenere i miei studi e quante rinunce io stessa sia costretta ad accettare per poter portare a casa esami e quindi la meta “laurea” finisce per annebbiare tutto il resto perché comunque passare esami è importante e riuscire a fare tutto come si deve è faticoso,richiede molto tempo. Però non mi adagio, nel mio piccolo e per quanto possibile penso sia importante riuscire a ritagliarsi qualche ora per il resto, ne vale la pena, non bisogna calare mai l’attenzione o spegnere l’entusiasmo perché a me è quello che permette di andare avanti malgrado le mille peripezie universitarie. 🙂
      I ragazzi di cui parli tu, a cui manca la passione per “l’argomento principe”, non mi sento di giudicarli o criticarli mi chiedo solo come facciano ad andare avanti senza interesse e passione per quello che si fa.

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  2. Ti capisco… Alla triennale cercavo di non perdermi nessun seminario. Adesso che sento molto più marcata la differenza tra mondo universitario e mondo lavorativo sto cercando di non guardarci troppo dentro per non rischiare che la voglia di studiare passi del tutto XD

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    • Sicuramente la differenza è tanta! Però mi dà noia il fatto che l’università organizzi eventi per poter avvicinare i due mondi ma non tenga conto di noi studenti. Un esempio banale: se fai una serie di conferenze nella settimana degli esami tu capisci che ci impedisci automaticamente di partecipare perché o mi presento agli esami e mi avvicino alla laurea,come è giusto che sia, o mi interesso di altro e lascio perdere una intera sessione. Alla fine uno studia faticosamente per anni e non sa cosa farsene di tutto quel sapere!? Non mi piace vederla così, ecco 🙂

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  3. Hai adottato il giusto comportamento: il tempo è talmente tiranno che occorre stare in equilibrio tra i libri d’esame e uno sguardo sul mondo, mai privilegiare l’uno a discapito dell’altro.
    Un caro abbraccio 🙂

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