Resilienza

Inizierei questo post con un sospiro. Di quelli pesanti,carichi di significato, di sentimenti contrastanti.

Non volevo scrivere nulla riguardo ciò che è accaduto a Parigi; non mi sentivo all’altezza di affrontare una così terribile tragedia. Un attacco terroristico che ha colpito tutti noi.

Poi in questi giorni mi sono imbattuta in questa parola Resilienza, che ha un significato grandioso.

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E mi sono resa conto che non sarei stata in grado di continuare a pubblicare altro come se nulla fosse; ché per assorbire un urto del genere dovevo scrivere, mettere nero su bianco ciò che pensavo, quasi per esorcizzare l’accaduto.

Questo attentato ha segnato nel profondo la nostra quotidianità: siamo improvvisamente abitanti di città blindate, con controlli a tappeto, allarmismi, ci guardiamo in torno con sospetto, abbiamo perso la tranquillità. Forse non in maniera visibile a tutti ma è così per tutti, ognuno a suo modo. Non siamo più gli stessi, siamo scossi e chissà quando passerà questa sensazione di disagio, di orrore…

Ovviamente ogni attentato,attacco, bombardamento è uguale ad un altro, non ci sono vittime di serie A e vittime di serie B, e non lo dico per fare della retorica, lo penso fermamente! Però penso anche che sia inevitabile rimanere così sconvolti dal numero di vittime Francesi: erano cittadini liberi come noi, cittadini di cui conosciamo il volto, in cui ci identifichiamo inevitabilmente. E questo non perché siamo i soliti Occidentali egoisti ed ipocriti come dicono in molti ultimamente. No, siamo semplicemente cittadini che si sentono affini a quelle persone, vittime innocenti. Perchè noi non viviamo in guerra; noi andiamo allo stadio, al ristorante, ai concerti, a teatro; noi siamo liberi di esprimerci come vogliamo; noi non moriamo sotto le bombe; noi non abbiamo armi, a nessuna età… E per questo siamo maggiormente colpiti da questi morti, perché muoiono nostri vicini che come noi vivevano in libertà,sono vittime sì ma molto simili a noi…

Spero di non essere fraintesa nell’esporre questo mio pensiero. Cerco di spiegarmi meglio parlandovi di EnMémoireun profilo Twitter in cui hanno pubblicato un tweet per ogni vittima dell’attentato di venerdì scorso. E ti trovi lì a scorrere quella bacheca fatta di brevi biografie, 140 caratteri ciascuna, righe piene di vita, umanità. Quelle foto che raffigurano facce spensierate, imbronciate, allegre. Ecco, questi attentati ci colpiscono nel profondo perché avvengono alle porte di casa nostra, perché le vittime non sono solo numeri letti in un trafiletto del telegiornale (come ahimè troppo spesso accade) ma per noi hanno facce, vite, storie. Ci identifichiamo in loro ed è terribile il senso di vuoto che ne segue.

Io non pubblico immagini, vi lascio solo il link del profilo twitter, perchè non mi pare appropriato aggiungere altro. Inoltre credo che ci siano immagini che abbiamo tutti ben fisse nella memoria ormai. Non mi va nemmeno di riportare foto,citazioni,avvenimenti. Ho letto cose orribili questi giorni, pareri stupidi, frasi inappropriate, citazioni strumentalizzate… Noi siamo entrati in guerra senza rendercene conto, senza scelta, non c’è stato chiesto se partecipare e getta nello sconforto vedere chi strumentalizza certi avvenimenti per ottenere consensi sui social network, litigando e scontrandosi senza sosta.

Non ci si rende conto che in realtà veniamo uccisi proprio mentre la nostra vita procede inconsapevole; all’improvviso in un venerdì sera qualunque ci ritroviamo a leggere da casa  tweet di persone come noi che da una sala concerto,dalle strade di una città Europea, anziché postare foto di divertimento,luci, emozioni chiedono aiuto,disperatamente e raccontano l’orrore che stanno vivendo ma noi più che carpire informazioni, condividerle,non possiamo fare altro, non riusciamo a salvarli perché siamo impotenti.

Bene, io non so cosa dire o pensare,proprio come quel venerdì sera in cui leggevo quei tweet da Parigi; ed è proprio questo che mi fa paura: siamo vulnerabili e impotenti, questo è il vero terrore.

 

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10 pensieri su “Resilienza

  1. Il terrorismo serve proprio a questo: a creare terrore, il sentirsi vulnerabili… ma forse abbiamo la stessa probabilità di morire in un incidente in macchina che di morire per un attentato… La vita deve andare avanti senza dimenticare ciò che è stato, perchè sono morte persone innocenti che fino ad un attimo prima sorridevano… ma venire sopraffatti dal terrore ci toglierebbe la vita che ci è rimasta

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    • Sono d’accordo. La vita deve continuare. Rinunciare anche solo a una piccola parte della nostra libertà e indipendenza sarebbe una ulteriore resa,un dargliela vinta di nuovo. Però mi rendo conto che ciò che è accaduto a quelle persone poteva succedere a noi, nella mia Roma e magari potrebbe risuccedere altrove. Sentirsi vulnerabili è inevitabile e dimenticare lo sconforto di quel venerdì penso sia impossibile. Ma hai indubbiamente ragione: la vita che ci è rimasta deve proseguire.

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  2. Il tuo è un pensiero profondo e condivisibile, ancora più vivo per chi vive in grosse città a rischio!
    Il turbamento c’è, inutile negarlo, ma va anche affrontato con un po’ di coraggio e aiuto “statale”

    Quello che possiamo far noi è sperare in un mondo migliore e provare a fare del nostro meglio per migliorare le cose nel nostro piccolo mondo che ci circonda.

    Ed io ti mando anche un grosso abbraccio, gli abbracci fanno bene e scacciano i brutti pensieri

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    • Grazie 😘
      È che quelli che hanno il potere sembrano così distanti dal nostro quotidiano… Naturalmente la vita non si può fermare per paura,sarebbe un’ingiustizia nei nostri confronti. Chissà se riusciremo a risollevare le sorti di questo mondo matto!

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  3. Questo è quello che ho pubblicato io sul mio profilo Facebook qualche giorno fa. Te lo posto perché dopo aver letto il tuo mi sembrava uno strano dejavu… 😉 :”Dopo gli attentati di Parigi penso siano sfuggiti di mano alcuni post dove si mostra l’orrore del mondo per sminuire quanto accaduto venerdì. Non penso esistano morti di seria A e morti di serie B, penso solo che giusto o sbagliato che sia, ci sentiamo più simili a chi andava a vedere una partita o un concerto o a cena fuori, rispetto a chi da sempre lotta con una guerra interna al proprio paese, con la fame o la miseria, con le farc o la tratta di esseri umani. Giusto o sbagliato rimane un mio personale pensiero. Non metto la bandiera francese perché non mi sento francese, non l’ho fatto quando mi sono trovata a Londra il giorno dopo l’attentato e non lo farò per nessun altro paese. Vorrei solo che si smettesse di postare foto di persone martoriate da mille guerre. Se volete davvero fare la differenza fate volontariato nel vostro paese, non limitatevi ad un post e ad un sms da 2€, fatelo per più di due secondi…”

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    • Davvero, sembra che ci siamo messe d’accordo 🙂 Hai fatto bene a postarmelo perché mi rincuora sapere che ci sono altri a pensarla come me! Sembrano tutti così presi dallo sputare sentenze,giudicare,additare e strumentalizzare avvenimenti che si perde il contatto con la realtà e il vero problema. Tutti moralisti e buonisti che sembra parlino senza capire nulla. Le foto di corpi martoriati dalle guerre in varie parti del mondo condivise su un qualunque social non fanno di te una persona migliore rispetto a chi ha la bandiera francese come immagine profilo. Io la penso così.

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