Insoddisfatta cronica…O forse no.


Son sincera, ultimamente lo shopping lo vivo male. Dover uscire per comprare qualcosa da vestire è diventata una tortura più che un passatempo piacevole.

Mi mette estremamente noia aggirarmi tra gli stand dei vari negozi e notare che vendono bene o male tutti le stesse cagate. Questi top striminziti, le trasparenze dove non servirebbero, le taglie un po’ sfasate, questi stili di dubbia praticità e poi l’immancabile reparto Taglie Uniche che rimarrà il mio più grande dubbio,me lo porterò nella tomba: chi è che ha deciso che una che porta la 38 può mettersi lo stesso capo di un che ha la 46 come se le dimensioni,le forme,le stature non esistessero?! Insomma ognuno ha le sue caratteristiche mi pare assurdo avere la presunzione di produrre un vestito che stia bene a tutti con la stessa quantità di stoffa. Ma io non sono stilista quindi boh , ho questo limite per cui non comprendo proprio cosa ci sia dietro a certe scelte. Fatto sta che se non trovo quello che dico io,che mi stia come dico io e mi faccia sentire a mio agio,beh, me ne torno a casa a mani vuote. E piuttosto che strizzarmi dentro la prima oscenità che mi propone la commessa o adattarmi a comprare una cosa “che va tanto di moda” ma mi rende ridicola ai miei occhi, io sarei disposta a smettere per sempre con lo shopping d’abbigliamento e andarmene in giro nascosta in un sacco di yuta. E fra un po’ accadrà anche questo, ne son sicura. Fatto sta che qualche volta riesco ancora ad innamorarmi di qualcosa che sembra sia creato apposta per me. Ieri è accaduto il miracolo infatti. Ero al termine di un giro di shopping che aveva reso felice solo il mio portafoglio che si teneva ben strette le sue monete e questo fino a quando non sono entrata nell’ultimo negozio rimasto da visitare nell’intero centro commerciale. C’è da dire che sono entrata perché attirata da una canzone di Ligabue. Quindi per sentirla tutta a scrocco ho iniziato a guardarmi intorno, canticchiando e storcendo il naso mentre osservavo capi di dubbia portabilità. Ma ecco che mi cade l’occhio su una stampella che porta il peso di un leggerissimo vestito nero,a stampa floreale. Non il mio genere. Lo tiro su con aria assente e mi rendo conto che forse non è poi così male, potrei provarlo. Mi dirigo al camerino pensando che una volta indossato i fiorellini potrebbero diventare grandi come girasoli se la stoffa indugerà troppo in certi punti, ma me ne assumo il rischio. Tanto ormai peggio di così…

E invece con grande sorpresa non è male. Arriva a metà coscia, è leggero,spiritoso, non segna nei punti sbagliati ma si appoggia abbracciandomi nei punti giusti, senza esagerare e  SORPRESA i fiorellini rimangono fiorellini(sono sempre la solita esagerata,lo so). Mentre mi studio minuziosamente allo specchio inizio a immaginarlo indossato in un giorno di sole dato che ormai è primavera, con i miei leggings neri inseparabili, gli stivali marroni, e il mio immancabile giubbotto di pelle , quello che mi ricorda sempre quel gran simpatico di Fonzie e che una volta indossato dona anche a me quell’aria un po’ sbarazzina e un po’ cattiva che solo la giacca di pelle sa creare. Ruoto un po’ su me stessa e la gonna gira appresso a me,adoro! E’ la mossa decisiva. Zitti zitti che ho trovato qualcosa. Mi decido ad aprire la tenda del camerino ed esordisco con “che ne pensi,sii spietata” come se qualcuno potesse essere mai più spietato di me nel giudicarmi! Pftt. Fatto sta che son convinta e il vestito floreale se ne torna a casa con me e al portafoglio nemmeno è dispiaciuto troppo, alla fine si è sentito finalmente utile per una volta.17475057_10208955299746007_71117190_o

Ora aspettiamo la giusta occasione per indossarlo. Oggi c’è il sole, fa caldo, è sabato ma ahimè sono alle prese con le mie paturnie periodiche per cui l’ultima cosa che farò sarà mettere il naso fuori di casa e vedere gente. Direi che da lunedì ogni giorno sarà buono per sfoggiare il nuovo acquisto, per certe cose c’è bisogno anche di ispirazione e buon umore. E su questo non transigo.

Ma che cosa combini?


A voi capita di parlare da soli?

A me si. E mi piacerebbe essere abbastanza presuntuosa da dirvi “Parlo da sola perché mi piace conversare con qualcuno di intelligente” ma no, non è così. Io parlo da sola perché -probabilmente- sono un po’ fuori di testa- ma nemmeno troppo rispetto ad altri,niente di speciale insomma- e perché a volte serve qualcuno che ti dica le cose come stanno, in maniera brutale e senza troppi giri di parole. E chi meglio di noi stessi può portare a termine questo lavoro sporco?

Una delle mie frasi più ricorrenti in questo periodo è “Jessica, ma che cosa combini cazzo fai?!” Ed è partendo da questa breve, variopinta ed incisiva affermazione che intavolo una conversazione tra me e me; inizialmente sussurrata per poi diventare una chiacchierata dai toni accesi. È che davvero non so che combino. Scelte sbagliate, decisioni prese di impulso,cose scritte e dette senza riflettere,conseguenze disastrose. Per l’appunto“Jessica, che cazzo fai?”

Poi però penso che mortificarsi non  serva a nulla e quindi dopo la ramanzina mi dico che a volte si sbaglia, che va bene passare dei periodi da minimo storico,che son anche le altre persone a non collaborare, ci sta che stai confusa però mo basta. Basta perché tiri il freno,ti fermi e respiri. Basta perché sai fare di meglio e lo sai che puoi davvero riuscire a salvare il salvabile. Basta. Torna in te.

Quindi sì, parlo da sola e alla fine mi do anche una pacca sulla spalla, pat pat, in segno d’affetto e comprensione come a dirmi “Sì sorella,hai fatto una stronzata ma ora mettiamo tutto a posto.” Però ora ripetiamo tutti insieme per un’ultima volta “Jessica ma che cazzo fai?!” perché va bene tutto ma si sa, repetita iuvant

E basta.

Pioggia di parole


“Non sono mai d’accordo con le scelte del Rettorato ma tanto voi dovete solo fare più esami possibili, mica siete qui per capire il mondo, giusto?”

Questa affermazione polemica e velatamente ironica della mia nuova professoressa di corso esprime sinteticamente una delle mie riflessioni più ricorrenti.

Da quando sono iscritta all’università è tutto un continuo correre contro il tempo, si programmano esami cercando di non sceglierli tutti nella stessa settimana, si incastrano tra di loro più lezioni possibili, ore di studio che si alternano al conteggio del numero di pagine, una media a cui badare che oscilla senza sosta… Poi c’è la competizione tra studenti che è insidiosa e non l’avevo presa in considerazione perché io in realtà non sono un tipo che bada a queste cose; c’è inoltre qualche delusione di troppo, stress, attimi di panico e te che finisci per chiederti come ci sei finita in questo caos e se il tuo futuro riuscirà mai a prendere forma.

Ma per fortuna ti ricordi cosa ti era piaciuto della facoltà, l’opportunità che ci avevi visto per te e ti ritorna in mente proprio quando inizi i nuovi corsi di lezione e trovi al di là della cattedra professori arguti, che staresti ore ad ascoltare perché loro non sciorinano nozioni polverose che si trovano anche sui libri, no, loro tengono lezioni di teoria,tecnica,politica,economia. Riescono a inglobarti nella loro personale vita lavorativa e nel contesto mondiale, organizzano seminari,approfondimenti, e per quelle due ore di lezione le parole dei libri si animano e tutto quello studiare ed affannarsi assume un significato, ha un obbiettivo.

Peccato che non sempre ci sia tempo per tutto. Gli eventi, i convegni a cui partecipare, gli incontri di discussione sono interessanti ma richiedono giornate extra o una laurea già in tasca. Allora sei come su una bilancia, da una parte l’approfondimento, dall’altro lo studio, e se non studi non formi il tuo futuro, non esci mai dall’università, non inizi mai a mettere in pratica ciò che sai. Allo stesso tempo se non ti incuriosisci  adesso del mondo che ti circonda una volta che uscirai sarà tutto fin troppo nuovo per te. E i due piatti pesano,ondeggi tra l’una e l’altra opzione.

Personalmente penso che la mia Professoressa abbia ragione, noi non siamo lì solo per gli esami ma è pur vero che senza quelli non si va da nessuna parte.

Ed io sto cercando di bilanciare le due cose, schizzo da un’aula all’altra, tra un seminario e una lezione, un professore noioso e uno piacevole, in modo che possa tenere un occhio sui libri d’esami e un’occhio sempre vigile sul mondo. Però molte cose me le perdo perché è inevitabile,non sono pensate per agevolarci ed io più di questo non posso fare. Ma vorrei comunque tenermi qualche porta aperta, curiosando qua e là so che posso farmi un’idea su cosa vorrò fare da grande.

In tutto ciò le mie occhiaie da stanchezza sono tornate all’attacco ma ormai ho deciso che va bene così, fanno vissuto, e poi cammino troppo velocemente perché qualcuno incontrandomi possa fare in tempo a notarle!

Una bimba cresciuta


La sveglia impostata alle 6 e 45. Presto ma non prestissimo. Poi la colazione veloce, sta volta senza perdere tempo a fare zapping tra serie tv sulla Swat Americana e le news di SkyTg24. Una passata leggera di mascara e niente capelli accroccati alla meno peggio. Lenti a contatto e via gli occhiali. Raccogli libri penne e quaderni ma non per metterti a studiare in terrazzo al sole, no, devi correre al prendere il treno e poi l’autobus e poi percorrere l’ormai abituale strada che ti porterà là dove tutto ha sempre inizio: la tua facoltà universitaria. I corsi sono ricominciati e sei di nuovo studente h24 che si divide tra lezioni, chiacchierate, nuove conoscenze e vecchi incontri, sorrisi finti e risate vere, momenti di noia,panico e poi euforia! È un mix indescrivibile di sensazioni. E stamattina eri in ansia, un po’ come quando tornavi a scuola dopo le vacanze, lo sai cosa ti aspetta, non vai in un posto nuovo, ma tu non ti senti mai abbastanza pronta, abbastanza preparata, abbastanza all’altezza. Ed era quel tipo di ansia che provavi da bambina, niente di improponibile ma un leggero fastidio che ti pesava sul cuore e nella pancia. Mi son ricordata di quanto mi spaventasse il rientro a scuola dopo settimane di pausa, mi sembrava che non fossi più capace a scrivere o studiare, a stare attenta o magari che potessi non ritrovare più gli amici di sempre.Sicuramente allora non avrei mai pensato possibile ricordare certi momenti con un sorriso appena accennato e invece eccomi qua a ripensare con divertimento e un pizzico di nostalgia alla me piccina,imbronciata e quasi spaventata di anni fa. E la me imbronciata,quasi spaventata e cresciuta(ma non troppo) di oggi fa un occhiolino a quella di ieri perché le situazioni son cambiate ma certe attitudini rimangono immutate e tra bimbe preoccupate bisogna farsi forza. ❤  

Biscotti rubati


Avete presente quando in casa si fanno i biscotti e in poco tempo in ogni stanza si diffonde quell’odore dolce, che vi avvolge come un abbraccio, entra dal naso ma vi riempie la pancia?

I biscotti vengono sfornati, la teglia è bollente, approfittate di un attimo di distrazione di chi è indaffarato in cucina e ne rubate uno, non potete attendere, è più forte di voi. E’ un fagottino ancora caldo, la Nutella all’interno non si è freddata. L’istinto vi direbbe di dargli un morso ma l’esperienza e qualche bruciatura lontana vi fermano per tempo. Ne prendete un boccone con le mani e lo fate freddare, poi lo addentate. Lì si compie la magia. E’ buono, ovvio, il profumo non mentiva.

Gli zuccheri fanno il loro dovere,la felicità passa per un biscotto.

Ecco, certe giornate vanno proprio così,con un biscotto rubato e la gioia effimera di un secondo. Non sarà molto ma è ciò che abbiamo e ce lo godiamo. Un attimo di pausa in una malinconica settimana.

Linee storte


wp-1489091135419.gifSiamo le linee storte che tracciamo sui libri…

Righe nette ed imperfette allo stesso tempo, che sottolineano e abbracciano le parole di cui diventeremo custodi.
Libri di scuola, tomi universitari, letture di piacere, fogli stampati, in ognuno di loro lasciamo un segno del nostro passaggio e loro ci restituiscono un pezzo di noi.

Parrucchiera, l’incubo


“Che capelli lunghi che haiii, ma come fai a gestirli?” 

Sono capelli non un gruppo teppisti, non devo gestirli. Semplicemente non mi pettino, non li acconcio, li lascio fare. Sono lunghi, molto, scendono scomposti lungo la schiena però sono liberi di fare ciò che vogliono, selvaggi e spettinati. Mossi ma non del tutto ricci, qualche volta più abboccolati altre volte solo elettrici. Mi rispecchiano così. Sono il mio tratto distintivo,il mio scudo, se fossero corti mi sentirei scoperta,non avrei come nascondermi.

Però poi arriva il giorno in cui la me scompigliata è costretta a incontrare la parrucchiera. E lì son guai. Io dico “serve una leggera spuntata” lei li guarda,alza il sopracciglio e dice “una netta decespugliata” e così mi ritrovo decisamente alleggerita, con i capelli ben pettinati, lisci di piastra, luminosi e lunghi ma non troppo. 

E già so che tutte le amiche mi diranno che son lamentosa e nemmeno si vede che li ho tagliati, mio padre non si accorgerà del cambiamento e se glielo farò notare mi chiederà ridendo perché ancora mi ostino a pagare la parrucchiera per nulla,mia sorella mi dirà che son brutta come prima (che è ciò che le dico sempre io;cuore lei, ci dimostriamo affetto così,con simpatica cattiveria) ma alla fine io lo so che son leggeri, si vede che son corti e non superano più la metà schiena,son diversi anche al tatto. E ad ogni taglio cambio un po’ anche io. Forse solo chi ci affonda dentro per inspirare il profumo sa poi notare la differenza, chi li ha accarezzati o ci ha giocato quando era accanto a me sovrapensiero,chi arricciava una lunga ciocca intorno al dito distrattamente… Si,Probilmente so anche chi se ne sarebbe accorto subito…

Fatto sta che ora mi specchio e son l’unica a non riconoscersi, son diversi. Lisci, troppo da perfettina. Mi danno un aria seriosa ma elegante, sicuramente farò qualche foto prima del prossimo shampoo solo per ricordarmi come sono e far partire il countdown: 365 giorni al prossimo appuntamento dalla parrucchiera! Non giorno di più,non giorno di meno 😉