|| Pausa


Ultimo esame della sessione alle ore 17 del 21 luglio. Il Termometro segna i 40 gradi. L’aria condizionata della macchina è così forte che sei disposta a farti cadere le orecchie pur di trovare refrigerio. Perché sì, ti accompagnano in macchina (anime buone!!!)

Cosa non si fa per l’università eh? Son andata a prendermi la mia estate… E me stessa. Non ho ancora programmato nulla, davanti a me ho almeno quattro settimane da riempire ma voglio decidere strada facendo cosa fare, come e quando. Avere del tempo a disposizione adesso è strano, sembra infinito, quasi rubato, non mio. Ho da recuperare molto, tutto ciò che nell’ultimo periodo è stato accantonato.
Oggi ovviamente primo giorno senza sveglie impostate e mi son comunque svegliata alle 7:00 perché la tensione è ancora in circolo; ma almeno la mia ruga sulla fronte da tipa sempre corruciata e preoccupata sta scomparendo per cui non mi lamento, la ripresa passa anche da queste piccole cose. 🙂

  

Messa a fuoco


Mettere a fuoco certe giornate è impegnativo

Vedi ciò che ti circonda ma non sai delinearne i confini… È tutto fin troppo movimentato malgrado sia tutto immobile. Tu stesso sei vulnerabile. E quindi carpisci colori sgargianti, fissi lo sguardo su contorni incerti e vieni catturato da silenzi ammalianti ma non sai definire la situazione, ci sei ma sei altrove.

Come una foto fatta dalla giusta angolazione ma senza i giusti tempi: la bellezza c’è ma non è messa a fuoco. Così la mia giornata: il senso c’è ma manca la nitidezza. 

Strizzi gli occhi, li riduci a due fessure pur di vedere con chiarezza ma per oggi non è abbastanza. Per cui meglio lasciarsi andare senza pensarci troppo su, si prosegue a passo incerto e prima o poi ritornerà tutto in alta definizione (o sennò cambierò gli occhiali 💪😅)

Nati sotto il segno del Cancro


I compleanni estivi sono quelli in cui accendi le candeline sul gelato anzichè sulla torta e non sai se si scioglierà prima il cioccolato o la cera colorata, ma le foto riescono a catturare l’attimo in cui con 40 gradi serali tu sei tutta convinta di fronte a quella fiammata multicolore, pronta a soffiare ed esprimere il tuo desiderio (prima che avvenga l’inevitabile).

I compleanni estivi sono quelli in cui fa caldissimo anche stando fermi ma per abbracci e baci con annesse tirate d’orecchie si fa deve fare per forza eccezione. 

I compleanni estivi sono strani, li festeggi anche per più giorni consecutivi perché crescendo le vacanze programmate, le sessioni d’esami e gli impegni vari ci rendono tutti irreperibili a fasi alterne. 

I compleanni estivi sono pur sempre un compleanno e ci sono le chiamate lunghissime, gli sms di chi non senti da un po’ e gli auguri di chi malgrado tutto sa che ci sei anche tu e si ricorda sempre di te. Per fortuna.

24 ore in cui si passa una linea di confine, ma si sa, i cambiamenti non avvengono da un giorno all’altro, si cresce passo passo.

Ed insomma, i compleanni estivi son così: imprevedibili e poco raccomandabili. Proprio come me 😎😂

L’aggiustatutto. Attenzione, non fatelo a casa!


Per onestà inizierei col dirvi che ho un brutto rapporto con i lavandini. Per ben due volte mi è caduto un tagliaunghie nel lavandino e ho rotto il tubo sottostante per recuperare quel minuscolo oggetto. Entrambe le volte era Ferragosto, tanto per aggiungere pathos alla situazione già abbadtanza spiacevole di per sè. Ma sono sopravvissuta malgrado l’odio feroce dei miei; diciamo che adesso lo raccontiamo finalmente ridendoci su. Lì per lì, tra acqua che rovinava i mobili, inangibilità del lavandino in pieno agosto e cose rotte diciamo che me la sono vista brutta. 

Ma lasciamo perdere il passato e parliamo di oggi. 

Il rubinetto del bagno di camera mia gocciava. Costantemente. Odio gli sprechi d’acqua anche se sono solo gocce. Dunque decido che posso cavarmela da sola e risolvere il problema: inizio a svitare l’aggeggio che si trova alla fine del rubinetto e scopro che è composto da altri aggeggi a loro volta incastrati tra loro. Li osservo senza sapere cosa abbiano che non va dato che fino a poco fa non ero nemmeno a conoscenza della loro esistenza… Cincischio un po’ poi provo a rimontare il tutto, avvitandolo più stretto di prima, probabilmente si era allentato e per questo perdeva. Eppure gli aggeggi non entrano più a incastro nel rubinetto. Impossibile – direte voi. E lo dico anche io, perBacco! Eppure niente, provo a cambiare ordine, provo a incastrarli con forza. Nulla da fare. Nel mentre sbatto sbadatamente al rubinetto, si apre e non essendoci il filto l’acqua mi inzacchera a piena pressione ma con grande stoicità faccio finta di nulla. Non demordo, continuo a fissare il rubinetto e poi i vari pezzi che ho in mano e tenta e ritenta alla fine magicamente tutti gli aggeggi tornano a loro posto, tutto si riavvita alla perfezione. L’acqua esce e non goccia più a rubinetto chiuso.

Però aspetta, cos’è questo tondino nero?! Mi sa che è la guarnizione in gomma del rubinetto… Interessante. 🤔 Che ci fa lì? Forse è per questo che ora gli altri aggeggi rientrano alla perfezione nell’incastro: questa cosina nera occupava spazio!!

Ora, voi capite bene che non so nulla di idraulica, non so i nomi delle parti che compongono un rubinetto (aggeggio è il termine tecnico più specifico che il mio vocabolario mentale mi ha suggerito) eppure ho sistemato un rubinetto. Ho salvato migliardi di goccioline d’acqua. E questo mi rende felice.

Diapositiva di me che aggiusto cose.

Amici, la guarnizione in gomma era il problema. Chissà perché ce l’hanno messa se senza funziona tutto meglio? Eh chissà, non ho trovato ancora risposta e la mia breve impresa da idraulico si conclude qui.

(Per scaramanzia comunque ho deciso di conservarla, sia mai che torni utile😂) 

Buona domenica!!

Storia di una penna


Ad inizio anno, 1 Gennaio 2017, ho inaugurato la mia nuova agenda. Mi si presentavano davanti molti fogli bianchi, con sottili righe grigie a segnare il percorso da seguire, decorate solo da il susseguirsi di numeri e nomi della settimana, dei mesi. Si prestava a diventare la mia compagna di viaggio: pian piano le pagine son diventate stropicciate a furia di reggere il peso delle mie parole, scrivo con mano pesante tanto che le mie frasi lasciano un segno anche sulle altre pagine , dove non arriva l’inchiostro ma solo il segno.

Ogni mese è stato diverso dall’altro fino ad ora e ogni appunto simile al precedente. Unica costante era la mia penna blu, inchiostro gel, tratto spesso e rapido allo stesso tempo. Con la punta a sfera che rincorreva la mia mano e seguiva la pioggia delle mie parole senza titubare mai. Oggi mentre scrivevo ha pian piano smesso di sputare inchiostro e da blu intenso il tratto si è fatto pian piano più sbiadito fino a scomparire e lasciare la mia parola a metà, incompleta e silenziosa. Fine della penna. Quante ne ha raccontate? L’avevo acquistata proprio la prima settimana del nuovo anno e da allora era sempre lei la mia prescelta, la compagna a cui affidare i miei pensieri da fissare su carta, anche nelle occasioni in cui di scrivere non avevo voglia e allora sintetizzavo il tutto in una parola o due, per lasciare un segno anche di quelle giornate un po’ vuote ma allo stesso tempo vissute. E’ stata la penna di quasi sei mesi interi con cui ho raccontato alla me del futuro cosa accadeva nel mio 2017, con grafia composta ed elegante o con tratti veloci e sconclusionati,quasi illeggibili (tranne per me ovvio, perché chi non sa leggere la sua scrittura è un asino di natura, questo è assodato dai tempi che furono!!) La stessa penna con cui ho confidato ciò che mi tormentava senza dover aprire bocca, senza dover essere costretta di dirlo ad alta voce che ero felice o terrorizzata, lo strumento con cui ho scritto strafalcioni e tracciato linee nette per rimediare all’errore pur tenendolo sempre sott’occhio. La mia compagna di scarabocchi e stelline disegnate nei momenti di noia, frecce e biglietti di auguri.

Oh, se ne fanno di cose in sei mesi con una penna. 

Ma oggi l’ho dovuta buttare… Mentre scrivevo Impro.. vv… i… s… ha smesso di fare da tramite tra me e l’agenda. Ed allora ho scartato una nuova penna, diversa ma uguale, dal tratto ancora più intenso e deciso, la punta più spessa. E’ stata questa nuova penna che ha preso in mano la situazione ed ha abbracciato le lettere scolorite  per riallacciarci al filo del discorso e così… Impro.. vv… i… sazione! Improvvisazione ,la parola è ora completa. Opaca all’inizio, sbiadita nel centro, decisa sul finale. E fa sorridere pensare che la prima scritta con la mia nuova penna sia stata proprio AZIONE.

Dunque, si parte: azione!

once-upon-a-time-719174_1920Nuova penna, vecchia agenda, altri racconti. Durerà fino a dicembre? Lo scopriremo solo… scrivendo 😉 Ma quella sarà sicuramente un’altra storia.

 

Parole vive!


22 giorni fa postavo il mio ultimo articolo. Poi silenzio.

Non sono più entrata su WordPress, non ho letto i vostri articoli né lasciato commenti qua e là come mio solito. Non ho più scritto e questo mi è dispiaciuto. E’ stato un po’ come se in queste settimane la mia parte creativa si fosse assentata, messa in un angolo per far spazio ad altro. Accade che la vita al di qua dello schermo ti catturi all’improvviso senza darti tempo di fare altro e quindi la mia vita al di là dello schermo finisce nuovamente in stand by.

Non ho scritto nulla, non avevo tempo; non ho letto libri, ne ho iniziati almeno sei tutti lasciati al secondo o massimo terzo capitolo. La mia mente non elaborava concetti. Gli esami universitari hanno avuto la meglio fino ad oggi. Ora però sono qui per riprendermi quella parte di me a cui tengo tanto, quella creativa-ma-non-troppo, quella che ha sempre qualcosa da dire o comunque qualcosa da scoprire!

E mentre cercavo di levare la polvere dal mio blog, cacciando via l’accumulo di pesante silenzio che questi 22 giorni avevano creato mi son accorta di una cosa davvero bellissima: malgrado io non fossi presente il mio blog non è rimasto vuoto, non era un angolo buio ma vivo! Ho accumulato un discreto numero di notifiche, qualche commento e molti nuovi iscritti(siamo ormai più di 600, ma ci credete?) e questa cosa mi piace. Mi piace perché vuol dire che le mie parole sono vive, che lasciano un’impronta in questo caotico spazio virtuale in cui si rincorrono notizie, novità, pensieri e avatar. Ecco, le mie parole erano lì pronte a raccontare una storia e sapere che hanno tenuto compagnia a qualche viandante solitario o che hanno convinto qualcuno di voi a volerne sapere di più iscrivendosi al sito beh, è una gran notizia!

Ho avuto la conferma che scrivere equivale a lasciare un segno indelebile, in qualche modo le parole arriveranno a chi avrà tempo da dedicargli.

Ora so per certo che ,se anche in queste prossime settimane dovessi sparire fino a nuovo ordine, voi sarete in buona compagnia, qualcosa da leggere lo troverete!

Le parole non hanno scadenza.19415701_10209657325136203_1933152461_n

P.S. La sessione estiva non è ancora terminata per me ma mi posso concedere finalmente qualche giorno di tregua e avevo voglia di fare due chiacchiere in compagnia a mente libera. Passerò a leggervi, statene certi.

Ciao!

 

Fortunata!


Sono stata al cinema venerdì. Io e la mia amica abbiamo visto Fortunata, l’ultimo film di Sergio Castellitto scritto da Margaret Mazzantini. Due ore intense alla fine delle quali siamo uscite dalla sala e guardandoci abbiamo rotto il silenzio solo per dirci “Non lo so. Bello eh, ma non lo so”. Questa è stata la nostra reazione più immediata e dopo quasi tre giorni mi sento pronta a dirvi la mia.

Fortunata non è un film come gli altri, è uno di quei lavori cinematografici che ti coinvolgono a pieno per due ore e tu lo capisci subito che stai assistendo ad uno spettacolo fuori dal comune, che stai guardando qualcosa di bello però una volta finito ti manca qualcosa, non sai cosa dire, non sai cosa pensare. Ti rendi conto solo dopo.

Sapete cosa ha di speciale questo film? Che è reale, vero, crudo. Si nota la mano della Mazzantini dietro la trama, il suo modo di raccontare la vita per quello che è senza mezzi termini, senza nascondere nulla, lasciando gli orrori in bella vista accanto ai sentimenti più profondi, le paure più grandi, il degrado più pungente. E’ tutto lì, messo in mostra. E l’abilità di Castellitto entra in gioco proprio quando decide di rappresentare la realtà a colori vivi, Roma nella sua periferia più  irrequieta, multietnica, pericolosa e allo stesso tempo simpatica, a suo modo solidale. Torpignattara diventa il nostro palcoscenico, il luogo dove tutto accade. Fortunata è la protagonista della storia: una donna che ne racchiude in sé tante altre, è selvaggia e combattiva come solo la vita può renderti. Ha un figlia altrettanto impegnativa, altrettanto selvaggia. E poi un ex marito, della peggior specie. Uno psicologo che dovrebbe aiutarla con la figlia ed invece le incasina la vita con l’illusione di alleggerirgliela. Un migliore amico fraterno che di problemi ne ha tanti e lei li fa tutti suoi, perché per sognare non serve altro che determinazione ed un pizzico di incoscienza oltre che buona compagnia. Ma d’altronde quando non hai nulla da perdere cosa vuoi che sia un po’ di tempo speso a reinventarsi in grande? Ogni protagonista ha il suo microcosmo da raccontare, la sua versione della vita da portare in scena per poi lasciare il posto a Fortunata che di fortuna ne ha solo una: (soprav)vive. E’ un film in cui tutto è in continuo movimento, la telecamera corre, cammina, riprende scene in picchiata dall’altro, riemerge dal basso, cambia prospettiva, ci vuol coinvolgere a 360′. Si urla, piange, sputa, si ride, ci sono i lunghi silenzi e nulla è lasciato al caso. E’ un film sopra le righe, è disincanto, caos, disperazione ed emozione. E sapete perché mi ha lasciata confusa e disorientata? Perché è un film senza morale preconfezionata, non ha la pretesa di insegnarci nulla, non ha l’arroganza di dire “dovresti capire questo” e soprattutto non addolcisce la pillola, vuole solo raccontare la verità così come la si vive ogni giorno e la grandiosità sta proprio nella loro abilità a rendere vero quello che è la finzione cinematografica: seduti in sala vi dimenticherete di Stefano Accorsi, Jasmine Trinca, Edoardo Pesce, Alessandro Borghi; voi vedrete solo delle personalità complesse da odiare, temere, comprendere ma non degli attori. E’ il film di una donna e le sue relazioni: con la vita, con la famiglia, con gli uomini, con se stessa, con i soldi e con i sogni. Una donna che cerca di star dietro a tutto e che ne esce col sorriso, scendendo a patti con quello che era e con quello che è diventata. Forse perché basta a se stessa e di questo è fortunata!

Al rientro a casa mentre mi ripetevo  bello, ma non lo so ho riconosciuto la periferia di Castellitto proprio alla fermata del bus, all’ombra di un immenso palazzo dove riecheggiava nell’aria lo stesso dialetto inconfondibile. Quante come Fortunata si nascondono dietro quelle finestre? Ciò che accade ai margini della società sembra non riguardarci, uno scontro tra noi e loro come se non vivessimo tutti sotto lo stesso cielo, come se bastasse attraversare la strada e cambiare quartiere per poter far finta che non esistano e che i loro problemi non siano anche nostri. Arriva dopo la consapevolezza di ciò che si è visto.

E’ un film che prova a dare voce agli ultimi e colpevolizza lo Stato, le regole che non funzionano e solo in apparenza ci rendono un popolo civile, che punta dito contro tutti noi, indifferenti e distanti, presi dalle nostre quotidianità e che ignoriamo l’intensità di ciò che ci circonda. Ha detto bene Castellitto definendo Fortunata come la nostra guerriera di Torpignattara: quella interpretata magistralmente da Jasmine Trinca è una belva che ruggisce e il suo ruggire dovrebbe smuovere le coscienze di chi la osserva comodamente seduto in una poltroncina del cinema.

Quindi sì, secondo me vale la pena vederlo e farsi trascinare nell’oblio.

Voi lo avete visto, che ne pensate?

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Bravi tutti, nessuno escluso.