Immaginazione


“Lo sai che in Amazzonia le farfalle sopravvivono bevendo le lacrime delle tartarughe?”, che in fondo era il suo modo per spiegarmi che il mondo è molto più ricco d’immaginazione di noi.

L’invenzione di noi due, Matteo Bussola.

Avevo iniziato questo libro nel mese di maggio, a qualche settimana dalla sua uscita eppure non ero riuscita a completarne la lettura, lo avevo abbandonato a poco più di 40 pagine; non mi piaceva la storia, non ero per niente in sintonia con i personaggi.

Oggi invece sono ricapitata tra quelle pagine e le ho trovate giuste. Sarà che son giorni strani, di caos calmo oserei dire, usando parole non mie; ad ogni modo penso che mi servirebbe un po’ dell’immaginazione del mondo, ora, adesso! Per prendere le decisioni giuste con un pizzico di convinzione in più, vedendo le cose in maniera nitida e del tutto inedita; con l’immaginazione si visualizza il futuro diversamente.

Nel mentre mi immergo in questa storia non mia, fatta di protagonisti con cui non ho nulla in comune ma che forse proprio per questo mi sembrano giusti per me in questo momento. E mi piace.

E a voi capita di dare seconde possibilità ai libri o, perché no, a voi stessi?!

Che Ansia!


Anni fa una mia zia ogni volta che ci sentiva esclamare “che ansia” diceva che dovevamo smetterla ché l’ansia era una malattia seria e non una parola qualsiasi da usare a piacimento.

Quel rimprovero perlopiù rimbalzava su noi nipoti – la solita esagerata!- . Crescendo mi son resa conto che aveva ragione: l’ansia e tutto ciò che ha a che fare con i malesseri dell’animo sono problematiche serie di cui si può e deve parlare ma con la giusta attenzione. Però è anche vero che CHE ANSIA! è entrato nel linguaggio comune un po’ per scherzo, un po’ per esorcizzare quell’insieme di pensieri paure e angosce che ci turbano nel quotidiano e di cui sentiamo il peso, come fossero mattoni nella nostra testa.

Oggi scrivevo a una mia amica “Come si fa a vivere questa vita ricordandosi anche di respirare??”. Ci sono giornate in cui manca davvero il respiro e non è solo un modo di dire. E siamo abituati a sospirare rumorosamente e dirci Che ansia! per poter continuare poi a fare finta di nulla, sopravvivendo a noi stessi.

Lungi da me entrare nel merito della discussione psicologica, non sono un’esperta in materia. La mia è solo una riflessione sul linguaggio: a volte usiamo a sproposito le parole, è vero, le facciamo diventare intercalari divertenti a cui però gli affidiamo anche il peso di tutte le altre parole che come un fardello ci schiacciano e non riusciamo mai a dire ad alta voce.

Che ansia! racchiude tutto, dall’ilarità alla serietà, tutte le sfumature di chi siamo. E’ il bello delle parole, si prestano a modifiche e mille significati, senza portarci rancore, ci lasciano fare.

Aveva ragione mia zia, non era una cosa su cui scherzare, ma crescendo ho imparato che in fondo non scherzavamo mica!

Limbo


Quest’anno con l’inizio delle vacanze sono entrata in una specie di limbo in cui non contava la stanchezza che avevo accumulato prima nè gli impegni che mi aspettavano al ritorno.
Non avevo granché a cui pensare se non spalmare la crema solare e infilare il costume. Vivere in canottiera e ciabatte potrebbe sembrare sciatto ma a volte è solo sinonimo di benessere. Ho riscoperto la gioia dei pisolini pomeridiani e il bello del mare la mattina alle 8, quando non c’è nessuno in acqua e puoi nuotare in silenzio con i pesci.
Sono grata alla Puglia per il sole, il mare, il vento e il cibo, soprattutto il cibo.
Torno con qualche gioioso chilo in più ma l’abbronzatura sfina, o no?!
In ogni caso non me ne pento, ripeterei ogni morso e boccone 🐳😂