Colori sobri, ricordi vividi


Mi confermate che si è ufficialmente vecchi nel momento in cui agli smalti fluo si iniziano a preferire i nude?

Ti ritrovi lì a fissarti le dita fresche di manicure, sei compiaciuta del tuo nuovo rosino pallido ma nella mente riaffiora l’immagine di te e la tua migliore amica che nei pomeriggi estivi passavate il tempo a colorarvi le unghie con i colori più strambi, quelli che avevate comprato nei mesi invernali, quando si usciva poco e l’indipendenza iniziavate a conquistarla andando sole a spettegolare al centro commerciale!

La me ragazzina aveva le unghie pazze, a volte anche con colori alternati, un arcobaleno senza logica cromatica.

Oggi invece rosa perla, smalto di marca buona, un concentrato di cheratina e compostezza; tutto sa di adultità.

Forse questo è ciò che definiamo crescere. Non accade tutto insieme, te ne accorgi dalle piccole cose: dettagli di noi che lasciamo cadere, come una scia di briciole segno del nostro passaggio, mentre diamo spazio a nuovi dettagli che sono sempre la versione fedele di noi ma questa volta aggiornata.

Non mi dispiace nemmeno troppo. E questa volta non parlo solo dello smalto, eh!

Oh, sono uscita!


Ero in casa dal 7 di marzo. Avevo chiuso la porta dietro di me lasciando temperature quasi invernali e il buio che scendeva presto avvolgendo tutto e l’ho riaperta l’altro ieri, trovando il mondo rigoglioso, luminoso e tempestato di pollini svolazzanti!

E’ stato strano mettere il naso fuori casa dopo tanto tempo, bardata di mascherina per giunta! Vedere tutte le persone intorno a me con guanti e viso coperto mi ha fatto percepire ancora di più la situazione in cui viviamo. Da casa era diverso, ovviamente.

Ho scoperto che questa roba del “impareremo a sorridere con gli occhi” non è una stronzata messa lì per acchiappare like sui social: è vero! Ci si sorride senza vedere i denti ma le zampe di gallina si formano intorno agli occhi e son tanto più profonde quanto più è grande il sorriso! Ed è una cosa bella, sì, va detto.

Poi ho visto una nonna stringersi le braccia intorno al corpo, copiata dal nipote: si abbracciavano senza toccarsi e questa cosa mi ha quasi commossa, mentre vedevo che si lanciavano baci con la mano…

Oh, con questo non voglio dire che siamo diventati tutti sole cuore e amore! Siamo gli stessi di prima, ma con modalità diverse. Io ad esempio son andata in Posta e mi sono arrabbiata ritrovando gli stessi sciatti e incompetenti dipendenti di prima, ma questa volta stravaccati dietro un vetro protettivo (secondo me messo lì per evitare che ci venisse voglia di alzargli le mani di brutto, altro che covid 19). Comunque mi è piaciuto perché mi son risentita finalmente protagonista della mia vita: con i miei borbottii, l’insofferenza per il prossimo e le sciocchezze del quotidiano, anche se solo per una breve finestra temporale…

In giro ho visto per lo più persone rispettare le regole e la distanza; non ero più abituata allo sguardo degli estranei su di me e il mio su di loro, al condividere spazi, a parlare con gli sconosciuti.

Non so quando avrò di nuovo una scusa per uscire, spero presto. Nel mentre mi sento rigenerata, già va molto meglio.

P.S. Il vero ricongiungimento strappalacrime è stato quello tra me e gli occhiali da sole: quanto mi erano mancati!!!

Rido molto e non perché sto impazzendo!


La profezia dell’armadillo

In questi giorni mi sono resa conto che la quarantena ha avuto su di me degli effetti diversi da quelli preventivati. Io non pensavo di viverla così male, di arrivare a sentirmi offuscata e confusa, perdere il conto dei giorni affrontando passivamente le giornate… Sono annebbiata.

L’unica cosa che mi ha tirato fuori da questa apatia da reclusione è stato Zerocalcare. Ad oggi non avevo mai approfondito la conoscenza dell’artista, non sapevo nulla della sua storia o dei suoi fumetti. Pensavo fosse una sorta di mondo chiuso di cui non sarei riuscita a far parte; non so, non mi ero mai immischiata pur sapendo riscontrasse molto successo. Invece mi son ritrovata completamente assorbita dalle sue strisce, da quell’accento romano a me così familiare e quel modo di raccontare la vita in maniera intelligente e limpida. Son rimasta ammaliata da tutto questo. E da tutto quel ridere a notte fonda, fino alle lacrime perché è così: tra una cosa seria e l’altra lui fa ridere ma ridere per davvero, non solo sghignazzare tra sé e sé. E’ liberatorio!

Sono innamorata! Ho passato tutto ieri a vedere video di interviste in cui racconta di sé, del suo lavoro e della sua storia, così lontana dalla mia ma di cui riesco comunque a capire molto apprezzandone l’onestà e la coerenza; sto anche leggendo un secondo fumetto.

Credo di aver trovato una nuova passione che mi ha ridato un po’ vita in questi giorni di nulla cosmico. E poi diciamolo: i suoi video-racconti della quarantena sono davvero qualcosa di unico! Li avete visti?

Non vi dico nulla di nuovo probabilmente, sono arrivata tardi io. Però chissà, magari si riparte davvero da una risata! Che sia questa la mia Fase2?

Cose raccontate


Avevo dimenticato come fosse liberatorio raccontarsi agli amici.

Una volta che le parole escono dalla nostra mente e si materializzano in una conversazione, beh, tutto prende un’altra forma.

Serve a ridimensionare i problemi o esorcizzare le paure. O perché no, a sorridere di certi chiodi fissi. Tu sei lì che ti struggi per giorni poi capita che lo dici a qualcun’altro e toh, suona improvvisamente diverso, quasi ridicolo!

Promemoria : raccontarsi di più! Raccontarsi prima!

Capello Bianco


Oggi facendo la treccia ho visto un luccichio. Sembrava mi si fosse incastrato tra i capelli un filo di nylon, magari dell’elastico… Lo afferro e viene fuori che era un capello. Lungo. Bianco. Mio. Ho strabuzzato gli occhi e mi son immaginata subito con chioma bianchissima, come mia nonna che aveva i capelli molto lunghi e candidi, da che io ricordi.

Non le ho nemmeno mai chiesto da quando aveva iniziato a averli bianchi, se le era spiaciuto. Non so, abbiamo parlato di tante cose negli anni passati insieme e sicuramente più importanti di questa ma adesso avrei voluto saperlo. Quando le persone non ci sono più ci vengono in mente le domande che ancora avremmo voluto fargli.

A nemmeno trent’anni si possono già avere i capelli bianchi? E quanti altri ne verranno fuori, quanti ne ho già senza accorgermene? Sarò a breve schiava delle tinte?

Forse è come dice la mia amica, sono da stress come quando si dice “mi fate venì i capelli bianchi” quindi sono il risultato del brutto che hai già vissuto e ha lasciato il segno. Ma come si fa a non averne altri? Io non ero pronta, sono giovane!!

Ma cosa dico, io non sono mai stata giovane, sono una vecchia dentro da quando son nata. E i miei capelli forse si stanno solo adattando al personaggio.

Ok, sto delirando; non l’ho presa bene, si capisce?

Domenica di Pasqua


E’ una Pasqua insolita. Sono le 12 e sono in camera mia con una maschera all’argilla sul viso e il letto ancora da rifare. E’ una bellissima giornata, fa caldo ma non usciremo oltre il perimetro del balcone o pianerottolo di casa.

Non ci sono i grandi preparativi da giorno di festa, il menù è ridotto come anche il numero dei posti a tavola. E’ una domenica con la lasagna e le uova di Pasqua ma che forse di festivo ha poco.

Però stiamo bene, alla fine stiamo bene. Recupereremo le feste mancate, magari inventeremo delle nuove festività pur di stare insieme a chi amiamo e festeggeremo di più appena sarà possibile!

Intanto io me ne sto qui col cuore spezzato perché, va bene tutto, ma il fatto che il Casatiello non sia arrivato in casa mia quest’anno mi addolora profondamente. E come tutte le storie d’amore che terminano con una separazione dura e inaspettata so che ci vorrà del tempo per riprendermi! 😅

Spero stiate bene, passate una Buona Pasqua e, per chi non festeggia, direi che vi meritate comunque una Buona Domenica!

Come nei jeans skinny


A volte le persone, ma anche le situazioni, ci opprimono e non ce ne rendiamo conto in tempo.
Un po’ come quando metti un paio di jeans skinny che non lasciano spazio all’imaginazione: li ami, ci stai bene dentro ma quando li sfili ti accorgi che ti hanno lasciato segni leggeri delle cuciture sulle gambe, hanno arrossato la pelle in vita, pizzicandoti quasi; ti hanno tenuta stretta sì ma troppo e non senza conseguenze.
Ecco, alcune situazioni sono così: ti tengono stretta; tu pensi che vada bene tutto sommato, ti ci senti a tuo agio ma in realtà stanno lasciando un segno in te.
Il punto è che la pelle è tendenzialmente elastica, se la si lascia libera poi tornerà alla sua forma originaria, senza portare traccia di quella stretta silenziosamente dolorosa per lei. E noi, siamo abbastanza elastici per cavarcela? Quelle ferite si rimargineranno?