AAA chiave di lettura cercasi


-Si chiama consapevolezza di sé.

-No, sei stupida

-No, conosco i miei limiti e ti dico che l’approccio non era assolutamente quello

-SCIOCCA!!

Più o meno è questa una conversazione tipo dell’ultimo periodo. Ovviamente l’argomento è rapporti umani. Ci pensate mai a quanti modi di comunicare esistono? Non comunichiamo tutti allo stesso modo e per questo siamo costretti a porci domande, a interpretare; facciamo deduzioni, speriamo di aver ragione e a volte vorremmo sbagliare, aver capito male. E’ estenuante come attività quella interpretativa, seppur venga automatica, a chi più e chi meno. ( Io appartengo alla seconda categoria, sigh!)

Capirsi è complicato: c’è il linguaggio verbale, con i suoi detti e non detti; poi il linguaggio del corpo, mai trascurabile ma se possibile ancora più difficile da cogliere in ogni sua sfumatura; il linguaggio gestuale, che definirei una via di mezzo tra i due precedenti, parliamo non di semplici movimenti ma veri e propri GESTI pensati… Quindi abbiamo le parole e poi gli sguardi e le intenzioni e … Seriamente, ma le istruzioni?! 

Spendiamo tempo a cercare di capirci e nel mentre perdiamo occasioni o forse era giusto che andasse così, c’est la vie ; poi magari ci buttiamo e scopriamo di aver preso un’abbaglio; ma se fosse stato invece il famoso treno che passa una volta sola? Ogni lasciata è persa o se non era destino non è colpa nostra?

Insomma, i modi di dire cozzano tra loro. Non c’è soluzione. Io poi interpreto sempre a modo mio, procedo arrotondando per difetto, sempre. Forse son davvero sciocca, chi lo sa.

A questo punto direi che, se proprio non volete darmi la giusta chiave di lettura, allora datemi la mia grotta solitaria e levatemi dall’impiccio, grazie.

giphy

Io che cerco di nascondermi dal mondo in maniera efficace. 

 

 

 

Annunci

Pioggia di petali


Un vecchio jeans morbido che ti abbraccia ma non stringe, con il tessuto scolorito dal tempo a ricordarti che era il tuo preferito fino a qualche stagione fa; le scarpe di tela ai piedi, quelle solite che dopo anni fanno ancora il loro dovere. Un velo di crema solare, perché questi primi 23°di primavera non andrebbero sottovalutati.

Fa sempre un certo effetto prendere velocità tra case in costruzione e campi verdi, sfrecciare sotto gli alberi in fiore e venire colpiti da una pioggerellina di petali rosa che scendono giù alla prima folata di vento che sbuffa, proprio per sottolineare che marzo è pazzo e anche se ci regala giornate calde può sempre far venire la pelle d’oca e con una folata improvvisa rimescolare le carte in tavola.

Ovviamente là dove scrivo prendere velocità è giusto per dire, io son una dalla pedalata moderata. Stesso discorso per sfrecciare: sono termini evocativi, che danno un’idea forse  distorta del reale ma che riescono a farvi capire come vivo io il momento. Un pizzico di immaginazione, suvvia. Leggerezza! (Non prendetemi alla lettera, mai!)

Dunque, ricapitalondo: un pizzico di Melanconia, bicicletta ben oliata, petali lanciati al mio passaggio (era voluto, son sicura!), sole caldo ed un-quasi-vento-non-tiepido a scompigliare capelli e pensieri a suo piacimento.  Sabato e sto.

Pausa pranzo


Una panchina al sole, la città universitaria silenziosa e quasi deserta, il mio supplì cacio e pepe tra le mani, il kindle sulle gambe…

La mia pausa è andata su per giù così. Questa mattina ho approfittato dei 15° soleggiati di Roma per fare un giro in centro e sbrigare delle commissioni che rimandavo da fin troppo tempo. Solo io e la città, senza altra compagnia o distrazione. Qualche volta fa bene passare del tempo da soli, giornate come questa me lo ricordano.

Ora mi godo gli ultimi attimi di cielo terso per poi chiudermi in una polverosa biblioteca. Oggi è andata così: prima il piacere poi il dovere!

Potrei anche prenderci gusto.

Pastello


Non uscivo così presto da un po’ di settimane. Il cielo ha tutte le sfumature pastello, dal viola per arrivare all’azzurro senza dimenticare un tocco aranciato quasi impercettibile nel mezzo.

Ora, io la farei anche la foto se non fosse che al binario 2 è appena arrivato il treno e son riuscita a mettere a fuoco solamente una carrozza sgarrupata che si è posizionata proprio davanti al mio orizzonte mattutino.

Per certi colori è questione di attimi, io son stata lenta! (Anche perché non me la sento di dire che è stato il treno ad arrivare troppo in fretta rovinandomi l’attimo; chi sono io per infangare in buon nome di Trenitalia!? Era pur sempre un treno in ritardo,non scherziamo)

Postazioni


51165991_368545157308640_1146385960246706176_nCircondata da fogli bianchi e stropicciati, con parole stampate che anziché essere memorizzate finiscono per svolazzare intorno alla mente senza trovar fissa dimora. La visuale è quasi sempre la stessa ultimamente; ci sono giornate che si ripetono costanti e tu sei lì seduta a fare mille progetti organizzando ore giorni settimane mesi. Poi ti fermi, ti guardi intorno e vorresti solo che qualcuno prendesse una decisione al posto tuo perché come ti muovi, ti muovi male. Ogni passo potrebbe generare più dolori che gioie. Ci vuole più cuore e meno testa? Più testa e meno cuore? Io una risposta alla fine me la sono data: ci vuole una botta di cul  ehm, fortuna, sì, fortuna. Di questo ormai son sicura!

Cit.


In questi giorni, con la complicità dell’ansia da sessione, mi sto nuovamente dedicando al recupero forsennato di puntate di Grey’s Anatomy, visione rigorosamente notturna. Sono alla fine della decima stagione e mi sono imbattuta in questa citazione qui.

“Scopriremo cosa è andato storto e poi proveremo ancora e falliremo ancora, perché il progresso è fatto così. Il progresso è fatto di molti fallimenti. E puoi dispiacerti, perché è triste, ma non puoi abbatterti.”  

Come spesso accade le parole ci colpiscono in maniera diversa a seconda dei periodi in cui le incontriamo. Per quanto mi riguarda penso che sia proprio un bel concetto quello espresso da Meredith. E’ così: puoi fallire, è inevitabile, e ci starai male – eccome! – ma non per questo puoi passare il tempo a piangerti addosso, ritenta! Ho pensato che valesse la pena scriversela, per i momenti bui da sessione d’esami e non solo.

mHo deciso di prenderne nota, ché non solo le citazioni dei libri val la pena segnare. E la metto anche qui su queste pagine virtuali perché magari fa bene anche a voi leggerla, per i vostri momenti bui.

 

E a noi non resta che luccicare


Un luccichio sulla pelle, alla base del collo. Toh, eccone un altro, è lì impigliato tra gli intrecci del maglione. Qualcosa brilla all’angolo del tuo occhio. Forse anche tra i capelli. Sono microbrillantini che dalle decorazioni son finiti ovunque. Si sono aggrapati a ciò che incontravano, non erano pronti a esser riposti con tutto il resto negli scatoloni. Non avevano voglia di spegnere la eccessività magia delle feste.

Ed io me li tengo questi luccichii, mi aiutano a ricordare che anche se alla fine l’epifania tutte le feste porta via in noi rimane sempre qualcosa a ricordarci ciò che è stato.

Non è tutto routine, qualcosa brilla, incastrato nella quotidianità e forse vale la pena buttarci un’occhio di tanto in tanto 😉

Anche nei primi lunedì dell’anno che, diciamocelo, di tutto sanno meno che di gioiosità.